la zona industriale di Anagni nel cuore della valle del Sacco

Per chiarezza, ma soprattutto per sconfessare i tentativi di strumentalizzazione che certa propaganda mette puntualmente in atto quando voci autorevoli partecipano posizioni strenuamente avverse al mostruoso biodigestore ipotizzato per Anagni, quale Medico referente per Anagni dell’Associazione Medici per l’Ambiente di Frosinone e Provincia mi corre obbligo rappresentare che, come sono state stravolte le parole del Vescovo di Anagni in occasione dell’ omelia della Celebrazione di San Magno, alla stessa stregua è stato attuata la mistificazione e strumentalizzazione di quanto emerso nel Convegno dello scorso 22 ottobre, tenutosi presso la Sala della Ragione in Anagni, organizzato dall’Associazione Medici per l’Ambiente.

Qualora fosse ancora necessario dopo cinque anni di informative in merito portate in ogni ambito, ribadisco la posizione dell’Associazione Medici Ambiente inequivocabilmente e strenuamente contraria ai biodigestori anaerobici a fermentazione liquida delle migliaia di tonnellate di umido, con le quali le società Saxa Gres e SAF ad Anagni, Maestrale a Frosinone e Recall a Patrica, sono pronte a sommergere ed asfissiare le genti della Ciociaria.

Siamo i Medici che nel silenzio più assordante degli organi preposti e aldilà dei precipui compiti sanitari, si stanno facendo carico di ricercare una soluzione dignitosa e quantomeno accettabile della gestione dei rifiuti organici urbani prodotti a Frosinone e Provincia. Con pragmatismo stiamo cercando di affrontare il tema della possibile risoluzione, tenendo conto di due aspetti fondamentali:

– la gestione del quantitativo corrispondente esclusivamente alla produzione reale e locale dei comuni: se Frosinone produce 4000 tonnellate di umido, deve smaltirne 4.000 e non 50.000 come da progetto dell’imprenditore privato società Maestrale; se Anagni produce 2.000 deve smaltirne 2.000 e non 84.000 come da progetto di Saxa Gres e SAF; se Patrica produce 1.000, deve smaltirne 1.000 e non centomila come da intento della Recall.

– la modalità della biodigestione che dovrà aborrire la fermentazione liquida responsabile di ampia produzione residua di sovvallo e di rifiuti speciali destinati a discarica e stoccaggio speciale, con esito tombale di quell’economia circolare, falsa propaganda dei proponenti i biodigestori di immensa portata di Frosinone, Anagni e Patrica.

Riteniamo che se di biodigestione si dovrà parlare, ci si potrà indirizzare solamente verso piccoli impianti, che si occupino delle quantità proprie di ciascun territorio, che lavorino a secco e non con consumo di acqua, senza produzione di residui speciali, ma al contrario con formazione di vero e controllato compost riutilizzabile come ammendante. Un circuito chiuso di vera economia circolare a gestione, peraltro, rimessa alle singole amministrazioni, con utili economici a ricaduta positiva su tutta la cittadinanza dei diversi comuni. Affrancati da chi, per interessi legati agli incentivi del biogas ed agli affari dei rifiuti, propaganda mega biodigestori e invasione indiscriminata di immondizia, attratto irresistibilmente da cospicui e proficui ritorni economici, senza scrupolo della salute altrui Prossimità e contiguità, nel trattamento dei rifiuti.

Da considerare il compostaggio aerobico, che resta prima scelta per l’Europa, oltre altri mezzi di riconversione in itinere, quali la decomposizione termochimica o la dissociazione molecolare, che si spera apportino possibilità ancora superiori in termini di riduzione dell’inquinamento. A conferma e sostegno del nostro pensiero giunge la recentissima sentenza della Corte di Giustizia Europea emessa l’11 novembre 2021, che intima di sottostare al principio di autosufficienza e di prossimità nel trattamento dei rifiuti urbani, condannando alchimie e magheggi dei codici applicati ai rifiuti.

Codici per cui la SAF, uno dei due attori principali l’annunciata tragedia ambientale del biodigestore di Anagni, appena lo scorso 5 novembre campeggiava nella cronaca giudiziaria di un organo di stampa locale. L’articolo riportava dell’udienza che vede coinvolta la SAF (società appartenente ai comuni e alla provincia) nell’indagine “operazione maschera”. Ha inquietato leggere che: ”…il procedimento riguarda poi la presunta truffa sui rifiuti organici”.

Secondo le accuse i Comuni pagavano per il trattamento dell’umido nell’impianto SAF di Colfelice, ma la frazione organica senza essere lavorato e con trattamento inadeguato sarebbe stato portato in discarica ….al centro dell’indagine la presunta irregolarità dei cosiddetti codici a specchio, nell’analisi, nella classificazione e quindi nello smaltimento dei rifiuti pericolosi, catalogati secondo l’accusa come non pericolosi…”.

La SAF, quella stessa di cui il presidente, in una intervista giornalistica, ne definiva il ruolo di controllore del processo delle fasi di lavorazione del biodigestore di Anagni. Certo però, che laddove i reati rappresentati nell’inchiesta “operazione maschera” trovassero conferma accusatoria nei confronti della SAF, non si sarebbe potuta individuare azienda più fantasiosamente inidonea da affiancare al privato, nel controllo e nella compartecipazione pubblica del biodigestore di Anagni. Se poi si dovesse assistere anche all’utilizzo dei codici dei rifiuti in capo alla SAF, verrebbero meno anche le parole.

Antonio Necci

articolo a cura del dott. Antonio Necci, referente per Anagni dell’Associazione Medici di famiglia per l’Ambiente