da sinistra: la dott.ssa Maria Grazia Borgia, Rosa e Pasquale Noro, il sindaco di Piglio Mario Felli

L’amministrazione comunale di Piglio festeggia l’Amore, nel giorno della festa degli Innamorati: lo fa scegliendo di premiare la coppia più longeva del paese, quella composta da Pasquale e da Rosa Noro; una storia d’Amore, la loro, che dura da ben 72 anni: dopo sette anni di fidanzamento si sono sposati 65 anni fa e hanno avuto tre figli e diversi nipoti.

Pasquale e Rosa, nei giorni scorsi, sono stati invitati nella sala consiliare del palazzo comunale a ritirare una pergamena quale segno di riconoscimento ed apprezzamento, a nome di tutto il paese, del bellissimo e durevole sentimento che da sempre li unisce. 

A consegnarla, il sindaco di Piglio avv. Mario Felli e la consigliera comunale dott.ssa Maria Grazia Borgia: “quello di Pasquale e Rosa, che hanno saputo costruire e mantenere un legame così solido e duraturo, è per noi tutti un insegnamento preziosissimo”, hanno affermato i due esponenti dell’amministrazione comunale, che – poi – hanno aggiunto: “la cerimonia al palazzo comunale è stata per ognuno di noi un momento di gioia che riteniamo importante anche per lanciare un segnale di ripartenza dopo un periodo di difficoltà come quello affrontato negli ultimi due anni”.

Le parole di Pasquale: “l’Amore è esserci, sostenersi a vicenda, amarsi… per l’eternità”

“Se ti prendi cura delle cose, durano: oggi sono 72 anni che stiamo insieme, ed ogni giorno io mi prendo cura di lei come facevo allora, e lei lo fa con me; dividiamo tutto, non solo il letto, anche ogni singolo alimento che ci passa in tavola. Io ci sono per lei e lei c’è per me: è questo l’Amore, esserci, sostenersi, amarsi, per l’eternità”; è quanto ha affermato Pasquale, fortunato marito di Rosa.

“Ai nostri tempi – aggiunge, poi, Pasquale, non era come oggi: non bastava rimanere semplicemente colpito da una ragazza e corteggiarla per averla, ma bisognava affrontare mille ostacoli, il primo tra tutti era proprio la famiglia.

Ricordo ancora il primo giorno in cui la vidi, è nitido tra i miei ricordi: ero giovane, pensavo a vivere e non c’era l’amore tra i miei programmi; avevo 18 anni, e a 18 anni quando non dovevi lavorare pensavi a uscire e divertirti. Era proprio uno di quei giorni: io come al solito accompagnavo il mio amico dalla fidanzata, ed eccola lì: bella come il sole, intenta aprendere l’acqua dalla fontana, uno degli espedienti che mi ha permesso di vederla ogni giorno, prima che diventassimo una cosa sola“.

“Conquistare una donna allora era più difficile che oggi: voi avete i telefoni, vi perdete il meglio dell’amore. Prima era puro, ce lo sudavamo; ricordo ancora che lavoravamo tutto il giorno, io nella mia campagna e lei nella sua: in lontananza riuscivamo a vederci ed era tutto quello che ci serviva per arrivare a fine giornata”.

“E stato un lampo, non ci è voluto molto: ricordo che dopo tre domeniche ero già intento a fare di lei la mia sposa. Per amore sono cambiato: non mi piaceva ballare, ero timido, impacciato, lei invece era esplosiva; sapevo che in qualche modo dovevo reggerle il passo, così di giorno andavamo in campagna a lavorare, ma la sera, lasciata la zappa, ci prendevamo l’uno nelle braccia dell’altra e andavamo a divertirci tra i vicoli di Piglio, ballando e a cantando insieme ai nostri amici”.