Frosinone

L’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone e Provincia ritiene necessario fare chiarezza con dati di certezza inoppugnabili rispetto l’irrisoria ed illusoria produzione di energia da parte di impianti di fermentazione anaerobica di rifiuti urbani da giorni falsamente contrabbandati come possibile soluzione alla crisi energetica, da imprenditori e fiancheggiatori interessati ad impiantare opifici estremamente remunerativi, ma a forte impatto inquinante con rischio di pericoli, malattie e morti. 

Esempio di  riferimento il biodigestore di 50.000 tonnellate/anno di rifiuti da trattare che si vorrebbe impiantare a Frosinone. Se producesse quanto riportato sulla carta nel progetto presentato per l’autorizzazione, vale a dire 4.022.760 m3/anno di biometano, coprirebbe lo 0,0057% del fabbisogno nazionale di gas naturale che nel 2020 è stato di 70miliardi e 300mila milioni di m3 secondo i dati ufficiali forniti dal Mi DGSAIE. Sarebbero necessari  17.475 biodigestori come quello di Frosinone per soddisfare il fabbisogno nazionale di gas. Più di due biodigestori per ogni Comune d’Italia. Se consideriamo che  le 7,2 milioni tonnellate di rifiuti umidi  prodotti in Italia nel 2020, sarebbero sufficienti per rifornire 143 biodigestori come quello di Frosinone, dovremmo centuplicare la produzione di rifiuti organici e neppure riusciremmo a coprire il fabbisogno.

Nel caso di Frosinone quanto riportato sulla carta, trova ben altro riscontro nella realtà. I dati inoppugnabili dei numeri dimostrano impietosamente, non solo l’assenza di vantaggio nel conteggio energetico, ma addirittura un pesante sovraccarico complessivo del sistema nel suo insieme. Un biodigestore, che di bio ha solo un falso e confondente suffisso, che smaltirà 50.000 tonnellate di umido contro una necessità territoriale per Frosinone di sole 4.000, che conteggi tecnici completi, effettivi, non drogati ed utili, insieme a semplici considerazioni di evidenza e di buon senso rivelano consumatore di energia e non certo produttore, non è la soluzione che viene contrabbandata.

Conti e considerazioni, che la  propaganda interessata e sponsorizzata, accuratamente evita ed anzi  irreverentemente nega, mistificando il biodigestore quale fonte di energia e possibile soluzione all’attuale crisi energetica. A Frosinone il biodigestore necessita di un fabbisogno termico di 2.872,637 kWh/a fornito da caldaia a gasolio e di un fabbisogno elettrico di 17.839 kWh/a prelevato dalla linea elettrica per produrre 4.022.760 Sm3/anno di biometano corrispondente a 39.978 kWh/a.

La produzione energetica, tanto enfatizzata, risulta già dimezzata dai consumi, ma mentre si consuma energia di qualità, il biometano prodotto, grezzo e ricco di impurità, con una ulteriore perdita prevista del 3%, dovrà a sua volta essere  compresso a liquido, immesso nelle bombole e trasportato nei luoghi di utilizzo, con ulteriore aggravio di consumi e quindi di energia.

Il conteggio precipita,  se si  considera il notevolissimo consumo di carburante e quindi di energia  di tutti i mezzi autoarticolati che, da luoghi più o meno distanti, trasporteranno i rifiuti e la parte cellulosica in entrata, delle autobotti che porteranno a stoccaggio il biodigestato residuo, rifiuto speciale, e dei mezzi che dovranno conferire in discarica l’ammendante. Centinaia e centinaia di camion ogni giorno sulle strade in cammino.  Questa la realtà. Dove il guadagno energetico? Dove la soluzione ai problemi? Solo danni, nessun vantaggio. Un raggiro mascherato.

articolo a cura del dott. Giovanbattista Martino, referente Medici per l’Ambiente