L'ingresso dello stabilimento Saxa Gres in località Selciatella di Anagni
L'ingresso dello stabilimento Saxa Gres in località Selciatella di Anagni

La Valutazione di Impatto Ambientale recentemente rilasciata dalla Regione Lazio al progetto del biodigestore di Anagni, presentato da SAF e Saxa Gres, costituisce un’ulteriore dimostrazione di come stia meritoriamente modificandosi oramai l’approccio con cui ci si avvicina al tema del rapporto tra rifiuti e produzione di energia. Un tema peraltro già affrontato e risolto in altri paesi europei, ma che riveste un’assoluta centralità per una struttura industriale come la nostra: manifatturiera ed energivora e pertanto costretta a far fronte con approvvigionamenti oltreconfine a buona parte del proprio fabbisogno.

Dunque disporre di una diversificazione delle fonti di energia, includendo anche quella ottenuta dai rifiuti organici, diventa una questione strategica e ineludibile per il futuro del nostro sistema industriale. E in questo quadro la produzione di biogas ottenibile dal trattamento della Forsu ha indubbiamente dalla sua il grande pregio di trasformare, se così possiamo dire, il “vizio” (la produzione di scarti alimentari) in “virtù” (la disponibilità di energia autoprodotta) allentando un po’ la dipendenza energetica dall’estero del nostro sistema.

Del resto, se la stessa Missione 2 del PNRR prevede esplicitamente “interventi per l’economia circolare, programmi di investimento e ricerca per le fonti rinnovabili”, diventa veramente difficile mostrarsi ancora esitanti su questa strada, senza con ciò voler ignorare le legittime e comprensibili preoccupazioni per la salute espresse delle comunità locali, che però gli studi scientifici sull’argomento e gli stessi indirizzi dell’Unione Europea dovrebbero oramai aver fugato.

Il dovere di noi tutti, istituzioni, imprese, associazioni civiche, mondo della ricerca, è quello di impegnarsi a fondo per utilizzare nel trattamento industriale dei rifiuti organici tecnologie sempre più sofisticate che possano costantemente ridurre, fino ad annullare del tutto, l’impatto ambientale di questi processi di trasformazione, ma senza smarrire la consapevolezza che il loro riutilizzo in chiave energetica è auspicabile, perché economico e soprattutto sostenibile.

articolo a cura di Roberto Battisti, direttore della Federlazio di Frosinone