Non si può continuare a lavorare in perdita, nell’assoluta indifferenza dell’ANAS, delle Società di servizio e delle Istituzioni. L’ANCSA, associazione sindacale maggiormente rappresentativa dei soccorritori stradali e dei custodi giudiziari, ha proclamato lo stato di agitazione della categoria e si accinge ad avviare una serie di manifestazioni di sensibilizzazione e protesta su tutto il territorio nazionale.

La categoria dei soccorritori stradali – già duramente provata dagli effetti della pandemia, durante la quale ha continuato a fornire comunque assistenza al trasporto pubblico e privato senza ricevere alcun aiuto da parte dello Stato – non riesce più a far fronte alla crescita quotidiana dei costi gravanti sulla propria attività. Restano infatti puntualmente privi di risposta tutti gli appelli alla Società di servizio (ACI, VAI Europ Assistance, IMA ecc..) per la revisione delle tariffe applicate nei contratti stipulati con le imprese di soccorso stradale. Ne consegue che tutto il peso degli aumenti resta esclusivamente a carico dell’operatore che materialmente effettua il soccorso o il recupero del veicolo a seguito di avaria o di incidente stradale.

In Italia, il servizio di soccorso stradale sulla rete stradale e autostradale italiana è gestito dall’ANAS o dalle società concessionarie del servizio, che a loro volta si avvalgono dei soccorritori stradali, ai quali nel corso degli ultimi anni sono state imposte tariffe sempre meno favorevoli. Ciò in applicazione del comma 12 dell’art. 175 CdS (“Il soccorso stradale e la rimozione dei veicoli sono consentiti solo agli enti e alle imprese autorizzati, anche preventivamente, dall’ente proprietario”).

Quindi, pur di non chiudere i battenti di aziende fondate spesso dai padri o dai nonni, i soccorritori hanno accettato contratti capestro, imposti dall’oligopolio costituito dalle Società di servizio e privi di qualsiasi clausola di adeguamento delle tariffe in caso di rilevante aumento dei costi.

Ora tutto questo non è più possibile. Continuare a resistere, lavorando in perdita, non è un’ipotesi praticabile ancora per molto; il soccorso stradale è costretto a spegnere i motori dei carri.

E poi ci si domanda perché mai non si riesca a regolamentare il settore del soccorso stradale meccanico. Da anni chiediamo in ogni sede che siano individuate modalità che regolino il soccorso e che ne tutelino le specifiche professionalità. E’ sconcertante e pericoloso che chiunque si possa improvvisare soccorritore stradale, seppur privo di adeguata formazione e dei mezzi adatti alle diverse tipologie di intervento; la sicurezza stradale passa anche attraverso modalità di soccorso che non mettano in pericolo operatori, forze dell’Ordine ed utenti della strada.

Forse siamo l’unica categoria di lavoratori che chiede allo Stato regole e non aiuti economici. A questo punto confidiamo nell’attenzione del Presidente del Consiglio Draghi e dei Ministri competenti per superare queste criticità e riaccendere i motori.

nota stampa a cura di Eleonora Testani, presidente di ANCSA