Due lezioni d’eccezione per i 147 allievi agenti della Scuola di Polizia Giudiziaria, Amministrativa e Investigativa di Brescia, tenute da monsignor Enrico dal Covolo e dal Dottor Sante De Angelis, rispettivamente Presidente del Comitato Scientifico e Rettore Presidente dell’Accademia Bonifaciana di Anagni. Un invito, nato durante l’apertura dell’anno accademico, svoltosi nel novembre scorso nella città dei papi, quando il Primo Dirigente della Polizia di Stato Dottor Giorgio D’Andrea, ha proposto a tenere le lezioni, che fanno parte del cosiddetto “Percorso valoriale” a questa speciale platea di 147 giovani servitori della Repubblica Italiana, che appartengono al 215° corso di formazione per Allievi Agenti della Polizia di Stato.

Una esperienza davvero edificante sia per i due docenti che per i discenti che prossimamente saranno nominati Agenti in prova, e – ottenuto il giudizio di idoneità ai servizi di polizia, superate le prove d’esame, presteranno il giuramento di fedeltà alla Repubblica “con disciplina ed onore” come ben recita la scritta che sovrasta l’Aula Magna della Scuola Pol. G.A.I. bresciana – saranno assegnati agli uffici sul territorio, dove effettueranno l’ultimo periodo di prova, a chiusura del ciclo corsuale della durata complessiva di sei mesi.

“È un grande piacere trovarmi in questa cattedra oggi – ha esordito il Rettore Presidente De Angelis – dove nel corso degli anni sono passati docenti di alta levatura istituzionale e culturale, non da ultimo, prima di me il Questore della Provincia di Milano Giuseppe Petronzi, e quindi mi sento anche piccolo e indegno, ma con la consapevolezza di cercare di illustrare nel migliore dei modi il tema che mi ha assegnato e che ho voluto intitolare: “Riscoprire la dignità della persona umana”. Un grazie deferente anche al cappellano e guida spirituale di questa particolare Comunità, don Roberto Ferazzoli, con il quale abbiamo organizzato al meglio la presente giornata e a tutti i diretti collaboratori del Dottor D’Andrea, che dallo scorso 5 novembre è anche nostro Accademico Onorario e Premio Nazionale Bonifacio VIII, conferimento che egli ha ricevuto nella cerimonia inaugurale dell’anno accademico 2021-2022, a lui, vada il ringraziamento mio personale e della Accademia Bonifaciana, che rappresento come Rettore Presidente, con la certezza che anche in futuro potrà collaborare con le nostre iniziative”. Riteniamo opportuno, secondo una significativa tradizione di questa Istituzione che ci ospita, la Polizia di Stato, sempre attenta ai problemi della persona e della sua dignità – ha detto De Angelis – affrontare in questa sede la questio­ne della dignità umana con un’esposizione essenziale, che, senza alcun taglio specialistico, offra agli Allievi Agenti, una panoramica sobria e, speriamo, chiara, su un tema peraltro difficile… Che cos’ è, dunque, la dignità umana? Il termi­ne dignità (dal latino dignitas, dignus,) significa eccellenza, nobiltà, valore: perciò degno è ciò che ha valore e quindi merita rispetto. La dignità” della persona umana significa che la persona umana merita assoluto rispetto per sé. La dignità dell’essere umano è un valore cultu­rale che fonda tutti gli altri valori, compresi quelli etici, nonché tutti i diritti a lui riconosciu­ti, perché la dignità umana nasce con la nascita dell’essere umano.

La dignità dell’essere umano è un principio etico, per il quale la persona umana non deve mai essere trattata solo come un mezzo, ma come un fine in sé principio enunciato con chiarezza dal filosofo tedesco Kant, il quale ha scritto testualmen­te: “Gli esseri razionali stanno tutti sotto la legge secondo cui ognuno di essi deve trattare se stesso e ogni altro mai semplicemente come mezzo, bensì sempre insieme come fine in sé”. L’essere umano è, dunque, degno perché è fine in se stesso, con il conseguente divieto assoluto di ogni sua strumentalizzazione, tenuto conto che la dignità non ha prezzo, non è comprabile, né vendibile…”.

“Se la dignità – ha continuato tra l’altro nella sua lezione il Rettore De Angelis – è tutto ciò, ne consegue che essa richiede rispetto: rispetto di sé (risvolto interno) e rispetto dell’altro (risvolto esterno). Il rispetto, inteso come tutela della dignità, diventa un diritto civile del soggetto umano, che ne è titola­re, ma, nel contempo, si pone anche come un dovere giuridico, in base al quale ogni soggetto umano deve trattare l’altro e gli altri individui umani in modo che ognuno possa conservare la propria dignità, con la precisazione che detto dovere di tute­la della dignità di ogni essere umano è un dovere più forte degli altri doveri. Sul punto, si può concludere che la dignità umana è un valore, un principio etico, un diritto e un dovere giuridici, così strettamente connessi tra loro e all’es­sere umano, da dedursi che dignità umana, essere umano e persona umana sono tra loro indissolubil­mente legati”.

A monsignor Enrico dal Covolo, è stato assegnato, invece, un tema altrettanto delicato: la sacralità della vita. “Il nostro dialogo rappresenta un’iniziativa della quale noi tutti cogliamo l’importanza e l’urgenza: l’importanza, perché l’impegno per la salvaguardia della vita, come tutte le forme nobili e alte dell’agire umano, non si improvvisa, ma richiede una formazione seria e accurata, come è la vostra; e l’urgenza, perché si diffonde sempre di più, soprattutto tra i giovani, una certa sfiducia nei confronti della sacralità della vita, sfiducia che – se dovesse condurre a un’emarginazione dal vissuto sociale, o finisse per decretarne l’insignificanza – sicuramente comporterà conseguenze nocive per la libertà, per la democrazia e per la vita stessa. La sfiducia di molti giovani riguarda in generale la politica. Ebbene: sono più che mai convinto che la politica potrà riscattarsi dalla situazione di declino in cui versa – ha esordito il noto Prelato, già Rettore magnifico della Università Lateranense – solo a condizione di recuperare con lungimiranza e profondità di pensiero il suo ancoraggio alla centralità e alla difesa della vita. Di qui l’opportunità, che vorrei fornire a voi quest’oggi, di confrontarci con alcuni dei cosiddetti “principi non negoziabili” riguardo alla vita. Non lo faccio tanto da vescovo – ha sottolineato dal Covolo – ma da persona umana, e soprattutto da salesiano, cioè da educatore che esperimenta ogni giorno di più che senza una scala di valori condivisa è difficile educare le giovani generazioni al senso della vita. E non vi parlerò di “azioni di polizia”, di cui voi siete maestri – o almeno allievi –, e comunque ne sapete assai più di me… Ci chiediamo invece: che cosa si intende per “principi non negoziabili” riguardo alla sacralità della vita? Anzitutto, essi sono dei “principi”, dunque postulati indimostrati, perché dotati di una loro evidenza di ragione; stanno all’inizio, cioè alla base di una successiva argomentazione, destinata ad entrare in dialogo con mores et ius, ossia a ispirare, da una parte, l’organizzazione e lo sviluppo della cultura, dall’altra la regolamentazione giuridica in uno stato di diritto. I principi non negoziabili sono dunque un dato che appare coerente al riconoscimento della ragione, anche a prescindere dalla fede”.

Ed ha concluso: “Di fronte alla testimonianza dei santi che ci mostrano una “via più grande” – quella della carità – ragione e fede acquistano una forza persuasiva ancora più cogente, sicché i principi non negoziabili appaiono realmente dotati di quella verità, di quella bontà e di quella bellezza che niente e nessuno potrà rinnegare. È questo l’ultimo pensiero che desidero condividere con voi, cari amici, anzi una preghiera: il Signore doni e moltiplichi i santi, protettori e amici della sacralità della vita, testimoni e perciò maestri. Sono e saranno essi il discorso più convincente perché i principi non negoziabili tornino a essere il fondamento di una convivenza umana più giusta e pacifica per tutti e per ciascuno; per costruire stabilmente quella civiltà dell’amore, dove ogni uomo, dal suo concepimento fino alla morte naturale, sia rispettato e onorato per la sua inalienabile dignità”.

La giornata accademica bresciana, iniziata con la visita di cortesia al Vescovo diocesano monsignor Pierantonio Tremolada, è terminata con la celebrazione del precetto natalizio che lo stesso presule della Bonifaciana, ha presieduto nell’Aula Magna.