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Sarà prodotto ad Anagni – con destinazione l’Europa intera – e sarà basato sulle proteine, a differenza dei due prodotti da Pfizer e Moderna, realizzati con formula mRna; il vaccino antiCovid19 di Sanofi e GlaxoSmithKline vede finalmente la luce, dopo i risultati più che incoraggianti delle scorse settimane quando le stesse aziende avevano annunciato che una singola dose di richiamo del loro candidato vaccino ricombinante adiuvante aveva fornito risposte immunitarie “costantemente forti”.

I risultati preliminari dello studio VAT0002 hanno mostrato che gli anticorpi neutralizzanti sono aumentati da nove a 43 volte dopo la dose di richiamo, indipendentemente dal vaccino primario ricevuto e per tutti i gruppi di età testati.

“Contiamo di investire quest’anno circa 50 milioni sul Paese, nel programma dei 205 milioni previsti per il triennio 2020-2022», dice l’amministratore delegato di Sanofi per l’Italia, Marcello Cattani. Che, a Il Corriere della Sera, spiega: “l’obiettivo è attivare nuove produzioni, con i farmaci innovativi a Scoppito, i vaccini ad Anagni e, in generale, l’ammodernamento digitale, per arrivare all’industria 4.0“.

L’impianto di Anagni è il maggiore per liofilizzati sterili del gruppo e uno dei quattro stabilimenti in Italia. Gli altri sono a Scoppito (L’Aquila), appunto, il più digitalizzato, per i farmaci solidi orali; a Brindisi, per i principi attivi per fermentazione (esportati al 75%, in 86 Paesi); a Origgio (Varese), biotecnologico, per i farmaci di automedicazione.