Frosinone vista da Sgurgola

Riceviamo e di seguito pubblichiamo in forma integrale e senza modifiche la nota stampa inviata a questa redazione da Comitato NO Biodigestori Frosinone – Valle del Sacco; Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia; Ass. Frosinone Bella e Brutta – ODV; Salviamo il paesaggio – Frosinone; Comitato residenti Colleferro; Cittadini della Valle del Sacco (Sgurgola-Anagni); Cittadini Attivi Vari:

Il Consiglio comunale di Frosinone ha votato all’unanimità un atto di indirizzo politico di contrarietà al progetto di un biodigestore anaerobico per il trattamento di 50 mila tonnellate l’anno di frazione organica di rifiuti urbani (FORSU). In Consiglio è stata anche manifestata la volontà di informare il Prefetto sull’iter regionale in Conferenza di servizi, nel quale sarebbero state rilevate alcune contraddizioni procedurali messe in evidenza sia dal Comune che dalla Provincia di Frosinone negli ultimi pareri formulati in seno alla stessa Conferenza.

La convocazione del Consiglio – richiesta da tempo dai consiglieri di opposizione Fabiana Scasseddu e Marco Mastronardi – è arrivata purtroppo a fine legislatura, con le formazioni politiche già impegnate in campagna elettorale, e per questo, la mozione contro il biodigestore rischia di non potersi concretizzare in quanto il progetto della società Maestrale srl è arrivato alla fase conclusiva dell’iter regionale per il rilascio della valutazione di impatto ambientale (VIA).

Sicuri che l’azione del Comune di Frosinone nella Conferenza di servizi (di cui non è stata ancora fissata la data) sia decisiva, è necessario che nel frattempo vengano prodotti atti amministrativi utili a fermare il progetto in ottemperanza al voto contrario e unanime del Consiglio. Il Comune di Frosinone dovrà rivendicare le garanzie sanitarie, economiche, impiantistiche e gestionali per assicurare salute, sicurezza, viabilità ed urbanistica onde evitare ulteriori aggravamenti della valle del Sacco. 

Siamo altresì sicuri che la bocciatura politica del progetto sarà confermata anche in sede regionale.

Da sottolineare che nel procedimento amministrativo in corso non risulta richiesto il parere obbligatorio di compatibilità ambientale territoriale, di cui alla Direttiva Seveso III, per impianti a rischio di incidente rilevante: il disastro ambientale che ha travolto la valle del Sacco – come più volte ribadito durante il Consiglio – rende non più rinviabile l’adozione di una variante urbanistica in base alla Direttiva Seveso.

È necessario inoltre che il Comune prenda l’iniziativa di dare attuazione alla legge regionale Cacciatore (LR n.13/2019) per il riconoscimento di Frosinone come area a grave rischio ambientale. Il Comitato chiede ai candidati a Sindaco di esprimere il proprio “si” o “no” al biodigestore. Chiede inoltre che i propri programmi elettorali contengano un impegno concreto sulla problematica ambientale, fatti non solo di proposte ma anche di soluzioni volte ad evitare la duplicazione incontrollata di impianti ingiustificati ed incompatibili dal punto di vista sanitario a difesa della salute e della qualità della vita dei cittadini. Impianti industriali spesso contrari al Piano regionale dei rifiuti, di risanamento della qualità dell’aria, energetico e al mancato rispetto delle Direttive europee che hanno esposto ed espongono Comune, Provincia e Regione anche a ricorsi al Tar del Lazio.

È altresì il momento che gli Amministratori pubblici riuniti nel Consorzio industriale del Lazio ridiscutano le condizioni complessive di sviluppo delle attività produttive, posto che il biodigestore sorgerebbe in zona ASI e nelle immediate vicinanze della discarica Le Lame. Gli eletti del territorio in Regione e in Parlamento devono far sentire la loro voce da Roma, prendere posizione contro il biodigestore ed intervenire nelle iniziative normative e legislative, promuovendo l’adozione di una moratoria regionale per salvaguardare realtà come Frosinone, comprese nel sito di interesse nazionale da bonificare (SIN) e in classe 1 per qualità dell’aria.

La valle del Sacco è ancora un nucleo industrializzato dove si autorizzano nuovi impianti e la bonifica non ha fatto progressi: da un lato si continua ad inquinare e dall’altro manca un progetto di recupero e riqualificazione ambientale secondo un diverso modello di sviluppo.

Vogliamo una nuova classe dirigente che abbia realmente una cultura profonda del bene pubblico al di là delle appartenenze e delle facili promesse elettorali.