uno scorcio della Valle del Sacco

Una green valley, invece che viaggiare sui camion pieni di rifiuti, non potrebbe viaggiare sulle due ruote della bici?

La pandemia spinge il reshoring, in particolare, nel settore della produzione della bici, vista la crescita esponenziale della voglia di pedalare nel mondo. I componenti sono sempre più introvabili e le consegne avvengono con ritardi biblici e con costi aumentati. Tutto ciò sta spingendo diversi case produttrici a riportare parte della produzione in Europa e anche in Italia, smarcandosi così dal collo di bottiglia del mercato asiatico.

Nel pieno del boom della bicicletta sul mercato italiano (almeno +20% sul 2019, con oltre 2 milioni di pezzi venduti secondo le prime stime), le aziende del settore si trovano a fronteggiare le conseguenze globali della pandemia di Covid-19. Un comunicato diffuso da Confindustria ANCMA (Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori) rileva questa situazione ed evidenzia “l’impegno che il comparto sta mettendo nel soddisfare la crescente domanda di biciclette, malgrado le difficoltà”. L’associazione ANCMA aggiunge che “ quanto sta succedendo apre a nuove sfide e a prospettive di sviluppo della produzione di componentistica direttamente sul suolo nazionale, dove si concentrano know-how e capacità”.

Solo per fare un esempio la Bianchi torna a puntare sull’Italia e decide di investire 40 milioni di euro per riportare e rafforzare la produzione nel nostro paese.

Non solo produzione: la bikeconomy è moltiplicatore sui territori anche, di innumerevoli opportunità come quella generata dal Cicloturismo. I numeri evidenziati nel rapporto Isnart – Unioncamere e Legambiente sulle tendenze e l’economia del cicloturismo in Italia restituiscono l’immagine di un fenomeno uscito ampiamente dalla condizione di nicchia e che determina un impatto economico rilevante, e con enormi potenzialità di crescita.

Nel 2019, il cicloturismo – comprendendo turisti italiani e stranieri – ha generato quasi 55 milioni di pernottamenti di questi 20,5 milioni di pernottamenti sono stati di cicloturisti italiani, generando una spesa complessiva di 4,7 miliardi di euro. Numeri previsti in crescita negli anni successivi, nonostante la pandemia.

Sempre più, inoltre, sono le infrastrutture ciclabili che vengono progettate e realizzate come il GRAB a Roma e la ciclovia dell’Appennino, 2600 chilometri, che attraversa 14 regioni dalla Liguria alla Sicilia, 26 parchi e aree protette e più di 300 comuni

Questo trend genererà enormi investimenti nell’economia locale e un grande numero di nuovi posti di lavoro.

Nella nostra provincia di Frosinone urge aprire una riflessione sulle vere opportunità che ci vengono dall’ economia verde, lasciando alle spalle un’ economia pesante ed impattante, costruendo in modo partecipato un patto sociale ed ecologico per il lavoro che punti da un lato a riconvertire i processi industriali nella produzione di beni e servizi per la mobilità “dolce” e dall’altro lato promuovere il turismo sostenibile come una grande occasione di ripartenza.

Tutto ciò in un contesto territoriale che si presta ad avere le caratteristiche necessarie dalla riconversione industriale ad un territorio interamente ciclabile seguendo la linea ferroviaria in un contesto di intermodalità con il treno o ancora i sentieri naturalistici sui Monti Simbruini sui Monti Ernici, sui Monti Lepini, nel Lago di Canterno per non parlare dei benefici che le località turistiche e di accoglienza, in primis Fiuggi, potranno godere.


articolo a cura del dott. Marco Maddalena, esperto Lavoro e studioso di Economia sostenibile