Continua ad aumentare il costo del metano: dagli inizi di ottobre, in tutti i distributori di carburante del territorio nazionale il costo di questo prezioso idrocarburo è praticamente raddoppiato rispetto a qualche mese fa arrivando a sfiorare, in diversi casi, i due euro al kilogrammo.

Diverse le ragioni di questo aumento, che sta mandando su tutte le furie molti automobilisti italiani: la crescita esponenziale che, ormai da più di un anno, caratterizza il mercato del gas metano (e che ha causato anche gli aumenti record del costo dell’energia); l’esaurimento degli stoccaggi nei siti europei dovuti ad un inverno più lungo del previsto; la ripresa produttiva in Asia, con Paesi come la Cina e l’India che hanno ricominciato ad importare (a prezzi alti) enormi quantità di gas dai Paesi produttori; la produzione di GNL (gas naturale liquefatto) americana quasi completamente assorbita dai Paesi asiatici (o comunque verso mercati disposti a pagare prezzi maggiori); i tagli delle forniture dalla Russia, il principale fornitore di gas per Europa e Italia; la dipendenza dell’Italia da questa particolare fonte energetica considerando che il gas è impiegato per produrre quasi la metà dell’energia nel nostro Paese e, non essendo produttori, dobbiamo importarlo dall’estero.

Il caso di Anagni

Fatta tale necessaria premessa, aumenti record – in qualche caso ben oltre i parametri registrati nel resto del Paese – sono stati registrati in provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni, dove solo due giorni fa un kilogrammo di metano era arrivato a costare 2.199 euro.

A segnalarlo alla nostra redazione era stato un nostro affezionato lettore anagnino, Silvio, che ci aveva scritto: “volevo sottoporvi una strana situazione che riguarda i prezzi del gas metano da autotrazione: è noto che in questi giorni i prezzi del metano in Italia stanno subendo notevoli incrementi che peseranno nelle tasche dei cittadini nei prossimi mesi. Tuttavia è meno chiaro come giustificare differenze di prezzi enormi tra i vari distributori di metano da autotrazione. Vi faccio tre esempi di stamattina 12 ottobre 2021″.

A seguire, Silvio ci ha fornito i tre esempi di cui sopra riportando i prezzi del metano praticati – nell’arco temporale di circa due ore – da tre distributori con sede il primo a Roma Anagnina (1,199 eur/kg), il secondo a via Ardeatina, sempre nella Capitale, (1.399 eur/kg) e il terzo ad Anagni dove il prezzo per kg del metano era di 2.199 euro.

“Ora – ci ha spiegato Silvio – essendo possessore di auto a metano, non riesco francamente a giustificare una tale discrepanza di prezzi, che vede il distributore di Anagni con prezzi quasi il doppio rispetto a distributori di Roma”.

“Mi spiacerebbe che si stesse approfittando di un fatto oggettivo come quello dell’aumento del prezzo del metano in italia per effettuare manovre di bassa speculazione. Spero Voi riusciate a fare chiarezza”, ha concluso Silvio allegando tre foto scattate nella mattina del 12 ottobre con i tabelloni dei prezzi dei tre distributori sopra citati e che, per ovvi motivi di riservatezza, abbiamo preferito non pubblicare integralmente.

La parola ai gestori dell’impianto di distribuzione di carburante anagnino: “non è colpa nostra”

“Un aumento del quale non siamo responsabili – spiegano i gestori del distributore anagnino contattati telefonicamente da questa redazione – in realtà si tratta di prezzi imposti dalla società titolare dell’impianto e che siamo tenuti ad applicare. Del resto la richiesta di metano in questo momento è alta, per il combinarsi di diversi fattori; certamente nelle prossime settimane tali prezzi continueranno ad essere alti e si alzeranno anche negli altri impianti. Resteranno così per diversi mesi e, si spera, solo dall’anno prossimo si potrà assistere ad un calo“.

Cosa possono fare, dunque, gli automobilisti a fronte di tale spiacevole evenienza? Poco, in realtà, salvo – ove possibile – tenere sotto controllo i prezzi dei distributori della zona e rivolgersi a quelli più convenienti, nell’attesa – forse vana – dell’intervento a gamba tesa del Governo finalizzato a calmierare i prezzi, ad esempio intervenendo sull’IVA come fatto per il gas da riscaldamento, e, sul lungo periodo, provando a far diventare sempre meno dipendente il nostro Paese dal gas per la produzione elettrica.