“Le Iene” – seguitissimo programma televisivo di attualità ed approfondimento – torna ad occuparsi del caso riguardante Fabrizio Pignalberi, controverso fondatore del movimento “Più Italia” che, stando a diverse testimonianze raccolte da Giulio Golia, inviato storico della stessa trasmissione, avrebbe subdolamente carpito la fiducia di molte persone provocando danni importanti tuttora irrisolti.

qui il link al servizio andato in onda su "Le Iene

Nel corso del servizio andato in onda ieri sera – mercoledì 20 aprile 2022 – si è parlato di Silvia, morta suicida nel 2020, la cui decisione di porre fine alla sua esistenza è messa in relazione con la disperazione per le cause da seguire e le richieste di soldi da parte dello stesso Fabrizio Pignalberi il quale, attraverso il suo studio e la complicità dei suoi fedelissimi,come si racconta durante il servizio, è riuscito a entrare nel cuore di tutta la famiglia di Silvia salvo poi lederne significativamente la serenità.

Lo stesso Pignalberi, forte di una laurea non riconosciuta in Giurisprudenza, avrebbe promesso di riportare bambini dalle madri in cambio di soldi.

“Non smetteremo mai di ringraziare Francesca Di Stefano e Giulio Golia de “Le Iene”, gli unici che hanno reso giustizia e dignità alle vittime di Fabrizio Pignalberi e complici, che si annoverano tra i coordinatori di una misera Più Italia”, fanno sapere alcune delle persone cadute nella rete di Pignalberi che si dichiarano “vittime tradite da una giustizia vergognosamente garantista, che ha permesso che si consumassero nel silenzio e nella paura, gli orrori commessi da questo essere con la complicità dei quattro amici al bar. Vittime tradite da una politica sorda che sapeva quanto accadeva e che non ha mosso un dito per fermarlo. Nessuna pietà per chi ha sfruttato la disperazione di una madre che non ce l’ha fatta; nessuna pietà per chi ha sfruttato la disperazione altrui; e non finisce qui!”.

LA LETTERA APERTA A GIORGIA MELONI

Le stesse vittime dei raggiri – costituitisi nel comitato vittime di truffe e raggiri per la giustizia – si rivolgono, poi, alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni che – in un post pubblicato sui social – aveva scritto “non avremmo potuto immaginare che fosse un truffatore” riferendosi proprio all’ex esponente di Fratelli d’Italia in provincia di Frosinone e poi fondatore del movimento “Più Italia”. Di seguito, il testo integrale della lettera:

Gentilissima Giorgia Meloni,
le scriviamo in rappresentanza di tutte le parti offese di Fabrizio Pignalberi, facendoci carico della disperazione e del dramma in cui sono state abbandonate le persone che hanno avuto a che fare con un simile personaggio.

Esposti all’indifferenza delle istituzioni e della politica locale, assistiamo ogni giorno agli epiloghi spaventosi a causa delle scelte sbagliate di personaggi aderenti e affiliati ai Fratelli d’Italia che hanno lanciato Fabrizio Pignalberi nella ragion di stato.

Per alcuni di noi che condividevano principi ideologici, culturali e morali di una destra sociale storica, è stato un tradimento dei valori da cui ci sentivamo rappresentati. Oggi non più.

Vorremmo poter dire di esserci sbagliati, ma il dolore e l’oblio nel quale siamo caduti non ci lascia scelta; ogni giorno raccogliamo le testimonianze delle vittime che il Pignalberi ha seminato e continua a seminare “tra la gente e per la gente”, al grido di “Dio Patria e famiglia” che pronunciate da chi ha rovinato e distrutto le famiglie, fa accapponare la pelle e rigirare i nostri padri nelle tombe.

Nel corso degli anni è crollata ogni convinzione sulla tangibilità di una giustizia che ad oggi appare precaria nella sua applicazione e nella sua interpretazione. La politica “poco buona” ha permesso che un simile personaggio entrasse tra le file dei Fratelli d’Italia infangandone l’immagine, ma ben più gravi sono le conseguenze subite dalle persone e dalle famiglie cadute nell’orribile rete di un soggetto sdoganato dalla politica.

Noi non dimentichiamo i nostri morti, e siamo qui a chiedere giustizia anche per chi non ce l’ha fatta. Noi truffati e perseguitati da chi si spacciava avvocato e onorevole Fdi, stiamo pagando un prezzo altissimo fatto di ritardi, di persecuzioni finanziarie, di perdite economiche, di protesti bancari, di vessazioni, di tempo ed energie necessarie alla difesa dei nostri diritti, di processi decennali che vanno in prescrizione per decorrenza termini. Tutto questo accade mentre veniamo minacciati, calunniati.

Stiamo qui a raccontare i fatti gravissimi al vaglio delle procure che vedono vittime famiglie e mamme con problemi di affido che non ce l’hanno fatta… un prezzo troppo alto per risvegliare le coscienze di chi, fino ad oggi, ha fatto orecchie da mercante. Gli unici a rappresentarci sono stati Giulio Golia e Francesca Di Stefano de Le Iene e in un paese civile è inaudito dover ricorrere ad un programma televisivo per essere ascoltati e riscattati. E che siano benedetti!

E noi non smetteremo mai di ringraziarli per aver fatto affiorare le tragedie delle famiglie colpite che si consumavano nel silenzio totale. Noi non abbiamo alcuna colpa, se non quella di essere finiti nelle mani di un truffatore e di un millantatore che raccontava di essere amico, “tra i dieci più vicini a Giorgia Meloni”.

Aspettavamo di ricevere un segnale di consapevolezza e solidarietà da parte di chi avrebbe dovuto assumersi le proprie responsabilità, prima di diventare carne da macello. I responsabili hanno nomi e cognomi e non avranno mai più il nostro sostegno bensì il nostro più profondo disprezzo.
Sono gli stessi che hanno portato il Pignalberi in Fdi, tradendo ideali e popolo per qualche manciata di voti in più e rendendo poco credibile una rappresentanza sempre più lontana dal popolo.
Aver letto nel suo messaggio pubblico “ci costituiremo Parte Civile” ci aveva riempito di speranza e per mesi abbiamo vissuto nell’attesa di essere ascoltati.

La nostra costernazione è dettata dalla stanchezza per le battaglie che stiamo affrontando da anni con le nostre sole forze, ostacolati da questo soggetto che a suon di provvedimenti di urgenza si appella all’art.700 per far tacere chiunque sia da ostacolo alla sua “carriera” che lui definisce “politica”. Un sistema giudiziario fallimentare che il Pignalberi ha imparato bene a sfruttare a suo vantaggio.

I responsabili della politica locale e del rapporto con le associazioni non hanno fatto un buon lavoro. Ne’ per Fdi, né per la comunità. Con l’auspicio che il nostro appello, fino ad oggi ignorato, giunga finalmente a sua destinazione la ringraziamo per l’attenzione.