Una battaglia di civiltà a favore della sostenibilità ambientale e a tutela della salute pubblica, con un obiettivo importante che è quello di opporsi fermamente e con convinzione a quello che è ritenuto un tentativo di scempio per l’economia, il territorio e – appunto – la salute: il progetto di realizzazione di un biodigestore di rifiuti in località Paduni, zona industriale di Anagni. Sono combattivi e determinati, nei termini che la Legge mette a disposizione, i membri del comitato “No al biodigestore Anagni” che ieri pomeriggio – mercoledì 25 agosto – hanno dato appuntamento nel giardino Ousmane, nei pressi del Convitto Nazionale “Regina Margherita”, agli organi di informazione locali per presentare le azioni che si intendono intraprendere per contrastare la costruzione di tale impianto.

“Il nostro non è un “no” all’impresa o all’imprenditore, non è un “no” alla tecnologia, non è un “no” alla economia circolare – ha spiegato l’avv. Luca Santovincenzo, presidente dell’associazione Quartiere Cerere e portavoce pro-tempore del movimento – il nostro è un “no” ad un progetto che non porta benefici alla comunità e che non va fatto nel nostro territorio“.

“Il progetto del biodigestore di Anagni parte da lontano e a luci spente”

“Prima del consiglio comunale, eccetto le associazioni e i cittadini che partecipavano alla conferenza di servizi, nessuno aveva mai acceso i riflettori su questa iniziativa”, ha spiegato Santovincenzo.
“Si sapeva di un progetto promosso da una azienda privata, un progetto che era ancora in fase di valutazione in sede amministrativa.Però nessuno tra i rappresentanti delle Istituzioni aveva mai informato la cittadinanza di quello che si è appreso il 24 giugno in consiglio comunale. Il biodigestore è stato presentato come un progetto praticamente pubblico”.

“E’ stata annunciata la partecipazione di SAF ed è stato magnificato il benestare della maggioranza dei Sindaci dei 91 comuni della Provincia. E’ stato annunciato il rilascio di un parere favorevole da parte del Comune di Anagni e si è cercato di rassicurare la popolazione sul rispetto della legge e sulla mancanza di effetti inquinanti. Si è scoperto che, mentre tanti si affannavano a chiedere l’isola ecologica, oppure un parco per bambini o addirittura la riapertura dell’ospedale, l’amministrazione comunale si prodigava, con il proprio assenso, a far diventare Anagni la città dei rifiuti”.

“Il 24 giugno – ha aggiunto l’avv. Santovincenzo – si è capito che, ancora una volta, la nostra città stava subendo una decisione calata dall’alto, come era avvenuto per l’Ospedale. Un film già visto. Una decisione che avrebbe condizionato il futuro della nostra terra e dei nostri figli: 84mila tonnellate di rifiuti organici trattati ad Anagni, senza alcun rispetto della moratoria votata nel 2017, moratoria approvata all’epoca proprio in considerazione del contesto ambientale di Anagni e della Valle del Sacco. 84mila tonnellate di rifiuti destinati ad alimentare un progetto imprenditoriale privato, con il beneplacito della politica provinciale e comunale”.

“Le ragioni del NO sono il frutto di studio e analisi svolta con senso di responsabilità”

“Sappiamo bene che i rifiuti vanno trattati – ha poi proseguito Santovincenzo – però, e c’è un “però” come anche nelle recenti parole del nostro Vescovo, i rifiuti non vanno tutti trattati in un unico luogo e le decisioni vanno prese con l’accordo sociale e con una analisi responsabile delle criticità ambientali”.

“Trattare 84mila tonnellate di rifiuti organici con un impianto di biodigestione in una città che ne produce 2mila, in una Provincia che non arriva a 40mila, significa segnare un territorio”.

“E la Valle del Sacco ha già dato. Siamo in area SIN, siamo in una terra che ha dato troppo in termini di inquinamento, di consumo del suolo, di malattie e di vite umane”.

Una cosa è trattare i rifiuti. Altro è generare profitto dai rifiuti

Il PGR del Lazio prevede il trattamento di rifiuti secondo un principio di “prossimità” ed un approccio “multilivello”.

Ciò significa – secondo gli aderenti al movimento – che i rifiuti non vanno trattati tutti in un unico posto e vanno trattati con sistemi differenziati, dunque con vari sistemi tra cui ad esempio compostiere domestiche e compostiere di prossimità ed anche piccoli impianti di biodigestione. Piccoli.

“Dichiarare che il biodigestore di Anagni risolverà il problema dei rifiuti organici della Provincia significa quindi non rispettare il PRG del Lazio”. è scritto in una nota inviata a questa redazione.

“Dichiarare che l’ARPA renderà il parere nella fase successiva dell’ITER significa violare la legge, perché il parere sulla compatibilità ambientale si dà in sede di VIA e non si rinvia“.

“Dichiarare che il Comune non è competente significa violare la legge, perché la legge prevede un giudizio “tecnico” del Comune e nel caso specifico non è stato dato, perché c’è solamente stato un inaccettabile parere immotivato del Sindaco”.

Secondo il movimento “No al biodigestore”, lasciar intendere che si tratta di un progetto pubblico è un inganno: “di pubblico non c’è nulla, perché non è un’opera pubblica e perché la collettività non avrà alcun beneficio”.

“Dichiarare che la serietà delle aziende scongiura i rischi di esplosione, i rischi di inquinamento e di emissioni di cattivi odori non ci garantisce e non ci tutela. Non ci garantisce perché le cose cambiano, le proprietà delle aziende e i manager cambiano. I sindaci cambiano. Le persone cambiano. Oggi magari ci sono persone serie e responsabili. Ma domani?”

Per questo nasce il movimento

Dopo il consiglio aperto i liberi cittadini, le associazioni, i comitati e i politici contrari al progetto hanno iniziato una serie di incontri, volti coordinare una azione di contrasto.

Al confronto hanno iniziato a partecipare in tanti, a partire dai consiglieri di opposizione rappresentati da Nello Di Giulio e Fernando Fioramonti, per arrivare ai vari gruppi che hanno manifestato contrarietà al progetto, tra cui Legambiente Anagni ieri rappresentanto dalla dott.ssa Rita Ambrosino, presidente; il movimento Crescita Comune rappresentato da Maria La Pastina, il Quartiere Cerere, la Rete dei Cittadini, Re.Tu.Va.Sa, Anagni Viva, Diritto alla Salute, liberi cittadini residenti nella Valle del Sacco e anche membri di gruppi politici vari, tra cui Sinistra Italiana, il circolo del Partito Democratico di Anagni, Anagni Libera e altri di area civica.

“Il movimento – spiegano gli aderenti – nasce quindi subito e subito c’è stata massima disponibilità da parte nostra ad essere inclusivi. Tutti i comunicati, fin dal primo comunicato, sono stati condivisi e aperti.Il 16 agosto, dopo vari incontri e confronti, abbiamo deciso di chiamarlo “movimento”.Il movimento non impedisce a nessuno di prendere iniziative parallele, anzi. L’importante è che l’obiettivo comune sia chiaro, sono due lettere: NO”.

“Abbiamo rinunciato alle ferie per lavorare a questa iniziativa.Abbiamo tolto tempo alle famiglie e ai nostri figli. Abbiamo speso energie e anche denaro. Lo abbiamo fatto per senso di responsabilità e perché riteniamo giusto dare un contributo serio al bene comune”.

“Abbiamo partecipato a tante iniziative, alcune senza clamori e in silenzio; abbiamo collaborato con alcuni dei rappresentanti delle istituzioni: nell’esposto al Prefetto per consiglio comunale di Anagni 24 giugno mettendo a disposizione la pagina Facebook per i loro comunicati consentendo la diretta streaming e le magliette per l’assemblea pubblica nella proposta di delibera dei consiglieri di minoranza di Sgurgola approvata il 30 luglio. Abbiamo messo in campo altre iniziative: “Una pezza contro la monnezza”; distribuzione di volantini; affissione di manifesti; firme dell’istanza in autotutela dei consiglieri; appelli per la convocazione dei consigli comunali in Provincia e Anagni; proposta di deliberazione Comune di Anagni ai Consiglieri”.

Abbiamo in programma tante iniziative future: raccolta delle firme per il consiglio comunale; ricorso al TAR; ricorso straordinario al capo dello Stato; interessamento dei rappresentanti politici di riferimento ai vari livelli; incontri al Ministero, alla Regione ed enti; istanze di annullamento in autotutela; partecipazione alla cds in sede di AUA; informazione, sensibilizzazione, assemblee pubbliche e così via”.

“Questo siamo noi: siamo semplici cittadini che lavorano per la comunità e finora lo abbiamo fatto in silenzio. Sappiamo che tanti concittadini non sanno nulla di questo progetto, che tanti sono male informati e che altri hanno remore ad esporsi pubblicamente. Sappiamo però che tutte le persone con cui parliamo, una volta informate, sono contrarie”.

“Per questo il 16 agosto, mentre tutta Italia era al mare, noi ci siamo riuniti ed abbiamo deciso di chiamare il gruppo “movimento”, per dare un segnale di inclusione. Siamo aperti a tutti, senza distinzioni e senza colori politici. Noi vogliamo aiutare la città e chiediamo aiuto ai cittadini e gruppi di buona volontà a sostenerci, a partecipare alle prossime iniziative ed incontri, a fare RETE”.

Nei prossimi giorni – intanto – ci si potrà firmare presso l’Ufficio anagrafe per il consiglio comunale: “abbbiamo steso una proposta di delibera articolata di contrarietà al biodigestore. È una proposta di iniziativa popolare. Per far convocare un consiglio e discuterla servono circa 400 firme. Purtroppo, i consiglieri di opposizione da noi interpellati non se la sono sentita di firmare la richiesta, per cui serve l’adesione dei cittadini. L’iniziativa popolare era una possibilità valutata quando abbiamo percepito le remore dei consiglieri e loro stessi ne sono stati informati quando abbiamo discusso della cosa.Ciò nonostante, non se la sono sentita. Non ci siamo inventati niente, abbiamo solamente seguito la legge e il regolamento”.

“L’effetto sarà lo stesso, ma i tempi si allungheranno per ragioni burocratiche e ciò preclude la possibilità che il Consiglio, con l’auspicato voto favorevole, possa imporre al Sindaco di promuovere a sua volta ricorso al TAR nel termine del 9 settembre”.