1983 pagine firmate dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli Maria Luisa Miranda – che ha ordinato 57 misure cautelari nelle ultime ore (per 36 è stata disposta  la misura del carcere, per 16 la misura degli arresti domiciliari e per cinque la misura del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa) – per ricostruire in maniera certosina il potere criminale di uno dei più importanti clan della storia della camorra: il clan Moccia.

Un sodalizio, quello dei Moccia, che per reinvestire imponenti capitali, frutto delle sue attività illecite, aveva allungato i tentacoli sullo smaltimento degli olii esausti, degli scarti di macellazione e anche sui grandi appalti ferroviari e dell’alta velocità arrivando anche in provincia di Frosinone, a Patrica e a Ferentino, per la precisione.

Tutti gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, autoriciclaggio, fittizia intestazione di beni, corruzione, porto e detenzione illegale di armi da fuoco, ricettazione, favoreggiamento, reati aggravati dalla finalità di agevolare lo stesso clan.

Contestualmente, il Gruppo d’Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza ha eseguito ulteriori due misure del divieto temporaneo di esercitare attività d’impresa e un decreto di sequestro preventivo d’urgenza di beni mobili, immobili e di quote societarie per un valore di circa 150.000.000 di euro.

Nello specifico, secondo quanto si legge nell’ordinanza, nel mirino dei militari coordinati dalla Procura di Napoli sono finite due aziende: la Nuova Lem Linea Ecologica Mangia con sede legale in via Morolense a Frosinone e con sedi operative a Ferentino e a Caivano attiva, nel trattamento dei sottoprodotti e rifiuti di origine animale, e la Industrie Proteine Laziali Group con sede legale a Latina e sedi secondarie a Patrica e in provincia di Padova.

Nella fattispecie, già nel luglio del 2020 l’azienda che fa capo al gruppo dei fratelli Mangia fu colpita da una interdittiva antimafia disposta dalla Prefettura di Alessandria.

Nonostante si fossero allontanati dalla Campania, attraverso le varie articolazioni del clan riuscivano a gestire i propri affari che andavano dalle più tipiche attività della camorra, come le estorsioni, le armi, la ricettazione, fino al riciclaggio di denaro e l’infiltrazione in aziende apparentemente pulite. La tecnica era quella di ordinare solo sulle questioni più importanti lasciando invece autonomia agli altri livelli della cosca per le attività meno remunerative in modo da ridurre le possibilità di essere coinvolti in attività investigative. La famiglia si occupava soprattutto dell’espansione in Puglia e dei grandi appalti, come quello per l’alta velocità e la realizzazione della stazione di Afragola.

Dall’avv. Vincenzo Alesci riceviamo la seguente nota che, nel rispetto dei diritti delle persone e delle società citate nell’articolo di cui sopra, pubblichiamo in forma integrale e senza modifiche: