BancAnagni, sede di piazza G. Marconi ad Anagni

Il 6 giugno 1901 ad Anagni, nella sagrestia di S. Andrea, si fondava la Cassa rurale di prestiti di Anagni. Ne abbiamo parlato più volte. Una prima volta al momento del centenario, l’anno 2001, quando scrissi un intero poderoso volume sulla storia della nostra istituzione bancaria. Dodici mesi or sono, giugno 2020, ho ripercorso gli anni della fondazione nel nostro periodico mensile, a cui, nei numeri successivi, sono seguiti altre tre articoli sulle altre tre fasi storiche che BancAnagni ha vissuto nella sua secolare storia e vita sociale. Qui riassumo gli eventi in un breve articolo poiché non posiamo passare sotto silenzio quanto ha operato il nostro Istituto bancario in una storia che non è breve e che ha avuto grandissime benemerenze nella vita sociale ed economica di Anagni e nei territori dove la Banca ha operato ed opera.

La fondazione rispondeva al disperato bisogno dei ceti rurali di ottenere il piccolo credito necessario alla conduzione delle aziende agricole contadine, sia di proprietà che prese in “gestione” dalla grande proprietà privata secondo forme contrattuali antichissime, sovente risalenti al Medioevo (come l’enfiteusi). Credito semplice, basato sulla fiducia, sulla parola, di uomini che si conoscevano, che erano impegnati a rispondere di persona e con piena affidabilità. Eliminato il piccolo credito che i banchi ebraici avevano garantito fino alla metà del secolo XVI, non avevano saputo rispondere al bisogno i Monti di Pietà (basati sul prestito a pegno) né i Monti Frumentari (che, praticamente praticavano solo il prestito delle sementi per le nuove coltivazioni, quasi sempre del solo frumento e, con molta difficoltà, del granturco ma a partire dalla metà dell’Ottocento). Per tutte le altre esigenze, in vero molto piccole, dell’azienda agricola e della famiglia contadina non esisteva alcun credito se non l’usura la più nera poiché fatta da speculatori o dai grandi possidenti da cui i coltivatori dipendevano o perché concessionari delle loro terre o perché praticavano una politica di facile arricchimento. La situazione era diventata socialmente esplosiva nel corso dell’Ottocento anche perché la mancanza di credito non favoriva l’economia del Paese, anzi era uno dei fattori che induceva all’emigrazione tanti uomini e giovani.

La risposta doveva essere bancaria ma non poteva essere affidata agli istituti di credito a dimensione nazionale o regionale; venne dal mondo dei movimenti riformatori e si individuò nella cooperazione il modello da impiegare. Come abbiamo già scritto, il movimento cooperativo del credito nasce in Germania, viene importato in Italia da Leo Wollemborg ma avrà uno straordinario sviluppo coi preti “leonini”, che, su sollecitazione di Leone XIII, uscirono dalle sagrestie per impegnarsi anche sul piano sociale. Qui, ad Anagni, la diocesi del papa carpinetano autore di una grande rivoluzione umana, sarà protagonista primo mons. Camillo Messmer, parroco di S. Andrea e animatore della operativa bancaria Cassa rurale, ma che tentò di allargare il principio della cooperazione (caro non solo al mondo cattolico ma anche al movimento socialista) anche al commercio ed alle attività produttive (pensò di produrre alcool per far fronte agli anni di sovrapproduzione di vino). La banca funzionava in modo molto familiare, sovente l’arciprete di S. Andrea riceveva i contadini in sagrestia e l’attività si svolgeva soprattutto la sera, quando gli agricoltori tornavano dai campi, o la domenica. Il capitale iniziale di lire cinquemila fu preso in prestito da un istituto dell’Italia settentrionale ma pian piano si formò anche qui un fondo sempre più consistente grazie ai depositi ma anche in forza dei piccoli guadagni che però erano estremamente diffusi grazie alle necessità molteplici delle famiglie contadine. Infatti, proprio per questo, il credito allargò il campo d’0azione passando ben presto a finanziare il consumo (ovviamente si fa riferimento a grandi spese come il matrimonio dei figli, la costruzione di case nuove o per la progenie) ma si allargò anche la platea dei acquirenti il credito. Commercianti ed artigiani divennero clienti e soci della piccola banca anagnina poiché solo a questa potevano ricorrere per finanziare l’acquisto di generi da rivendere, qualche macchinario e le spese di gestione. In questo modo, nel lungo periodo che arriva fino alla metà degli anni Sessanta del secolo passato, la Cassa rurale ed artigiana di Anagni (nel 1938 cambiò nome secondo quanto richiesto dalla apposita legge bancaria entrata in vigore quell’anno e dopo essere stata sottoposta alla sorveglianza della banca d’Italia) divenne la banca di riferimento del territorio anagnino e di qualche paese del circondario.

Si tratta di decenni di radicamento dove la Cassa rurale finanzia col prestito, per lo più cambiario, l’acquisto di verderame e di quanto occorre all’azienda agricola del viticultore anagnino e l’acquisizione di scorte commerciali, di materiali per l’azienda artigianale ma anche dei salari occorrenti alle molte piccole aziende esistenti in un territorio vicino a Roma che ha nell’urbe il mercato di sbocco. Ma dopo la Seconda guerra mondiale il mondo cambierà rapidamente, il nostro Paese intraprende la nuova strada dell’industrializzazione diffusa che, a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta toccherà anche il Lazio meridionale, Anagni in primis poiché qui ci sarà il casello autostradale a servizio anche della vicina stazione termale di Fiuggi. Sono anni di grande crescita, molto disordinata e complicata per tanti fattori, che portano occupazione, fabbriche, la trasformazione fisica del territorio ed il cambiamento dei costumi e della cultura locale. Fabbriche su fabbriche si “rovesciano” sui terreni agricoli, il cemento copre vaste aree fertili, si costruiscono capannoni, si dà lavoro stabile a migliaia di persone. Tutto ciò si riflette localmente con il cambiamento dei consumi ed il loro forte incremento. La Cassa Rurale piano piano perde il tradizionale cliente, agricoltore che per lo più coltiva la vite per produrre vino da smerciare a Roma. Ma molti di questi diventano operai, i cui figli oltre ad essere operai diverranno tecnici e si dedicheranno ad altri mestieri, quelle nuove attività portate dal’economia industriale. Nascono anche impresari locali che hanno bisogno di credito per le proprie attività, difficilmente ottenuto dai grandi istituti bancari. Lo fa la Cassa rurale che finanzia tutti gli artigiani, lo straordinario sviluppo del settore terziario ed anche la costruzione di nuove abitazioni (per lo più previste sui terreni aviti delle campagne) accettando il prestito cambiario che dai genitori è passato in uso ai figli.

Si tratta di anni di straordinario sviluppo che la piccola banca anagnina saprà affrontare grazie a diversi fattori. Da un lato la politica di sviluppo cambia poiché dai presidenti provenienti dal piccolo mondo artigianale si passa alla presidenza di un grande commerciante, Ettore Quattrocchi, che ha una visione molto ampia e che non solo incrementa l’attività, ma fa uscire l’istituto dagli “angusti” confini anagnini aprendo filiali nelle città e paesi viciniori con l’obiettivo centrale dell’espansione delle filiali (secondo i criteri del tempo). Dall’altro la Cassa rurale si dota di un cospicuo gruppo di dipendenti, qualificato, impegnato nei rapporti con la clientela che sono di fidelizzazione quasi totale. Il periodo di forte incremento dura per lo spazio di un trentennio pari a quello della forte espansione industriale in loco di aziende che sono in parte filiali di attività provenienti dall’Italia settentrionale, dall’estero ma anche sorte ex novo. Esiste anche il tentativo di alcuni imprenditori locali di fondare e far crescere aziende che nascono nel Lazio meridionale, ma si tratta di poche attività mentre hanno successo imprese nel settore terziario, soprattutto nei servizi all’industria.

Il declino della zona industriale ciociara coincide con l’espansione globale dell’economia e delle comunicazioni, con la globalizzazione, la quale ha favorito la delocalizzazione e quindi la chiusura di molte attività locali con una ricaduta a cascata sul piano economico e sociale. A fronte di tali fatti BancAnagni (nel frattempo l’Istituto bancario si è adeguato nel nome chiamandosi Banca di Credito Cooperativo di Anagni, dandosi anche il nome commerciale di BancAnagni) ha dovuto operare un radicale e rapidissimo rinnovamento nei vertici e nelle strutture organizzative operando anche la scelta, voluta dalla normativa statale, di stare dentro una holding, una Banca nazionale che raggruppa molte Casse rurali, Banche di Credito Cooperativo ed il gruppo delle Raffeisen, Cassa Centrale banca con sede a Trento. Ciò per far fronte all’agguerritissima competizione che già si è scatenata sui mercati mondiali fra gruppi di un certo peso, ma anche per avere strumenti operativi che possano far continuare il radicamento locale ma anche una certa prospettiva di più ampio raggio e respiro.

articolo a cura del prof. Gioacchino Giammaria, storico e membro del consiglio di Amministrazione di BancAnagni