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“Un mega impianto di trattamento dei rifiuti ad Anagni”: la lettera di un nostro affezionato lettore

"a cosa serve un impianto del genere ad Anagni? Mi sforzo a non pensare male ma, purtroppo, non ci riesco. Sento una strana puzza che, ovviamente, non arriva dall’Impianto che deve essere ancora realizzato"

la valle del Sacco; sulla sinistra, Anagni

Riportiamo di seguito la lettera inviata a questa redazione da un nostro affezionato lettore che preferisce restare anonimo. Lo ringraziamo per aver voluto condividere con questa redazione e con i lettori di anagnia.com la sua lucida riflessione, che qui pubblichiamo integralmente e senza modifiche:

Ho meditato a lungo su questo problema ma, per evitare che il silenzio ottenga accettazione, mi sono deciso di dire la mia.

Il nostro problema italiano nasce soprattutto da chi ci ha governato negli ultimi cinquant’anni, dato che pian piano hanno tagliato sempre di più i fondi per garantire l’istruzione, con lo scopo di ottenere un popolo ignorante e, quindi, populista. Lo studio ormai è riservato solo ad una certa classe sociale, cioè solo a chi è benestante e che si può permettere costosi studi, anche all’estero.

La strategia adottata da chi ci comanda è sempre la stessa. Prima s’impadroniscono dei sistemi di informazione (tv, radio e social network), poi ci fanno un bel lavaggio del cervello (attenti a farvi fare il lavaggio del cervello ché poi si stringe come accade con i tessuti) e, infine, scatta la strategia del raggiro.

E’ un po’ come la vicenda che mette in piedi il gestore dell’acqua (AceaAto) con gli appelli che divulga continuamente: “attenti a non sprecare l’acqua perché è un bene prezioso”. Sicuramente, anche coloro che non hanno avuto la possibilità di continuare gli studi, ricorderanno una famosa legge fisica che riguarda la conservazione della massa” originata da Antoine-Laurent de Lavoisier: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Quindi, aiutatemi a capire, AceaAto pensa di essere superiore di Antoine-Laurent de Lavoisier. “Mi faccia il piacere”, avrebbe detto in questo caso il caro Totò. Contrariamente, AceaAto dovrebbe impegnarsi a divulgare un messaggio diverso da quello sopra indicato, magari suggerendo alle amministrazioni locali e ai cittadini di fare attenzione a non modificare la qualità dell’acqua che, di certo, non la migliora l’impianto di rifiuti che alcuni soggetti di Anagni vogliono far realizzare.

Ora, per quanto riguarda i rifiuti, c’è il bisogno di fare una riflessione: come smaltivano i rifiuti i nostri nonni, bisnonni, trisavoli, quadrisavoli, etc etc? Ricordo, negli anni settanta, che mio nonno utilizzava l’organico per alimentare gli animaletti che lo circondavano (galline, maiali, etc) mentre, i fogli dei giornali li conservava e li utilizzava per incartare le bottiglie di pomodoro quando, d’estate, preparava la conserva di pomodoro. Il cartone lo utilizzava per accendere il caminetto. Il vetro, se non era frantumato, veniva riutilizzato (chi ricorda il vetro a rendere? Compravi una bottiglia di birra e quando la restituivi il commerciante rimborsava i soldi?). Mentre, sempre mio nonno Antonio, il vetro rotto lo impiegava per realizzare dei mosaici in giardino ma anche vassoi e altro.

Il metallo, invece, non lo gettava mai e lo riciclava per altri usi per costruire, ad esempio, un nuovo pollaio oppure per realizzare qualche recinzione e, in casi estremi, lo accantonava per utilizzarlo, poi, quando c’era la necessità di costruire un cordolo di cemento (oggi, l’industria siderurgica ricicla tranquillamente tutti gli scarti ferrosi, per diminuire lo sfruttamento delle materie prime in forma minerale, assicurando un certo risparmio di risorse che vengono investite nella ricerca e nello sviluppo tecnologico).

Le buste di plastica adoperate per le compere erano sempre buone per essere riutilizzate mentre, qualche insalatiera (anche se non le comprava mai di plastica) le riciclava usandole nel pollaio per metterci il cibo oppure l’acqua. I flaconi della candeggina, una volta svuotati, li portava al commerciante per farli riempire di nuovo con lo stesso prodotto. Flaconi simili a quelli della candeggina li tagliava con un coltello, la parte superiore veniva impiegata come sessola (paletta) per prendere il mangime e distribuirlo agli animali e la parte inferiore la utilizzava come stampo quando produceva il sapone a pezzi fatto in casa. Comunque sia, all’epoca la plastica era ben poca, anzi pochissima. 

Dopo tutto ciò mi chiedo: a cosa serve un mega impianto di rifiuti ad Anagni? Mi sforzo a non pensare male ma, purtroppo, non ci riesco. Sento una strana puzza che, ovviamente, non arriva dall’Impianto che deve essere ancora realizzato.

Risolvere il problema dei rifiuti, secondo me, non è stato mai un problema. Basta cercare qualche Comune italiano virtuoso e prenderlo come esempio.

Le mie origini, non anagnine, mi portano a non capire certe prese di posizione che non fanno altro che accentuare ancor di più la puzza sotto il naso.

Secondo Legambiente l’area migliore del Paese è il Nord Est con il Veneto e Trentino Alto Adige ma c’è anche l’Umbria e l’Abruzzo. Anche il Lazio ha un primato ossia quello di restare “immobile” perché, sempre secondo il mio modesto parere, qualcuno ci deve sempre “magna” sopra senza pensare ai nostri figli.

Cari Amministratori, il Ministero dell’Ambiente promuove e premia i “Comuni Virtuosi” quindi, prendete esempio dal Comune di Seravezza, dal Comune di Inveruno, dal Comune di Lauriano, dal Comune di Monte San Pietro, dal Comune di San Lazzaro di Savena, dal Comune di Malegno, dal Comune di Cuccaro Vetere, dal Comune di Roseto Capo Spulico, etc.

Una simpatica iniziativa, assoluta di tal genere, viene portata avanti, già dal 2014, dall’Unione dei Comuni Valdarno e Valdisieve e si chiama  Adotta du’ Galline, oppure il progetto messo in campo dal Sindacodelpiccolo Comune di Guardistallo che si chiama “Cocca Riciclona” che, in sintesi, vertono sullo smaltimento degli avanzi organici utilizzando, appunto, le galline che, oltretutto, ci omaggiano con genuine uova da utilizzare. Dopo il primo anno di sperimentazione, hanno constatato che tre o quattro galline smaltiscono l’organico prodotto da una famiglia di quattro persone in un giorno, tant’è vero che nel Comune di Guardistallo molti giovani hanno realizzato allevamenti allo stato brado preoccupandosi, nel merito, di ritirare tutti i rifiuti organici del paese, riducendo le spese del Comune. Meditate