un particolare della Fontana Pia e - sullo sfondo - la zona industriale di Anagni

Nel corso dell’assemblea di Unindustria che si è tenuta questa mattina al teatro dell’Opera di Roma il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti ha annunciato di aver avviato un’iniziativa direttamente col presidente del Consiglio Mario Draghi, il ministro Roberto Cingolani e tutto il governo attraverso la quale la Regione Lazio ha chiesto la sospensione, eccetto le aree ripariali, del decreto di perimetrazione del Sin del Bacino Valle del Sacco.

Le parole del sindaco di Anagni

A darne notizia è il sindaco di Anagni avv. Daniele Natalia che in una nota inviata anche a questa redazione scrive: “mentre si svolge l’Assemblea di Unindustria a Roma, alla presenza anche del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, cui sono stato invitato a partecipare, è stata annunciata dal Presidente Zingaretti la notizia della sospensione del SIN Valle del Sacco da parte del Governo, in accordo con la Regione Lazio. Fa piacere ascoltare l’intendimento, ma purtroppo queste parole arrivano con grave ritardo, e da chi (Ministero e Regione) non ha mai voluto affrontare concretamente il problema, nonostante da anni chiediamo attenzione sul tema.

E la beffa è che il prezzo da pagare per far aprire gli occhi a chi di dovere è stata la perdita dell’investimento di Catalent per 78 milioni.
Io (unico Sindaco tra quelli interessati dal Sin Valle del Sacco) dal 2018 chiedo la deperimetrazione del SIN e la semplificazione burocratica delle procedure di verifica ambientale, perché, sia chiaro, ho sempre sostenuto che si debba verificare il territorio ma in tempi ragionevoli. Mi auguro che stavolta dalle parole si passi ai fatti”.

Pasquale Ciacciarelli (Lega): ”Zingaretti ammette il suo fallimento e quello dei rappresentanti del suo partito provinciale”

Sulla questione è intervenuto pure il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli, del quale riportiamo di seguito le dichiarazioni:

“Zingaretti sbugiarda il suo partito provinciale che fa tavoli inutili sul SIN affermando di fatto che la perimetrazione Sin Valle del Sacco è stata un errore, figlia di illusioni, un atto che ha finito col bloccare gli investimenti e far scappare le aziende. Ormai sembra di guardare una pellicola con gli effetti speciali. La sinistra si getta fango a vicenda, scaricando le responsabilità sui suoi. Zingaretti non può lavarsi  la coscienza, è troppo tardi. Lui è stato complice di tutto questo, per anni, insieme ai rappresentanti Del suo partito. Tutti insieme hanno bloccato gli investimenti nella provincia di Frosinone determinando i casi Catalent e Dobfar. Dopo anni di solleciti da parte del sottoscritto sul far presto sulle autorizzazioni ambientali da parte di questo governo regionale c’è stato solo immobilismo. Ed ora davanti al peggio che è già accaduto si cerca di scaricare le responsabilità, di correre ai ripari. Il tempo di correre è passato! Doveva farlo prima. Troppo semplice ricordarsi ora. Zingaretti si assuma le sue responsabilità sul Sin insieme a ai suoi”

Il presidente del Consorzio Industriale del Lazio Francesco De Angelis: “bene coniugare la tutela dell’ambiente e l’esigenza di procedimenti snelli per chi vuole investire”

“Questo è il punto di partenza da cui iniziare un lavoro per riscrivere tempi, procedure e modalità operative che consentano di unire l’esigenza di procedimenti snelli per le aziende che vogliono investire con la salvaguardia e la tutela dell’ambiente”, è quanto dichiarato da Francesco De Angelis.

Sara Battisti: “bene la sospensione del SIN voluta da Zingaretti, ora coniugare Salute e Sviluppo”

“La sospensione del decreto di perimetrazione del SIN Bacino del Fiume Sacco, richiesta dal Presidente Zingaretti e condivisa con il premier Draghi e i ministri competenti, assicurerà una maggiore velocità nel processo di semplificazione delle procedure che come Regione Lazio stiamo portando avanti. Quello sulla perimetrazione è stato, senza dubbio, un lavoro importante svolto per garantire la bonifica del territorio e la salute dei cittadini: ora, appare evidente, anche a fronte degli ultimi avvenimenti, che si debba andare verso una perimetrazione più congrua per far sì che si possano coniugare al meglio tutela ambientale e sviluppo del territorio, affiché gli investitori non rimangano bloccati a causa della burocrazia”.

Così in una nota Sara Battisti, presidente della Commissione regionale Affari Costituzionali. 

“Come Regione – spiega ancora la Battisti – e come ha giustamente sottolineato il Presidente Zingaretti, utilizzeremo questa sospensione per ridefinire, in poco tempo, i parametri legati al Sin e, con lo sblocco delle procedure, garantire continuità ad un modello di sviluppo sostenibile anche del punto di vista ambientale. Un lavoro che sarà definito di concerto con amministratori del territorio e con le imprese per garantire nuova ricchezza e nel contempo adeguate tutele alla Valle del Sacco che ha pagato troppo in termini di inquinamento. Gli uffici regionali deputati alla lavorazione degli iter autorizzativi saranno, inoltre, dotati di nuovo personale così da assicurare certezza nelle tempistiche per le pratiche. Misure importanti, per cogliere le opportunità del momento e per le quali ringrazio il Presidente Zingaretti”.

Il consigliere provinciale Daniele Maura (FdI): “siamo alle comiche finali”

“Riguardo il SIN Valle del Sacco e la richiesta di sospensione, siamo alle comiche finali”; è quanto dichiara il consigliere provinciale Daniele Maura, che aggiunge: “Zingaretti e co. sono una nave alla deriva, hanno fatto tutto loro, hanno creato l’area SIN, hanno delimitato loro l’area, hanno messo i vincoli, non hanno fatto alcuna bonifica, hanno bloccato tutte le autorizzazioni alle imprese ecc… Ed oggi Zingaretti scrive al ministero e dice: che il SIN è figlio di errori, che va sospeso, troppi vincoli, ritardi nel rilascio delle autorizzazioni…. Se non ci fosse stato il caso Catalent ancora dormivano.

Come al solito avevamo ragione noi, da sempre abbiamo denunciato errori nella gestione del SIN mentre i rappresentanti del PD provinciale continuavano a fare tanti annunci e pochi fatti. Zingaretti e co. non possono lavarsi la coscienza, con un ci sono stati errori, hanno bloccato investimenti nella provincia di Frosinone peraltro senza risanare l’ambiente. Dovrebbero fare mea culpa, riconoscere la loro incapacità nel gestire la vicenda Valle del Sacco e scusarsi i cittadini della nostra provincia.

Il sindaco di Frosinone avv. Nicola Ottaviani: “sul Sin Valle del  Sacco, PD e 5S due parti in commedia“

“Contenti del fatto che il Presidente Zingaretti abbia affermato che il Sin era sbagliato e che, quindi, Catalent e tante altre aziende sono state dirottate altrove, in modo irresponsabile  – ha dichiarato il sindaco di Frosinone Nicola Ottaviani –  Adesso, vogliamo sentire subito cosa dice, su questo Sin, il sottosegretario 5S del Ministero della transizione ecologica, l’On. Fontana, senza attendere la convocazione di un’assemblea generale dei 5S all’Onu, magari presieduta da Grillo. Ci dia un bel segnale di concretezza, oggi, dopo aver dichiarato di appoggiare il programma del candidato a sindaco del Pd, dimostrando di conoscere, almeno, dove si trova il casello autostradale di Frosinone. Anzi, una volta che si trova in zona, dia  uno sguardo a quella montagna artificiale di 650.000 tonnellate di rifiuti della discarica Le Lame, scoprendo che è stata alimentata proprio dalle giunte comunali e provinciali guidate dal PD una ventina di anni fa. Per lei sarà una sorpresa sconvolgente. Per noi di Frosinone, invece, ringraziando della bontà d’animo quelle giunte, lo sconvolgimento e lo sconcerto durano da tempo”.

Aurigemma-Corrotti (FdI): Zingaretti se ci sei batti un colpo


“La decisione della multinazionale farmaceutica Catalent di non investire più i 100 milioni di dollari nello stabilimento di Anagni, dopo che da oltre un anno attende autorizzazioni che non arrivano, è una ferita aperta per il nostro tessuto produttivo, per la Regione Lazio e per l’Italia intera.

Come Fratelli d’Italia, avevamo da tempo puntato l’attenzione su questa incresciosa vicenda richiamando il Presidente Zingaretti alle sue responsabilità, nella speranza che si potesse addivenire ad una soluzione positiva prima che non vi fossero più margini di intervento.

Ora che invece è troppo tardi, apprendiamo non senza stupore che Zingaretti si è accorto che esiste un problema di gestione della burocrazia e che riconosce le gravi responsabilità dell’ente da lui governato nella perdita della Catalent, ma crediamo che sia decisamente insufficiente. 

Il caso Catalent rischia di essere la punta di un iceberg e dovrebbe essere un imperativo categorico per chi governa che vicende come questa, dove per un’autorizzazione ambientale mai arrivata sono sfumati investimenti importanti e centinaia di posti di lavoro, non debbano accadere mai più. Il presidente Zingaretti, invece di farsi guidare dalla furia ideologica, tipica del PD, paralizzando di fatto lo sviluppo d’impresa, interpreti pienamente e consapevolmente il suo ruolo e le sue funzioni, interagendo ed intervenendo anche con il Ministro della Transizione ecologica, suo alleati di governo, e metta in campo azioni degne della seconda nazione  manifatturiera d’Europa”. 

Lo dichiarano in una nota congiunta i consiglieri regionali di Fratelli d’Italia, Antonello Aurigemma e Laura Corrotti.

Massimo Ruspandini e Davide Salvati (FdI): “riformare e riperimetrare il SIN Valle del Sacco in difesa di ambiente ed investimenti”

Ieri nel corso dell’Assemblea di Unindustria a Roma è arrivato l’annuncio da parte di Nicola Zingaretti della sospensione del SIN Valle del Sacco in accordo con il Governo. Subito dopo è arrivata la smentita del Sottosegretario alla Transizione Ecologica Ilaria Fontana che ha scatenato un duro scontro con la Regione Lazio sul tema. 

Intervengono duramente sul tema il Senatore Massimo Ruspandini ed il Presidente del Consiglio Comunale di Anagni Davide Salvati, entrambi esponenti di Fratelli d’Italia: «A farne le spese è stato come al solito il territorio. In quanto la sinistra, nelle sue varie sfaccettature, nel corso degli anni a fare della Provincia di Frosinone e, nello specifico, della Valle del Sacco un territorio ben poco attrattivo, strozzato dalla crisi economica ed occupazionale, la cui cartina di tornasole è stata una perimetrazione estremamente prudenziale delle aree SIN, ideata più per evitare eventuali responsabilità alla burocrazia ministeriale che attuare realmente le opere di bonifica necessarie. 

Si è arrivati dunque ad una situazione di stallo in cui il SIN Valle del Sacco non garantisce né gli investimenti né l’ambiente. L’annuncio di sospensione del SIN dato da Zingaretti non solo è tardivo, perché non ha evitato la perdita dell’investimento Catalent e non tutela il territorio, ma ha il sapore della beffa a fronte di proteste, richieste e suggerimenti per la deperimetrazione e la riforma presentati dai Sindaci della Valle del Sacco nel corso di questi anni, con il Sindaco di Anagni Daniele Natalia in testa. 

Allora la classe dirigente di centrosinistra PD-M5S che non ha una linea comune su ambiente e politiche industriali ed anche una certa parte dei movimenti ambientalisti che hanno scelto, per visibilità, di piegarsi ai diktat della politica o, molto spesso, di imporre una linea “utopistica” in merito alla difesa dell’ambiente che, però, dovrebbe tener conto anche delle esigenze economico-produttive e socio-occupazionali dei territori sui quali si interviene, vanno messi di fronte alle proprie gravi responsabilità. 

Il SIN non è solo un problema per le multinazionali – e ci sono alcuni che vorrebbero far passare questo messaggio – ma anche per le piccole e medie imprese, che sono la vera ossatura del sistema produttivo ciociaro e nazionale, e persino per i privati che abitano a ridosso o all’interno dell’area perimetrata. Certamente la perdita dell’investimento Catalent su Anagni ha fatto rumore ed ha smosso non dico tanto la coscienza quanto i propositi elettorali del centrosinistra nazionale e regionale, ma non è stato l’unico caso di azienda costretta a rivedere i propri piani e programmi a causa dei tempi biblici per il rilascio di autorizzazioni in zona SIN. 

Ecco, a fronte di una politica malata che ha lasciato troppo spazio ad una burocrazia elefantiaca, noi chiediamo ancora una volta la riforma e la deperimetrazione del SIN Valle del Sacco. Lo chiediamo per gli investimenti e per l’ambiente».

Re.Tu.Va.Sa.: “SIN Bacino del Fiume Sacco, la Regione Lazio in completa confusione”

Le intenzioni del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, comunicate all’assemblea generale di Unindustria, riguardo all’iniziativa congiunta con il Presidente del Consiglio Draghi e il Ministro Cingolani per giungere alla sospensione del decreto di perimetrazione del SIN “Bacino del fiume Sacco”, sono a dir poco inqualificabili e da intendersi come un affronto all’intelligenza della popolazione residente in un’area vasta come la Valle del Sacco.

Come comunità abbiamo partecipato e salutato con soddisfazione l’avvio del procedimento di nuova perimetrazione nel 2014, siamo stati pazienti per la firma del decreto di fine 2016, ancora di più per l’Accordo di Programma Quadro dei primi del 2019, per non dire della nomina di un commissario ad hoc per le operazioni di bonifica nel 2022. Ricordiamo che lo stato di emergenza socio-sanitaria che interessa ancora il territorio del SIN Bacino del fiume Sacco è attivo dal 2005. 

Oggi con le intenzioni dichiarate dal Presidente Zingaretti e applaudite da Unindustria si torna indietro di ben 8 anni, il tutto condito dalle richieste lobbistiche della categoria industriale che avrebbe dovuto vigilare sull’operato dei propri associati. Il disastro ambientale che tutti conosciamo non ci è piovuto dal cielo: è originato dalle industrie e da un’idea di sviluppo industriale malata e predatoria. Aggiungiamo il ricatto dell’abbandono Catalent da Anagni utilizzato come cavallo di troia per rilanciare intenzioni politico economiche di de-perimetrazione nell’aria già da tempo. 

È chiara, prevaricante e provocatoria l’intenzione di dimenticarsi del passato e chi sul territorio ha sofferto sulla propria salute il massiccio impatto industriale.

Le dichiarazioni mostrano anche una ignoranza abissale, la contaminazione delle aree ripariali e di quelle di esondazione non c’entrano nulla con la contaminazione endogena delle aree industriali, in particolare la situazione dell’area della Catalent, come altre, era nota da anni e sancita in base al dlgs 152/06 (T.U. ambiente). Nelle conferenze di servizi della vecchia perimetrazione e nelle caratterizzazioni della nuova, sono evidenti i gradi di contaminazione differenti per aree, per le quali è d’obbligo la giusta precauzione ed un’analisi approfondita. E’ necessaria una fotografia ambientale a colori del nostro territorio, non una in bianco e nero, una volta per tutte. Come sempre accade per le questioni ambientali si accusa l’eccesso di burocrazia, nascondendo le proprie responsabilità per non aver adeguato l’organizzazione e le risorse necessarie a gestire uno dei Sin più vasti del nostro paese ed il più complesso per la pluralità delle fonti di contaminazione provenienti dalle diverse aree industriali collocate lungo il fiume. 

Quello che si sta pensando di fare, con tentativi di superamento delle normative nazionali ed europee, è un errore madornale che bisognerà anche valutare dal punto di vista giuridico amministrativo e di certo troverà l’opposizione di chi in questi anni con lo spirito collaborativo ed impegno ininterrotti ha profuso le proprie energie per cercare di trovare la soluzione del problema.