Giampiero Albertini

Quella di oggi – 27 gennaio – per l’Italia e per il mondo non è una data come le altre; quella di oggi è la Giornata della Memoria, il giorno in cui, 77 anni, fa le truppe dell’Armata Rossa liberavano il campo di concentramento di Auschwitz, rivelando al mondo intero l’orrore di quanto stava accadendo nel cuore dell’Europa

La Giornata della Memoria è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 1° novembre 2005 per ricordare per sempre il genocidio degli ebrei nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Con l’entrata ad Auschwitz delle truppe russe e la scoperta dei campi di sterminio il 27 gennaio 1945 il mondo iniziò – dunque – a rendersi conto davvero dell’immane tragedia che la Seconda Guerra Mondiale aveva causato. 

Per partecipare a questa importante ricorrenza anagnia.com, grazie alla gentile disponibilità e collaborazione della nostra lettrice Roberta, ha deciso di pubblicare questa toccante poesia, scritta da Giampiero Albertini, attore e doppiatore molto noto al grande pubblico soprattutto negli anni ’70 ed ’80 per aver partecipato a numerosi film polizieschi italiani e per aver dato la voce al tenente Colombo, interpretato da Peter Falk

Giampiero, che riposa nel cimitero di Affile, non lontano da Subiaco, pur non essendo ebreo fu catturato e fatto prigioniero dai nazisti che lo rinchiusero nel campo di concentramento di Dachau, città della Baviera

Di seguito la poesia, che è – insieme – una toccante testimonianza di quei tragici fatti e un ricordo affettuoso di questo bravo professionista, venuto a mancare il 14 maggio del 1991.

Sulle terre del Nord dove ancora attendono foreste freddo e crudeli sacrifici ho sentito la spinta verso il basso in vigliacche, improvvise confusioni.

(Inciampavo al peso delle rotaie e di travi annerite. Cercandomi alla sera arrossivo al magro delle braccia). 

Sulle terre del Nord dove nel buio il mio chiostro lontano era uno scrigno popolati di Santi e di limoni ho provato il bruciore solitario di colpe non commesse il bianco neonato di vent’anni in un lavacro assurdo, solo ossa e lividi e strappi della pelle troppo purificata…).

Sulle terre del Nord dove il Natale uccideva i bambini ed i Re Magi seguivano la cometa di bengala ho confuso il Demonio con il Signore, ho invocato pietà da tutt’e due, sono strisciato ai piedi della Morte. 

Albe, incredibili albe mostruose, fango nel cielo e occhi e nuche e schiene tutto nel fango all’alba sprofondava… (il fumo dei cremati era un serpente con la testa inchiodata nell’abisso).

Forse sulle terre del Nord frammenti bruciacchiati di cometa custodiscono intatta la mia infanzia.