la Valle del Sacco vista da Sgurgola

“Il trasferimento da Anagni nell’Oxfordshire del progetto da 100 milioni di dollari della Catalent, è un duro colpo per il nostro territorio. Lo è ancora di più perché, anche se era un pericolo annunciato, nessuno ha fatto nulla per scongiurarlo. Con grande amarezza, ancora una volta perdiamo l’opportunità di generare valore con un imbarazzante epilogo che riguarda l’intero Paese. Paese attanagliato da una burocrazia granitica non in linea con i tempi che, invece, richiedono risposte certe ed immediate. Rischiamo, non adeguandoci ai cambiamenti epocali che segnano la nostra storia (digitalizzazione, innovazione, intelligenza artificiale, ecc.), di non essere al passo con i nostri competitors, perdendo quote di mercato che difficilmente verranno colmate”.

Questo il commento del Presidente Federlazio Frosinone Nino Polito che aggiunge “la procedura di analisi di rischio sanitario-ambientale è doverosa per scongiurare emissioni potenzialmente dannose per la salute umana, ma non è tollerabile che per avere l’autorizzazione necessaria si debbano aspettare tempi biblici. 

Dovremmo anche confrontarci su perimetrazione e valori di fondo delle aree del SIN Valle del Sacco, scongiurando ove possibile iter procedurali con esiti ovvi.

Con un colpo solo, la lentocrazia, pertanto, azzera un importante progetto che avrebbe rafforzato la posizione di mercato del distretto farmaceutico del frusinate in Europa, che avrebbe significato la realizzazione di un centro ricerca di eccellenza per la produzione di farmaci di nuova generazione, creato nuova occupazione, formato alte professionalità nell’ambito dell’industria del farmaco in stretta sinergia con il mondo universitario. 

Va sottolineato che vi sono altri casi come quello della Catalent, anche se gli investimenti sono di minore dimensione

Sul tema delle lungaggini autorizzative si discute ormai da decenni, c’è quasi un’assuefazione all’impossibilità di invertire la rotta affiancando le imprese, favorendone la crescita e lo sviluppo, valorizzando le aree industriali rendendole più attrattive agli investimenti. 

Una situazione di sfiducia che non genera valore per il tessuto economico e sociale del nostro territorio che è meritorio della scelta di Catalent per competenze, maestranze, indotto, centri di ricerca e Università che sono il vantaggio competitivo per chi vuole investire. C’è bisogno di un profondo cambio di passo, per sburocratizzare il nostro Paese, rendendolo più moderno e, pertanto, più competitivo”.