Silvio Eziandi

Dalle campagne battute dai soldati tedeschi in ritirata e dagli alleati che correvano loro dietro – sul volgere al termine di una delle Guerre più dure e sanguinose che l’Umanità abbia mai conosciuto – spunta una storia che riallaccia i fili di una memoria che sembrava ormai sepolta per sempre tra i grovigli della vegetazione.

Protagonista di questa storia, un giovane anagnino, Silvio Eziandi, con la passione del metal-detector: alcune settimane fa, Silvio, battendo il territorio vicino a casa con il suo prezioso strumento, ha rinvenuto nelle campagne tra Sgurgola ed Anagni una piastrina identificativa appartenente ad un soldato nativo di Cologno Monzese, tale Angelo Magni. L’oggetto, probabilmente, era stato perduto dallo stesso militare nei giorni in cui l’esercito germanico ritirava verso il nord dopo lo sfondamento della linea Gustav da parte degli Alleati nel maggio del 1944.

la piastrina identificativa rinvenuta da Silvio Eziandi ed appartenuta a Angelo Magni

La restituzione

Angelo Magni, infatti, si spostava probabilmente proprio al seguito dei tedeschi, dai quali era stato fatto prigioniero; ma queste sono solo supposizioni… il dato di fatto è che 78 anni dopo, la sua piastrina è stata rinvenuta dal giovane anagnino che, contattata la famiglia di Angelo Magni attraverso la rete tra l’associazione romana “Gruppo Ricerche Storiche” e il Comune di Cologno Monzese, è riuscito a contattare e a restituire il prezioso reperto ad Ornella, unica figlia del soldato Angelo Magni.

Le parole del sindaco di Cologno Monzese

il giorno della riconsegna

Uno straordinario lavoro di squadra, ha commentato Angelo Rocchi, sindaco di Cologno Monzese: “siamo arrivati ad Ornella, figlia di Angelo, incrociando i dati della piastrina con i documenti dell’ufficio Anagrafe”, ha affermato.

La figlia di Angelo, Ornella: “un’emozione grandissima”

il sindaco di Cologno Monzese Angelo Rocchi e Ornella Magni

Una bella ed emozionante sorpresa per Ornella: “dopo l’Armistizio di Cassibile dell’8 settembre del 1943 mio padre Angelo fu arrestato dai tedeschi nei pressi di Fiume, al confine italo-iugoslavo, poi costretto a raggiungere a piedi Lubiana e infine spedito nel 1944 a Norimberga in un campo di prigionia”.

Secondo quanto raccontato da Ornella, dopo qualche tempo suo padre è riuscito a fuggire e a tornare nella sua città di origine, dove visse fino alla morte.

“Un ritrovamento che ci ha emozionato e ci ha regalato grande gioia – ha poi aggiunto Ornella – perché anche in futuro accompagnerà concretamente i racconti di mio padre”.