la Polizia di Stato di Fiuggi

Ciò che riportiamo è ciò che sappiamo: ieri, lunedì 7 marzo, attorno all’ora di pranzo, gli agenti della Polizia di Stato del Commissariato di Fiuggi hanno operato il fermo di una persona che, alla guida di un’auto, non si era fermata ad un posto di blocco dandosi a precipitosa fuga lungo la strada regionale 155 e attraversando a folle velocità i territori di Torre Cajetani e Fiuggi, inseguito dagli stessi poliziotti.

L’uomo sarebbe stato poi fermato nei pressi della Fonte Bonifacio VIII ed accompagnato in Commissariato per gli adempimenti del caso. Nel corso dell’inseguimento, durato parecchi interminabili minuti, sarebbero stati sparati alcuni colpi di pistola che hanno preoccupato ed intimorito molti cittadini residenti nelle vicinanze che ne avrebbero udito i rumori e che, subito dopo, si sono rivolti alla nostra redazione per chiedere notizie al riguardo.

Avremmo voluto rendere conto meglio e più dettagliatamente quanto accaduto – quantomeno per rassicurare chi ha assistito alla scena – spiegandone le circostanze e i motivi, ma ogni tentativo di reperire le giuste informazioni sia dal Commissariato di Polizia di Stato di Fiuggi che dagli uffici preposti della Questura di Frosinone è risultato vano, stanti le recenti disposizioni che hanno introdotto l’obbligo, per questi organi, della preventiva autorizzazione della diffusione di notizie alla stampa e del conseguente divieto alla polizia giudiziaria di rilasciare comunicazioni su indagini in corso e sull’andamento e sull’evoluzione delle stesse indagini.

Un vero e proprio bavaglio preventivo che non solo limita, indebolisce e nega ai cittadini il diritto di essere informati e di esserlo tempestivamente ma che rischia di creare disinformazione e disorientamento tra le persone, come nel caso di specie relativo alla notizia di cronaca che ha visto come protagonisti i poliziotti fiuggini.

Fermo restando il rispetto assoluto ed incondizionato per il lavoro delle Forze dell’Ordine, è evidente che tali eccessi interpretativi delle norme da parte di alcuni organi si stanno traducendo in una compressione della libertà di espressione e del diritto di cronaca che non tiene conto del fatto che la sicurezza, oggi, passa anche attraverso attraverso l’intermediazione professionale dei giornalisti, i quali – a questo punto è opportuno ricordarlo – operano in forza dell’articolo 21 della Costituzione.