Anagni ha tanti problemi, problemi vecchi e nuovi: negli ultimi tre anni l’amministrazione guidata da Daniele Natalia è chiamata ad affrontarli. La zona della Calzatora è gravata da numerose criticità e la frana che l’ha colpita non ha fatto che aggravarle.

Ricordiamo ancora – all’indomani dell’evento – le frasi del Sindaco, come sua abitudine affidate ad un social: tutti gli strumenti operativi e normativi a nostra disposizione in casi d’emergenza come questo sono stati attivati. Dopo un tot di tempo – più che ragionevole! – gli abbiamo chiesto conto di quanto affermato; il Primo Cittadino, dal canto suo, non ci ha mai dato risposta: riportiamo l’articolo al quale facciamo riferimento.

Purtroppo per noi e per tutti gli anagnini una risposta è arrivata, disarmante nella sua semplicità. Ce l’ha fornita la Regione Lazio: la richiesta da parte del Comune di Anagni, stante l’assenza di qualsiasi elemento richiesto dalla Legge, non ha fornito alcun presupposto per la valutazione della stessa.

Non ha fornito alcun presupposto?!? Ma come è possibile?!? Continua la Regione Lazio (nota n. 5221 del 5 gennaio 2021):  il Comune di Anagni chiedeva il riconoscimento dello stato di calamità naturale in conseguenza di non meglio precisate avversità atmosferiche nei giorni 31 dicembre 2020 e 1 e 2 gennaio 2021…ed infine conclude: alla predetta richiesta non veniva allegata alcuna descrizione o indicazione dei danni e la correlazione degli stessi con i fenomeni atmosferici riferiti. Noi siamo basiti: nessun allegato? Niente? Una richiesta su non meglio precisate avversità atmosferiche? Un documento ufficiale privo di allegati, senza alcuna descrizione o indicazione dei danni e la correlazione degli stessi con i fenomeni atmosferici riferiti? Il nostro solerte Sindaco – evidentemente più pronto a rovesciare tavoli in Regione che non ad inviare una domanda corretta ed esaustiva nella forma e nei contenuti – ha presente che un’intera famiglia, composta tra gli altri da una persona anziana ed una bimba piccola, sono stati allontanati dalla propria casa e non sanno ancora se e quando potranno rientrarci?

Amareggiati e sconfortati da tanto pressappochismo, ci sorge un’unica drammatica domanda: come si può tollerare che una città sia amministrata in questa maniera? Cos’altro dovrà accadere prima di avere il coraggio e l’onestà intellettuale di dire BASTA? Di dire NO?
Di fronte alla triste vicenda della Calzatora ci sentiamo in dovere di ringraziare Legambiente per il lavoro fatto e l’impegno profuso nel tentativo di affrontare e risolvere la vicenda. Ad Anagni – e la questione dell’impianto di biodigestione dei rifiuti, tanto caro a Natalia, ne è ulteriore riprova – bisogna rimboccarsi le maniche ogni giorno perché, oltre a combattere contro problemi e difficoltà che si stanno incancrenendo nel loro perpetuarsi, bisogna anche difendersi da chi ci dovrebbe tutelare, da chi avrebbe il dovere morale ed istituzionale di farlo. #atestaaltaunparde…

Alleghiamo la risposta della Regione Lazio

nota stampa a cura di Fernando Fioramonti, consigliere comunale di cittàtrepuntozero