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Come i pigliesi vissero la nascita della Repubblica Italiana

l'editoriale di Giorgio Alessandro Pacetti

Piglio

La nascita della Repubblica Italiana avvenne a seguito dei risultati del referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946, indetto per determinare la forma di stato da dare all’Italia dopo la seconda guerra mondiale e che vide 12 .717. 923 (54,3%) cittadini favorevoli alla repubblica e 10. 719. 284 (45,7%) cittadini favorevoli alla monarchia.

I risultati furono proclamati dalla Corte di Cassazione il 10 giugno 1946, mentre il giorno successivo tutta la stampa dette ampio risalto alla notizia.

La notte fra il 12 e 13 giugno, nel corso della riunione del Consiglio dei ministri, il presidente Alcide De Gasperi, prendendo atto del risultato, assunse le funzioni di  Capo provvisorio dello Stato repubblicano.

L’ex reUmberto IIlasciò volontariamente il paese il 13 giugno1946, diretto a  Cascais, una città nel sud del Portogallo, senza nemmeno attendere la definizione dei risultati e la pronuncia sui ricorsi, che saranno respinti dalla Corte di Cassazione il 18 giugno 1946; lo stesso giorno la Corte integrò i dati delle sezioni mancanti, dando ai risultati il crisma della definitività.

I presunti brogli elettorali e altre supposte azioni “di disturbo” della consultazione popolare, pur avendo costituito un tema di rivendicazione da parte dei sostenitori della causa monarchica, non sono stati mai confermati dagli storici non di parte.

Subito dopo il referendum non mancarono scontri provocati dai sostenitori della monarchia, durante i quali si verificarono alcune vittime, come ad esempio a Napoli, in Via Medina. Il 2 giugno 1946, insieme con la scelta sulla forma dello Stato, i cittadini italiani (comprese le donne, che votavano per la prima volta in una consultazione politica nazionale) elessero anche i componenti dell’Assemblea Costituente che doveva redigere la nuova carta costituzionale.

Risultarono votanti 12.998.131 donne e 11.949.056 uomini.

Alla sua prima seduta, il 28 giugno 1946, l’Assemblea Costituente elesse a Capo Provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, con 396 voti su 501, al primo scrutinio.

Con l’entrata in vigore della nuova Costituzione della Repubblica Italiana, il 1º gennaio 1948, De Nicola assunse per primo le funzioni diPresidente della Repubblica.

Si trattò di un passaggio di grande importanza per la storia dell’Italia contemporanea dopo il ventennio fascista, il coinvolgimento nella seconda guerra mondiale e un periodo della storia nazionale assai ricco di eventi.

Con l’entrata in vigore della nostra Costituzione che i 515 Padri Costituenti “riuscirono a scrivere si cominciò a respirare un’aria nuova in un momento in cui si voleva chiudere con il passato”.

Il discorso tenutosi nel 1956 a Milano da Piero Calamandrei invitava i giovani studenti di allora di “essere sentinelle della libertà perché Essa è come l’aria, si comincia ad apprezzarla quando inizia a mancare”.

La Carta Costituzionale che “potrebbe essere letta anche come un romanzo storico in cui rinveniamo il pensiero di Mazzini (art. 1,2,10,11), di Cattaneo e Gioberti (artt 5 e 7), di Cavour (artt. 7 e 8), Beccaria (art. 27), Garibaldi (art. 52, Papa Leone XIII con la sua formidabile Rerum Novarum ecc. 

Altri due fondamentali principi si rinvengono inoltre dall’art. 2 quando si afferma che la Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo e richiede l’adempimento dei doveri di solidarietà, introducendo il valore personalista e pluralista entrambi di una attualità viva e sorprendente.

Il principio personalista evidenzia che è lo Stato in funzione della persona e non viceversa. Accanto a questo, poi, c’è il principio pluralista che esprime il diritto alla diversità che rinveniamo, ad esempio, nella libertà di manifestare il proprio pensiero, di professare qualsiasi fede religiosa, di aver diritto alla tutela della privacy (art. 15) etc…

Il diritto alla diversità va coniugato, però, con il principio di uguaglianza (art. 3).

Sempre su questo tema si può spigolare fra le pieghe dell’art. 6 che sancisce l’impegno della Repubblica a tutelare, con apposite norme, le minoranze linguistiche.

Ciò non vuol dire tolleranza del diverso, ma vuol dire che la diversità costituisce un valore che deve essere rispettato.

Ora a distanza di 75 anni, occorre riflettere se la nostra Costituzione sia ancora attuale. Domandiamoci, però, prima di tutto, se la nostra Costituzione sia stata del tutto attuata.

Per fare ciò, però, dobbiamo verificare chi ha scritto la Costituzione dove, quando, come e perché è nata la nostra Carta fondamentale.

Se guardiamo le firme sulla carta Costituzionale troviamo quella di Enrico De Nicola, capo Provvisorio dello stato, di Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente e di Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio.

Tre uomini che rappresentano l’emblema dei partiti e delle tre correnti di pensiero che realizzarono la Costituzione: pensiero liberale, pensiero socialista e quello cattolico.

La Costituzione Repubblicana, infatti, è proprio il frutto di questo momento storico, complesso e delicato in cui i Padri Costituenti riuscirono a trovare, per il bene del Paese, anche fra posizioni molto divergenti e distanti fra loro, quella sintesi straordinaria che ciascuna ideologia portava, donando a noi, figli di questa generazione, il profumo ed il gusto al gioco della vita, che viene così ad essere illuminata da un principio cardine della democrazia e cioè dalla forza del diritto che nobilita e costituisce,  mentre quello della forza mortifica e distrugge (sub lege libertas).

Per capire ancora perché è stata fatta la Costituzione possiamo riprendere il pensiero espresso dal nostro Presidente, Giorgio Napoletano, che ha indicato la Costituzione: “patrimonio comune di comprovata validità, al quale tutti devono accostarsi per valutarne le opportunità e le indicazioni di revisione.

Un patrimonio che non può essere rivendicato da nessuno come proprio e di cui nessuno può reclamare l’eredità in via esclusiva.

Le forze politiche possono solo, tutte insieme, affrontare i problemi di ogni sua specifica possibile revisione”.

Va, comunque, ribadito che il 2 giugno 1946 ha girato una tragica pagina di storia riaccendendo nel nostro popolo luce e speranza.

Così pure, nel nostro piccolo paese, gli abitanti ripresero la calma fra le lacrime per la perdita delle persone care, infatti tanti erano gli orfani, tante le vedove e ricominciarono a lavorare, a seminare i campi, a curare le vigne, a ricostruire, ad allietare momenti particolari ballando il saltarello nelle piazze e nei vicoli al suono degli “organetti” in un’atmosfera popolare ricca di calore umano.

Il 2 Giugno 1946, infatti, circa 40 milioni di italiani andarono a dormire la sera da sudditi risvegliandosi la mattina da cittadini”. 

Giorgio Alessandro Pacetti

Piglio 2 Giugno 2021

I Presidenti della Repubblica Italiana

Enrico De Nicola1946 – 1948: Già Capo provvisorio dello Stato dal 28 giugno 1946, ha esercitato le attribuzioni ed ha assunto il titolo di Presidente della Repubblica dal 1° gennaio 1948, a norma della I delle disposizioni finali e transitorie della Costituzione.

Luigi Einaudi1948 – 1955: Eletto l’11 maggio 1948 al 4° scrutinio, ha prestato giuramento il 12 maggio 1948.

Giovanni Gronchi1955 – 1962: Eletto il 29 aprile 1955 al 4° scrutinio, ha prestato giuramento l’11 maggio 1955.

Antonio Segni1962 – 1964: Eletto il 6 maggio 1962 al 9° scrutinio, ha prestato giuramento l’11 maggio 1962. Si è dimesso dalla carica il 6 dicembre 1964.

Giuseppe Saragat1964 – 1971: Eletto il 28 dicembre 1964 al 21° scrutinio, ha prestato giuramento il 29 dicembre 1964.

Giovanni Leone1971 – 1978: Eletto il 24 dicembre 1971 al 23° scrutinio, ha prestato giuramento il 29 dicembre 1971. Si è dimesso dalla carica il 15 giugno 1978.

Alessandro Pertini1978 – 1985: Eletto l’8 luglio 1978 al 16° scrutinio, ha prestato giuramento il 9 luglio 1978. Si è dimesso dalla carica il 29 giugno 1985.

Francesco Cossiga1985 – 1992: Eletto il 24 giugno 1985 al 1° scrutinio, ha prestato giuramento il 3 luglio 1985. Si è dimesso dalla carica il 28 aprile 1992.

Oscar Luigi Scalfaro1992 – 1999: Eletto il 25 maggio 1992 al 16° scrutinio, ha prestato giuramento ed è entrato in carica il 28 maggio 1992. Si è dimesso dalla carica il 25 maggio 1999.

Carlo Azeglio Ciampi1999 – 2006: Eletto il 13 maggio 1999 al 1° scrutinio, ha prestato giuramento il 18 maggio 1999. Si è dimesso dalla carica il 15 maggio 2006.

Giorgio Napolitano, dal 2006 – 2015: Eletto il 10 maggio 2006 al 4° scrutinio con 543 voti su 990, ha prestato giuramento il 15 maggio 2006.

Sergio Mattarella, dal 2015- 2022: Proclamato 12esimo Presidente della Repubblica Italiana con 665 voti.