Uno straordinario lavoro di squadra che ha tenuto impegnate – per almeno due ore – diverse persone, tra cui la pattuglia della Polizia Locale composta dalle Ispettrici Katia e Anna Laura, grazie alle quali è stato possibile trarre in salvo, in extremis, un cagnolone non più giovanissimo finito chissà come in un canale prosciugato in via Famelica, periferia di Anagni.

Ad accorgersi della presenza dell’animale è stato, verso l’ora di pranzo di oggi, Antonio – nostro caro lettore ed amico di questa redazione – che proprio in quel momento passava di lì con la bicicletta. “Il cane era evidentemente affaticato ed in difficoltà – ha spiegato Antonio ad anagnia.com – inoltre trascinava, a fatica, le zampe posteriori. Avrei voluto tirarlo fuori da solo ma sarebbe stato impossibile, così mi sono rivolto alla Polizia Locale“.

Giunte sul posto pochi minuti dopo, Anna Laura e Katia si sono subito attivate per portare a termine il salvataggio, avvenuto grazie alla collaborazione – anche – di alcuni operai di una ditta edile di Boville Ernica che stavano effettuando dei lavori di ristrutturazione di una abitazione sita poco distante; sono stati gli stessi operai, infatti, a mettere a disposizione della Polizia Locale e degli altri soccorritori le corde, una scala e altro materiale utile al recupero dell’animale.

A calarsi nel fosso, opportunamente imbracato, è stato il tecnico dell’ASL Veterinaria addetto alla cattura dei cani randagi; una volta portato al sicuro il cane, è stato visitato dal dott. Cesare Giacomi – anch’egli giunto sul posto – ed è stato rifocillato. Subito dopo si è passati al controllo del microchip che ha permesso di risalire all’identità del proprietario, un professionista la cui attività commerciale si trova non lontano dal luogo in cui è stato trovato l’animale, il quale è stato felicissimo di riabbracciare il suo amico a quattro zampe e ha avuto parole di ringraziamento e di elogio per i soccorritori, più o meno improvvisati.

L’importanza del microchip

Se è il cane, dopo essere stato recuperato, ha potuto tornare nella sua casa è merito anche – e soprattutto – del senso di responsabilità del proprietario il quale lo ha dotato di microchip. Tale dispositivo non consente la localizzazione, ma permette invece di scoprire l’identità del cane, attraverso un apposito lettore di cui tutti i veterinari sono in possesso. Il costo del microchip al cane è pari a quello di una normale visita.

L’obbligo del microchip viene imposto per legge come metodo di lotta al randagismo e per identificare i cani presenti sul territorio, nonché come strumento utile in caso di perdita dell’animale. In Italia la Legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, L.281\91, ha reso obbligatoria l’iscrizione di ogni cane all’anagrafe canina regionale, sia esso di proprietà privata sia “randagio”, imponendo l’introduzione sottocutanea di un microchip da parte del medico veterinario, operazione assolutamente rapida, indolore che non comporta anestesia.