Saxa Gres

Il ricorso proposto dal Comitato Residenti Colleferro, dall’Associazione Anagni Viva, dall’Associazione Retuvasa Onlus nei confronti di Saxa Gres S.pA. è stato “definitivamente” dichiarato improcedibile dal Tar del Lazio Sezione Prima Quater.

Qui la sentenza, in formato .pdf.

“Si chiude così una vicenda assolutamente infondata, che ha avuto il solo effetto di inasprire un clima fino a quel momento assolutamente sereno e collaborativo tra azienda e territorio”, è scritto in una nota inviata a questa redazione dall’ufficio Stampa di Saxa Gres.

Il Tar ha ribadito la decisione di respingere il ricorso “per carenza di interesse, perché anche l’eventuale accoglimento non potrebbe determinare il venir meno degli effetti del successivo provvedimento divenuto ormai inoppugnabile”.

“In pratica – è scritto ancora nella nota – quel ricorso era assolutamente inutile, nessun effetto pratico avrebbe potuto determinare, non metteva in discussione né il ciclo di lavorazione né l’uso di materiali riciclati nella realizzazione dei prodotti Saxa Gres. Attaccava soltanto un passaggio procedurale, superato poi dai fatti e dai passaggi successivi”.

“Siamo sempre stati fiduciosi nella Giustizia e non temevamo che potesse esserci altro tipo di pronunciamento – prosegue la nota di Saxa Gres – non possiamo fare a meno di esprimere la nostra amarezza di fronte a ricorsi pretestuosi. Che nulla fanno a vantaggio del territorio, dei lavoratori, della crescita dell’economia locale nel suo insieme. Questo tipo di ricorsi ha il solo risultato di ingenerare confusione nella popolazione, alimentando un clima di scontro assolutamente inutile e non necessario. Soprattutto in questo momento in cui i costi dell’energia e delle materie prime stanno mettendo seriamente a rischio la produzione industriale in tutto il Paese”.

“Anche sul biodigestore, ci troviamo nella stessa situazione: una narrazione fantasiosa, condita da elementi talmente assurdi da sfidare le più elementari basi sul funzionamento di un impianto di compostaggio e biogas. Il nostro progetto è fermo da 5 anni nonostante la legge preveda un iter di 180 giorni. Viene raccontato strumentalmente male ai cittadini e disegnato come un mostro, quando invece non è altro che un impianto che digerisce sfalci del verde e scarti di cucina”.

“Ma soprattutto produce gas bio, col quale tenere in piedi le fabbriche che oggi rischiano di doversi fermare per la speculazione sulle materie prime, nonostante il raddoppio degli ordini anno su anno”.