la cattedrale di santa Maria Annunziata ad Anagni

Anagni è sempre stata considerata una città sacra “fere vicina sideribus” “quasi vicina alle stelle” e vanta un considerevole numero di santi, sia di origine anagnina sia che si sono soffermati nella nostra città sia che qui sono sepolti.

Curiosamente, ma poi non tanto, c’è una decisa prevalenza di sante a cominciare da Santa Secondina, Santa Aurelia, Santa Neomisia, Sant’Oliva ecc.. ma una è particolare, una su cui mi voglio soffermare: Santa Serenilla.

Questa Santa merita un’attenzione speciale perchè non è stata beatificata in virtù di miracoli ma fece parte di quella lunga schiera di Santi che sono divenuti tali perchè martiri cristiani che subirono il martirio all’alba dell’era cristiana, ma la nostra Serenilla ha un valore aggiunto: fu martirizzata a soli 22 mesi! Ho scritto bene, non ci sono errori, una bimba di soli 1 anno e 10 mesi subì il martirio 1600 anni fa.

Questa storia credo che colpisca la sensibilità di tutti in modo speciale, come ha colpito la mia nel profondo. Oggi Serenilla riposa nella Cappella Caetani nella Cattedrale di Anagni.

Furono Mons. Marangoni e Mons. Boldetti, due celebri storici e epigrafisti, che – agli inizi del 1700 – regalarono a Mons. Gregorio Lauri il corpo di Serenilla insieme alla lapide, una lastra in “breccia coralina” con la dedica in greco ed un’ampolla in vetro che si trovava all’interno del loculo.

Non sappiamo esattamente da quale catacomba proveniva il corpo della santa (forse da Anagni?) ma il Vescovo Lauri la volle per la cappella che, prima appartenente alla sola famiglia Caetani, era diventata anche luogo di sepoltura della famiglia Lauri, imparentatasi con la prima.

Sulla lapide inserita fra due colombe incisa c’è la scritta in greco che, tradotta, recita: “Serenilla vergine che visse anni uno e mesi dieci qui giace in pace. Il giorno prima delle calende di gennaio (31 dicembre – n.d.r.)”. Al di sotto è raffigurata una lucerna, naturalmente spenta, che qualcuno ha interpretato come un vascello. A proposito dell’ampolla di vetro che si trovava all’interno del loculo vicino al corpo, questa dimostra inequivocabilmente che Serenilla era stata martirizzata.

“Si conservavano fra le reliquie della sacrestia: le ceneri e l’ampolla” e l’urna che le contiene ha scritto: SA SERENILLA V. ET M. QUE VIXIT AN.UNUM MENS UNUM” così riporta il X. Barbier del Montault in Annales Archeologiques Parigi 1856.

Forse nell’ampolla veniva conservato il sangue della Santa, non so se questa urna con le reliquie esiste ancora. Voglio approfittare di questa occasione per precisare che oltre alla presenza dell’ampolla esiste un’altro segno del martrio, della tragica fine di Serenilla, la dizione: in pace, perchè come scrive il canonico Pietro Saletti in “Epitaffio della Santa Martire Lea, Milano 1836”: “la formula ‘in pace’ era prerogativa dei martiri onde farci testimonianza che già conseguirono questa medesima pace nell’atto stesso, che vittoriosi diedero termine al loro combattimento”.

C’è in questa iscrizione qualcosa che mi arriva in fondo al cuore e di cui mi piace rendervi partecipi: l’amore che trasuda da queste parole. Innanzitutto, d’accordo con Barbier de Montault, “io farò solamente osservare che Marangoni o altri si possono essere sbagliati sul termine PARTENOS che non indica la “verginità” di una fanciulla di quasi due anni, ma semplicemente il nome “cognomen” di Serenilla. I nomi-epiteti: clemens, felicissimus, probus, faustus, Victor ecc.. sono comuni in questa epoca”.

Quindi anche io non credo che il termine PARTENOS che ho tradotto con vergine indichi una verginità fisica, a 22 mesi non poteva essere altrimenti, ma vuole con forza evidenziare la sua fanciullezza ed innocenza immacolata come anche la specifica dell’età e la data della morte fanno sentire il fortissimo affetto dei genitori (o parenti) per questo piccolo angelo.

Molti sono i bimbi sepolti nelle catacombe ma pochi di così tenera età; all’epoca la mortalità infantile era frequente e non sempre i cadaveri venivano messi in loculi, e pochissimi potevano avere una tale manifestazione di amore. Santa Serenilla non è Santa per miracoli fatti ma perchè ha subìto il martirio e il valore aggiunto di cui ho scritto e cioè la tenerissima età la fa essere simbolo di tutti quei bambini strappati a questa vita dalla violenza degli adulti; questa è la sua santità: l’essere testimone di un atroce delitto che, purtroppo, ancora oggi è ferocemente attuale.

Ad Anagni abbiamo, grazie a Serenilla, la possibilità di creare un’occasione per riflettere e far riflettere a livello nazionale su un crimine molto diffuso fissando nel giorno della morte, 31 dicembre, o della nascita, 30 ottobre, una giornata in memoria delle vittime di infanticidio.

Intanto, però, io personalmente avrei avuto il desiderio di rendere omaggio a Santa Serenilla con una visita sulla sua tomba, porvi un fiore e dire una preghiera ma non è possibile, bisogna fare un biglietto. Ė incredibile! Avrei voluto mostrarvi con delle foto la lapide e, se ci sono, le reliquie con l’ampolla e questo per creare interesse su questa storia e farne il simbolo di cui ho parlato, ma c’è da fare un biglietto.

Mi sarebbe piaciuto da anagnino poter accedere ad un luogo sacro che fa parte del nostro patrimonio culturale e tradizionale, ma c’è da fare un biglietto. Mi sarebbe piaciuto il 30 ottobre, giorno del suo compleanno, portare un fiore sulla tomba di Santa Serenilla, ma c’è da fare un biglietto.

Suggerisco, allora, per chi vuole, di lasciare un fiore davanti all’ingresso della cattedrale presso un cartello che metterò con scritto: IN MEMORIA DI SANTA SERENILLA, IL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO, 30 OTTOBRE 2021.

articolo a cura di Guglielmo Viti, archeologo