la sede dello stabilimento Catalent, nella zona industriale di Anagni

Sul caso Catalent intervengono oggi l’associazione Medici per l’Ambiente di Frosinone e Provincia, il consigliere regionale Pasquale Ciacciarelli e il Movimento Autonomi e Partite Iva. Ecco, di seguito, gli interventi, riportati integralmente e senza modifiche:

L’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia, a proposito del caso Catalent, ritiene che non certo a causa di improvviso prurito verso il territorio, siano stati spostati 100 milioni di investimenti da Anagni in Inghilterra, con adduzione di causa in ritardi e lentezze burocratiche. Ed ora grottescamente, elezioni alle porte, quando tutto è irrimediabilmente compromesso, c’è chi corre per la convocazione dei tavoli sindacali. La politica si mostra inebetita, quasi si trattasse di un evento inatteso ed imprevedibile, mentre c’è chi strumentalmente vuol far intendere che la responsabilità ricada sul nostro vilipeso territorio in quanto SIN, Sito di Interesse Nazionale necessitante di Bonifica che, in virtù di tale caratterizzazione, avrebbe rallentato, anzi bloccato, le pratiche autorizzative. Niente di più pretestuoso e fuorviante se paragoniamo la estrema apertura che la Regione Lazio, ente decisorio per le autorizzazioni, mostra ai proponenti di biodigestori,  inceneritori  e/o industrie insalubri per il trattamento dei rifiuti. Il polo della Valle del Sacco e la Ciociaria resi attrattori per l’industria dell’immondizia, tra le peggiori nel determinismo del danno ambientale e nella genesi della malattia, grazie una burocrazia che, nel caso di specie, si è mostrata tutt’altro che matrigna. Basti considerare che il biodigestore di Frosinone che deve produrre, comprimere, liquefare, stoccare e trasportare un gas, potrebbe trovare autorizzazione regionale senza verifica preventiva dei Vigili del Fuoco e valutazione della DIRETTIVA SEVESO pur trattandosi di impianto potenzialmente esplosivo ad alto rischio di incidente, in virtù delle precipue caratteristiche. E che dire dell’esempio di San Vittore il cui inceneritore, che insiste sempre sul territorio ciociaro, risulta essere esempio di iter approvativo, non certo ostativo e rallentato da parte dei decisori regionali? Basti ricordare che nell’ultima e conclusiva conferenza dei servizi regionale per l’approvazione di una nuova linea aggiuntiva al da sempre propagandato termovalorizzatore, si è acclarato, in virtù di inequivocabili dati tecnici emersi proprio in quell’occasione, che trattavasi e trattasi di un inceneritore e non di un termovalorizzatore, ovvero di altra industria rispetto l’oggetto in discussione e per il quale si chiedeva addirittura l’ampliamento.  Una simile scoperta avrebbe dovuto porre lo STOP a qualsiasi iter autorizzativo. Al contrario, pur trattandosi dell’ultima e definitiva seduta decisoria, è stata concessa un’incomprensibile proroga a tutto vantaggio del proponente. Quando trattasi di rifiuti nel territorio Ciociaro tutto diventa rapido, si CORRE e tutto si semplifica, fino ad ipotizzare i miracoli, quale la magica trasformazione di un inceneritore in termovalorizzatore o la scomparsa di aeree boschive da un giorno all’altro, se non addirittura la trasformazione sartoriale delle procedure a seconda delle esigenze del fortunato proponente: vedi Biodigestore Maestrale a Frosinone.  Non è il SIN ad essere maledetto.  Il SIN è stato proclamato tale nel lontano 2005, poi declassato nel 2013 ad interesse regionale e successivamente, nel 2016, riclassificato nazionale a scopo difesa e ripristino del territorio. Solo dal 2013 ci sono stati più di due decine di proclami di bonifica imminente. Mera propaganda seguita inesorabilmente dal nulla. In ben 17 anni una politica colta, attenta, preparata e non raffazzonata, si sarebbe indirizzata verso il ripristino della normalità, non acconsentendo al degrado ambientale e sanitario e con esso alle malattie e alle morti. Prima la famigerata industria bellica, poi la chimica con i suoi veleni, adesso il fetore dei rifiuti. Non è il SIN il demone di questa terra ma l’inquinamento e il degrado mai affrontati e risolti per incuria e disinteresse verso il territorio. Di fronte la fuga di imprenditori possibili investitori, si dovrebbe riflettere su quanto affermato da un Magistrato, come da stampa, relativamente  una vicenda riferita ad un’industria del SIN della Valle del Sacco: «il rappresentante dell’AeA invece di allarmarsi e pretendere che l’azienda rispetti i limiti per allacciarsi, ne fa una questione di soldi, nella piena consapevolezza che l’azienda scaricherà i reflui violando parametri importanti, addirittura secondo lui non derogabili». Secondo un tale sistema, coloro che conferiscono i veleni più pericolosi, risulterebbero essere i clienti più remunerativi: maggiore la pericolosità degli inquinanti, maggiore il profitto. Quali implicazioni, quali responsabilità, quali conseguenze insite in una siffatta dichiarazione?  Invece di aizzare la propaganda contro le misure a difesa del territorio e delle genti, quali quelle previste dal SIN, bisognerebbe interrogarsi sul perché nella Valle del Sacco si continui a non bonificare ed a inquinare, con insostenibile sequela di malattie, morti e fuga degli investitori. Non il SIN ma “UNA QUESTIONE DI SOLDI”, il vero dramma di questa Valle.

Dott. Giovambattista Martino – coordinatore Associazione Medici per l’Ambiente e  dott.ssa Teresa Petricca – responsabile scientifica Associazione Medici per l’Ambiente

CATALENT, CIACCIARELLI (LEGA): “FALLIMENTO ZINGARETTI DI PORTATA NAZIONALE . BATTA UN COLPO!” 

“Il disastro Catalent, firmato Zingaretti sta rimbalzando tra le cronache nazionali. Non ci si capacita di una tale sconfitta sul piano imprenditoriale e lavorativo per il Lazio. La colpa? Di Nicola Zingaretti. Bonifica e sburocratizzazione: ad oggi non abbiamo né l’una né l’ altra ed i risultati si vedono. Le aziende sono stanche di essere prese per i fondelli e bloccano gli investimenti, come ha fatto la Catalent di Anagni, che ha dirottato 100 milioni in Inghilterra. Sfumata quindi la possibilità di avere 100 posti di lavoro nel sito della città dei papi, insieme ad altri 100 a causa dello stop alla produzione del vaccino Astrazeneca. Sono anni che sollecito Provincia e Regione ad accelerare sulle autorizzazioni ambientali. Il presidente della Regione Lazio ha letteralmente scaricato tutte le responsabilità sulla provincia di Frosinone. Quello a cui stiamo assistendo è l’ennesimo teatrino di una sinistra incapace anche di sedersi unita ad un tavolo per discutere i problemi e risolverli.
Per la sinistra,  messa con le spalle al muro dalla sua stessa inerzia di questi anni è l’ora dei fatti. Dopo la Catalent un’altra azienda la Dobfar scappa dal nostro territorio, come si apprende dalle testate giornalistiche. 
Tante chiacchiere e pochi fatti per Zingaretti e i suoi rappresentanti territoriali. Un bilancio pessimo per questa amministrazione regionale. L’anno prossimo tutti i nodi verranno al pettine…”. Lo dichiara, in una nota, il consigliere regionale del Lazio Pasquale Ciacciarelli (Lega)

Comunicato stampa del Commisario di Anagni Vincenzo De Palo  del movimento Autonomi e Partite Iva

Dopo la Catalent è urgente un tavolo di confronto territoriale con tutti i rappresentanti e associazioni delle attività produttive per rispondere una volta per tutte alla volontà di chi vuol investire sul nostro territorio. 

Prima la rinuncia di Acs Dobfar e adesso la Catalent ( sono gli esempi più rilevanti ma ce ne sono tanti altri ), gli investimenti di eccellenza si trasferiscono altrove perchè i tempi burocratici per i permessi sono troppo lunghi con buona pace per i nuovi posti di lavoro. Una situazione non più sopportabile.

Non vogliamo incolpare nessuno in particolare ma è un dato di fatto che manca la comunicabilità e la sinergia con il territorio all’ interno degli stessi movimenti politici tradizionali che compongono alternandosi negli anni i luoghi chiave ai massimi livelli Istituzionali e di Governo. L’ attuale amministrazione di Anagni ha giustamente ben evidenziato la necessità di rivedere i confini della zona SIN (siti di interesse nazionale e che necessitano di interventi di bonifica) inserendo nel programma elettorale del 2018 una modifica alla medesima  area che però non è mai avvenuta nei fatti, purtroppo.

Ci si domanda il motivo per il quale un dirigente e amministratore locale sembra non riuscire a rivolgersi ai suoi referenti di partito in Parlamento e in Regione, salvo poi organizzare convegni dove tutti sono presenti. 

L’ attività di Impresa è sempre più difficile e oggi attanagliata dalla Pandemia e dai venti di Guerra in Ucraina che coinvolgono tutta Europa e siamo sconcertati dall’ assenza di interventi legislativi per ammorbidire il sistema fiscale che sta massacrando le Partite Iva.

Non ci arrenderemo perchè il popolo delle Partite Iva e le loro famiglie hanno fatto troppi sacrifici e non staremo più in silenzio! Per Governare serve un calendario di ciò che si vuole realizzare e con i tempi di realizzazione certi e non presunti;  Se non si hanno certezze sulle modalità e tempi di intervento bisogna imparare a non fare promesse.  Non bisogna puntare il dito contro nessuno, anche se chi governa si deve aspettare critiche certamente costruttive.

Siamo disponibili per creare un tavolo di confronto costruttivo su questi ed altri temi. Servono gli Stati Generali delle attività produttive. Noi di Autonomi e Partite Iva ci siamo!