Roma, piazza del Popolo

Venerdì 11 giugno 2021 si è svolta l’assemblea costituente del Sindacato di filiera CONFAPI TURISMO per il Lazio, che ha eletto Presidente, ad unanimità, Francesco Cecilia, insieme ai due Vicepresidenti, S. Bossone e S. Donghi, ed ai consiglieri M. Mancini e R. Scidone, tra i membri del Consiglio direttivo.

Francesco Cecilia

Francesco Cecilia, originario di Anagni, laureato in Lettere ed in Scienze politiche, ha conseguito nel tempo le abilitazioni di guida turistica per il territorio di Roma e per la provincia di Frosinone e successivamente quella di direttore tecnico di agenzia. Ora Presidente presso la CONFAPI TURISMO territoriale per il Lazio.

Presidente, di che cosa si occuperà la sua associazione?

La neonata CONFAPI TURISMO LAZIO, e’ un’ associazione sindacale di filiera che raccoglierà professionisti, piccole e medie imprese del settore turistico, all’interno della grande Confederazione CONFAPI.

Qual è la situazione del Turismo a Roma e nelle province di Frosinone e Latina?

La situazione è ancora completamente ferma, aspettiamo una ripartenza non appena riprenderanno i flussi del turismo internazionale, che si sono arrestati all’inizio della pandemia. Stanno ripartendo le località di mare e di montagna, ma le città d’arte sono ancora semivuote. Nella storia del turismo ci sono già stati periodi difficili e di criticità, collegati allo scenario generale della realtà in cui si sono sviluppati, tra i quali possiamo ricordare la Guerra del Golfo del ‘91, giusto per fare un esempio, la caduta delle Torri Gemelle nel 2001, l’epidemia Sars nel 2003: il tutto ci fa capire come la natura del turismo sia molto fragile oltre ad essere stagionale, tanto è vero che allo scoppio della pandemia venivamo già da quattro mesi di fermo lavorativo invernale. Tutto il Lazio è fermo da quando non sono più arrivati aerei e turisti stranieri a Fiumicino.

Ci sarà una ripartenza positiva e come intendete organizzarla? Ma soprattutto è questo il momento di ripartire?

Lo decideranno le nazioni con l’UE, bisogna prima di tutto togliere la quarantena, che scoraggia l’arrivo di turisti. Una prima ripresa ci sarà con il green pass, ma attendiamo lo sblocco delle frontiere. Se però il Dipartimento di Stato Americano continua ad affermare che l’Italia è ancora un paese ad altissimo rischio di attentati, pur non essendo mai stati colpiti, e che è un territorio ad alto rischio di contagio, allora faremo molta fatica a ripartire, bisogna quindi, prima di tutto, togliere i comunicati allarmanti e spesso non veritieri.

Questi mesi di fermo, in ogni caso, debbono servire, a noi operatori turistici, per rimodulare l’offerta ed ampliarla. Il turismo manifestava delle distorsioni, delle difficoltà, già prima della pandemia, e mi riferisco soprattutto alla forte concentrazione antropica nei soliti luoghi e monumenti più attrattivi; gli operatori devono avere ora il coraggio di cambiare ed ampliare la loro offerta per ridistribuire le persone su tutta la regione. Già solo nel Lazio possiamo spaziare dal mare alla montagna, vantando località sciistiche a balneari straordinarie, oltre a valorizzare i borghi su tutta la regione, discorso, questo, valido in tutta Italia. Consiglierei inoltre una politica di agevolazioni fiscali per chi apre o possiede delle botteghe di artigianato o di prodotti locali, che a mio parere hanno un ruolo fondamentale nello sviluppo del turismo dei borghi o di prossimità, in tutto il bel Paese.

Come è andata negli ultimi mesi? Quali sono stati i danni maggiori per la sua categoria professionale?

Abbiamo ricevuto poco sostegno, e non abbiamo una prospettiva a breve termine di ripresa. In genere facciamo delle previsioni di 7-8 mesi sul futuro del turismo, e al momento ancora non si sa nulla. Molti di noi hanno già abbandonato questo lavoro e c’è chi, non potendo più riuscire a pagare, ha chiuso la partita IVA ed ha iniziato altri tipi di lavoro. A mio parere il turismo riprenderà veramente solo nel marzo 2022, facendo prevedere un forte rimbalzo: quando si tocca il fondo si può solo risalire, un po’ come la logica delle Borse, nel mondo ed a Wall Street.

Sono stati concessi adeguati ristori per ciò che è stato perso negli ultimi mesi?

I ristori sono stati pochissimi, nel 2021 le guide ed accompagnatori turistici, residenti nella Regione, hanno ricevuto 1000€ dallo Stato e 600€ dalla regione Lazio, praticamente nulla per chi ha famiglia ed è il solo a guadagnare.

Il turismo produce in Italia circa 230 miliardi di euro l’anno, pari all’ammontare della cifra del Recovery Plan, e negli anni non ha mai chiesto nulla…. E’ come una “gallina dalle uova d’oro” che ha prodotto sempre molta ricchezza (circa il 13% del Pil), ma in una disgrazia come quella Covid, lo Stato non è stato in grado di soccorrere adeguatamente ed economicamente il settore, spendendo pochissimo per una nazione che ha il numero di siti UNESCO più alto al mondo.Speriamo nelle politiche di ripartenza e nella valorizzazione dei luoghi minori attraverso le risorse del PNRR.

Tra le cose fondamentali da rivedere c’è la gestione del nostro patrimonio culturale affidata, con la riforma del 2014, a società private che trattengono una parte molto elevata degli introiti che potrebbero invece andare allo Stato: queste società concessionarie, anziché limitarsi a gestire con efficienza siti, musei e parchi e le relative biglietterie, piegano i regolamenti per ostacolare il lavoro di guide ed agenzie di viaggio e si pongono in concorrenza con essi vendendo servizi guida ed audio-guide.

In molti musei e siti si è arrivati al punto di porre forti e discriminanti limitazioni al lavoro delle guide turistiche, che esercitano una professione regolamentata per legge, per favorire il monopolio dei servizi interni ai musei. È il caso eclatante del Palazzo del Quirinale, dove, dal 2015, alle guide turistiche non viene più consentito di entrare per spiegare gli interni perché al loro posto ci sono volontari e studenti del TCI.

Forse andrebbe ricordato a tutti che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

Il presidente ha – poi – aggiunto: “in Italia le guide turistiche professioniste ed abilitate sono più di 24.000 e cioè l’equivalente di 2 volte e mezza il numero degli operai dell’Ilva e dell’Alitalia. “Io personalmente -dice il neopresidente di CONFAPI TURISMO LAZIO- ho partecipato quest’anno a circa dieci manifestazioni, nelle quali abbiamo chiesto, fra le varie rivendicazioni, la creazione di un fondo emergenziale per i lavoratori e le imprese del Turismo ovvero un fondo di accantonamento, che non pesi sui cittadini, ma che sia costantemente alimentato da una piccola percentuale derivante da introiti e tasse di scopo incassate da comuni, regioni, stato e musei (biglietterie, tasse di soggiorno, esosi permessi Ztl bus turistici) così alla prossima crisi non dobbiamo elemosinare piu’ sussidi ma ricevere un sostegno immediato ed adeguato. Parlando delle problematiche relative al turismo nel nostro bel Paese occorre una precisazione ed una differenziazione tra turismo detto di massa e l’over tourism. Il primo concetto ha valenza positiva: già dal dopoguerra ma soprattutto con l’avvento delle compagnie aeree low cost, mezzi e tariffe vantaggiose hanno permesso spostamenti di milioni di persone e visitatori da un continente ad un altro… questo è il turismo di massa; l’overtourism invece il fenomeno caratterizzato dalla massima concentrazione di turisti in un luogo o sempre negli stesso siti; quando vediamo lunghe ed interminabili file davanti a musei e luoghi d’arte, oltre che ad eventuali incapacità gestionali, il problema e’ riconducibile al fatto che agenzie ed operatori continuano a proporre le attrazioni più vendute, perché più facile, senza sforzarsi di ampliare l’offerta e di stimolare una domanda nuova…questo è il problema di fondo.

Adesso il turismo di prossimità ed il turismo dei borghi aprono nuovi orizzonti e promettono una offerta diversa ed una redistribuzione delle quote turistiche su tutto il territorio. Dobbiamo costruire dunque un turismo più sostenibile, non solo meno impattante sull’ambiente, ma i cui benefici economici ricadano direttamente sulla comunità ospitante, stimolando la nascita di nuovi professionisti e la crescita di piccole imprese. Parlando di ripresa basata sul turismo dei borghi e di prossimità, la Ciociaria partirebbe di molto favorita avendo Fiuggi come polo ricettivo che, ricordiamolo, per numero di posti letto, è secondo solo a Roma. Molto comunque è il potenziale delle cinque province laziali lungo il litorale e, ancora da sviluppare, nelle zone interne. Bisogna prepararsi ad una politica di accoglienza verso i turisti internazionali da parte delle popolazioni locali, offrendo più servizi e migliorando la conoscenza generale della lingua inglese. Anche per quanto riguarda i professionisti del Turismo si sta puntando ad un allargamento e ad una diversificazione delle competenze e conoscenze: per questo motivo intendiamo chiedere al Senato, dove in questi giorni si sta discutendo il disegno di legge sul riordino della professione di guida turistica, di inserire anche i termini “esperienziale ed enogastronomico” nella definizione della figura della guida, perché questa non può essere più solo limitata all’ambito storico-culturale. La ripresa sarà buona ma non avverrà prima del marzo 2022. Le piattaforme digitali sono importanti, bisogna puntare sulla digitalizzazione e sulla offerta di nuovi pacchetti turistici che prevedano un allungamento del periodo di soggiorno nel Lazio del turismo internazionale. Statisticamente il tasso di soggiorno a Roma è di 1.8 notti a persona che significa che il turista resta appena due notti, di cui il primo giorno e’ di arrivo in aeroporto, il turista arriva stanco e non muove servizi (non entra in un bar o nei musei, quindi non fa girare l’economia), va direttamente in stanza per dormire e recuperare il jet lag. Il secondo giorno si muove in velocemente per cercare di visitare tutti gli highlights della città, crea overtourism e non si muove quasi per niente nei dintorni della Capitale così non va bene. Il consiglio è quello di trattenere più a lungo con nuovi pacchetti che propongono nuove attrazioni di prossimità su tutto il territorio.Ci sono anche delle opportunità perse come quella dei Castelli Romani e le sue dieci Ville Tuscolane, gestite pero’ da un ente regionale, che sembra non rilasci mai permessi di visita agli operatori turistici che ne fanno richiesta; quella che potrebbe essere una grande attrazione turistica non è fruibile. La Ciociaria è straordinaria, il sito online VisitAnagni sta cercando di incoraggiare i turisti ad arrivare nelle nostre zone, la digitalizzazione e la diversificazione incoraggiano i turisti a restare. E poi bisogna puntare sul turismo internazionale. Il turismo locale è quello che vediamo il sabato e la domenica, il turismo interno è quello che vediamo l’estate, e poi c’è quello internazionale (soprattutto costituito da tedeschi, olandesi, francesi, inglesi e americani) che è molto importante perché garantisce una presenza su arco temporale di almeno otto mesi. Grazie a questa crescita di presenza internazionale nei territori si genererebbero grandi opportunità per le popolazioni locali e le guide turistiche che vivono in provincia potrebbero puntare tutto su questa professione, senza doverne fare più una seconda occupazione. Mettiamoci quindi al lavoro per un nuovo turismo!”.

articolo a cura di Chiara Tarquini