Valle del Sacco

Nei giorni scorsi – nella sede del Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio a Roma – si è svolta l’udienza relativa all’appello sul ricorso proposto da Anagni Viva, Rete per la Tutela della Valle del Sacco (Retuvasa) e Comitato residenti Colleferro contro la Regione Lazio e i Ministeri della Transizione Ecologica e della Salute, non costituiti in giudizio, nei confronti di Saxa Gres S.p.a., per la riforma della sentenza del TAR che aveva dichiarato improcedibile il ricorso presentato contro la produzione di un gres porcellanato con recupero di scorie da termovalorizzazione di rifiuti pericolosi.

In sede giurisdizionale il Consiglio di Stato aveva accolto l’Appello dei ricorrenti e, per l’effetto, aveva annullato la sentenza n. 12805/2020, resa dal TAR per il Lazio, e rimesso la causa al giudice di primo grado (TAR) ai sensi dell’art. 105, comma 1, c.p.a.

Nell’udienza che si è svolta, le ragioni dei ricorrenti sono state rappresentate dal legale del coordinamento ambientale di Anagni e Colleferro e – quindi – delle associazioni Anagni Viva, Re.Tu.Va.Sa., Raggio Verde, Diritto alla Salute e Comitato Residenti Colleferro, avv. Vittorina Teofilatto; tali ragioni – è spiegato in una nota inviata a questa redazione “sono supportate da osservazioni e documentazioni raccolte con esclusiva attenzione alle conoscenze tecnico- scientifiche relative all’oggetto del ricorso“.

Si attende la sentenza ora in decisione e si sottolinea che le cssociazioni ricorrenti sono parte attiva del
coordinamento ambientale di Anagni e Colleferro, impegnato, da oltre un decennio, nel contrastare le problematiche, note e meno note, relative all’inquinamento ambientale.

“Negli ultimi mesi – è scritto ancora nella nota inviata a questa redazione – il nostro Coordinamento è impegnato contro la realizzazione di un biodigestore, da realizzarsi nel territorio di Anagni, per smaltire 84.000 tonnellate di rifiuti solidi urbani. Tale progetto è collegato a quello della produzione di un gres porcellanato con scorie da termovalorizzazione di rifiuti pericolosi”.

“E’ una sfida che mette in gioco non soltanto la sostenibilità ambientale del territorio e la tutela della salute dei residenti, ma le sue residue aspirazioni allo sviluppo delle potenzialità di investimenti economici, di richiami ad un turismo accessibile e competitivo con le realtà esistenti e ben altrimenti promosse ed operanti nella Provincia e nella Regione“, fanno sapere poi le associazioni che concludono: “è una sfida che richiederà chiarezza di intenti, individuazione di strumenti efficaci, collaborazione dei cittadini per raggiungere l’obiettivo della revisione/annullamento delle autorizzazioni concesse”.