il prof. Giovanni Stella

Se è vero che il tempo tutto oblia, è pur vero che ci sono persone o cose che restano nel tempo più di altre.

La storia dei popoli e delle comunità è alimentata da fatti, intuizioni e conoscenze che altri, prima di noi, hanno coltivato e consegnato al progresso delle generazioni a seguire.

Giovanni Stella, per amore o per destino, ha lasciato alla comunità di Anagni e al mondo della cultura un patrimonio che è ricchezza e rendita che va ben oltre il travagliato corso della sua vita.

Appare doveroso, ad un anno dalla sua dipartenza, favorire un’aperta riflessione su quanto del suo prezioso lascito sia stato raccolto da chi oggi vive, indirizza o governa la città di Anagni. Considerazioni che aiutino a non disperdere il valore di quella visione città tanto cara al prof. Stella.

Senza entrare in improponibili paralleli tra persone di ieri e di oggi, opportuno è osservare alcuni dei temi più caratterizzanti del pensiero e dell’attività di Stella, in ambito culturale, monumentale e strategico, finalizzati alla tutela e sviluppo qualitativo della città di Anagni e del suo territorio.

Vittorio Sgarbi e Giovanni Stella

Componenti del paradigma sono senz’altro il Teatro Medievale nel settore della cultura, il Palazzo Civico in quello monumentale e l’Abbazia della Gloria nella visione del territorio.

IL FESTIVAL DEL TEATRO MEDIEVALE E RINASCIMENTALE

uno spettacolo del Festival del Teatro medievale e rinascimentale di Anagni (foto di Daniele Fredella)

E’, forse, l’intuizione più alta e il prodotto più naturale che Giovanni Stella ha lasciato alla città ed al mondo della cultura. Un’eccellenza nazionale e internazionale capace di proiettare Anagni nei più alti circuiti dell’arte e del dibattito culturale. Negli anni Novanta, Piazza Innocenzo III, ma anche l’allora Piazza della Pace sotto le trifore di Palazzo d’Iseo, come pure il cortile della Badia della Gloria, si riempivano di amanti del teatro ed artisti provenienti da ogni dove. In quelle settimane di luglio le rassegne stampa delle grandi testate nazionali parlavano di Anagni – Città del teatro Medievale e atti e pubblicazioni multilingue seguivano all’immancabile convegno che si svolgeva in municipio nella Sala della Ragione. Il teatro come viaggio formativo nella storia, ma anche come espressione creativa dell’anima cittadina, come purezza artistica senza filtro e captatio benevolentiae verso un pubblico di per sé assai partecipe. Una dialogia alta con la storia dell’Anagni medievale senza alcun ripiegamento al linguaggio massivo della contemporaneità. La Giovanna d’Arco creata e interpretata ad Anagni in prima assoluta dalla superlativa Monica Guerritore, La Mandracola di Machiavelli con Mario Scaccia o il Riccardo III con Enrico Montesano sono solo riferimenti dei tanti cartelloni proposti dal prof. Stella.

Il primo anno senza la persona di Giovanni Stella doveva essere l’anno del riconoscimento della sua figura, storicizzandola nella sua manifestazione di eccellenza nell’Anagni culturale.

Della sua creatura, invece, collocata a seguire le feste patronali, nessuna straordinaria valorizzazione. Al di là dello Omaggio a Dante da parte di un grande Michele Placido e una coinvolgente animazione del Poema da parte di un giovane regista, il Festival Medievale 2021 è parso scivolare in un eclettismo scenico e contenutistico avulso dalla storia e dal valore intrinseco del Festival di Giovanni Stella. Tecnicismi, improvvisazioni, cori sulle note dell’Inno di Mameli poco hanno a che fare con quel Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale storico e identitario della città di Anagni. Al di là delle rituali soddisfazioni di facciata, qualche riflessione andrebbe spesa sulla rispettosa contestazione di quel pubblico che ha lasciato anzitempo le sedie, o che non le ha proprio occupate, nonché sullo smarrimento creato dalla nota stampa amministrativa “abbiamo deciso di fare di Anagni il punto di rottura del panorama culturale provinciale dando spazio ad iniziative d’avanguardia anche modernizzando, grazie alla collaborazione della direzione artistica e teorico-critica, il Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale per proiettarlo verso una dimensione nuova che gli dia quella reale funzione di evento di portata nazionale che ha conquistato grazie anche al riconoscimento regionale”.

Doveroso riflettere, perché il Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale è intuizione precisa del prof. Stella nella forma, nel metodo, nei riferimenti, nei contenuti. Il Festival è storia, è investimento di risorse pubbliche e private, è patrimonio che va salvaguardato al pari degli altri importanti beni culturali della città.

IL PALAZZO COMUNALE DI ANAGNI

il palazzo comunale di Anagni

Dopo il tema del teatro, una seconda riflessione appare doveroso riservarla a Palazzo d’Iseo. Il Palazzo civico Jacopo da Iseo ha sempre rappresentato per il prof. Stella il monumento simbolo della città di Anagni. La splendida Sala della Ragione era il luogo sacro per eccellenza della città laica, culturale e civile; cuore del confronto politico, amministrativo e culturale in uno dei Palazzi comunali più antichi d’Italia. E’ nella storia, quel lontano 1159 quando emissari dei comuni lombardi, tra cui l’architetto Jacopo da Iseo, giunsero ad Anagni su convocazione di papa Adriano IV, per costituire la Lega Lombarda da opporre alle mire egemoniche di Federico Barbarossa. Un edificio articolato che nasce proprio come Palazzo civico o della Ragione ancor prima dei palazzi civici delle stesse città lombarde impegnate a difendere autonomie amministrative dal sovrano svevo. Giovanni Stella, anche attraverso la promozione di sole adeguate iniziative, ha sempre inteso salvaguardare le peculiarità culturali, storiche e monumentali di Palazzo d’Iseo, simbolo dell’Anagni civile, medievale e moderna. Dopo solo un anno dalla morte di Stella, o anche a prescinderne, appare assai opinabile il collocare questo gioiello storico – monumentale nell’ambito dell’iniziativa regionale rivolta alle “dimore e giardini storici del Lazio” di cui alla L.Reg.le n 8 del 20 06 2016. Il municipio di Anagni non alberga in una vecchia dimora storica, esso è Palazzo Comunale sin dalla sua lontana nascita! Ancor più opinabile l’utilizzo del suo prezioso portico, parte essenziale della monumentalità dell’edificio, in area parcheggio selvaggio o di servizio tavoli da bar o ristorante. La piazza contigua Giovanni Paolo II sarebbe certamente luogo più consono per il rispetto degli obblighi imposti dalle normative anti covid-19.

LA BADIA DE “LA GLORIA”

la badia de “La Gloria”

Nel ricordo dell’opera di Stella non può mancare la Badia della Gloria. Nel vasto complesso monasteriale, nato nel XIII secolo per volontà di Gregorio IX, Giovanni Stella avrebbe voluto realizzare un centro culturale polivalente per proiettare Anagni nei circuiti delle giovani generazioni del continente europeo. Una visione lungimirante, una realizzazione amministrativa rimasta incompiuta. L’edificio, acquisito dal Comune e parzialmente ristrutturato negli anni ’90, ha rappresentato una sfida continua arenatasi, purtroppo, nelle sabbie mobili della politica. Ciononostante Giovanni Stella non ha mai mancato ogni opportunità di valorizzazione, nello stato di fatto, come spazio teatrale e set cinematografico. Ad un anno dalla sua scomparsa, ed a seguito di precedenti furti delinquenziali sulla struttura, sembrerebbe che tale vocazione sia concretamente dimenticata dagli attuali amministratori cittadini. Orfano di tanta visione, il complesso ha visto crescere in questo buioso anno l’invadenza di edere e rovi che ne avvolgono un’importante parte perimetrale.

Raccogliere l’eredità di un uomo straordinario nel sapere e nel fare sarebbe stata una sfida giusta ed ambiziosa. Intitolare il Festival Medievale e Rinascimentale al nome di Giovanni Stella sarebbe stato doveroso. Tralasciare o minare un così importante patrimonio di cultura e identità cittadina apparirebbe atteggiamento ingrato e dannoso per lo sviluppo della città.

Anagni vale la sua storia e i suoi monumenti, le sue tradizioni e i suoi investimenti, vale la lungimiranza delle sue persone migliori. E Giovanni Stella ne è senza dubbio uno degli esempi più chiari!

Ricordare il prof Stella è coltivare quel suo Valore Anagni che la storia ha regalato ad una comunità forse non ancora del tutto consapevole della sua grande ricchezza.

articolo a cura del dott. Nello Di Giulio