Anna Ammanniti

Colpevole del reato di omicidio colposo, per aver determinato con le sue scelte tecniche sconsiderate durante l’intervento cardiochirurgico la morte della sig.ra Anna Ammanniti di Anagni: si è concluso con la condanna a un anno e otto mesi di reclusioneil processo a carico del prof. Ciro Campanella, ex primario del reparto di Cardiochirurgia dell’Ospedale “San Filippo Neri” di Roma.

Un processo lungo, tortuoso, celebrato presso il Tribunale di Roma – Giudice dott.ssa Valeria Ciampelli – tutto incentrato su uno dei più gravi casi di malasanità verificatisi in Italia negli ultimi anni, quello riguardante – appunto – una donna di Anagni, mamma e moglie, morta in seguito ad un intervento chirurgico.

La vicenda trae origine da uno stato patologico a causa del quale Anna fu ricoverata il 18 aprile 2014 presso il presidio Ospedaliero “F. Spaziani” di Frosinone.

Le ragioni del ricovero erano da individuarsi nella necessità di curare una endocardite batterica su valvola aortica diffusasi anche su quella mitralica, che aveva prodotto un’insufficienza di entrambe le valvole.

Sottoposta a terapia antibiotica che aveva dato un buon esito, Anna è stata dunque dimessa in data 19 maggio 2014 e successivamente ricoverata presso l’ospedale “San Filippo Neri” di Roma per una valutazione cardiochirugica.

l’ospedale “San Filippo Neri” di Roma

Il successivo 30 maggio 2014 le fu effettuato un intervento di “sostituzione valvolare aortica + aorta ascendente sec Bentall con Homograft n. 22 + Sostituzione valvolare mitralica con bioprotesi Mosaic n. 27 + BAcx (Vena safena su DX) + IABP” ma immediatamente dopo le condizioni cliniche della sig.ra Anna peggiorarono gravemente in quanto insorsero una grave instabilità emodinamica (nonostante l’infusione di farmaci inotropi), un’acidosi metabolica (inutili i tentativi di correzione), un’oligoanuria, degli episodi di tachicardia ventricolare sinistra associati a marcata ipertensione e un grave deficit di pompa associato a basse resistenze ischemiche. Un ecocardiogramma esofageo effettuato il 31 maggio 2014 evidenziò – inoltre – una sofferenza ischemica acuta del miocardio ventricolare sia destro che sinistro, compatibile con un infarto incipiente di estese dimensioni. La sig.ra Anna Ammanniti è deceduta alle ore 0.48 del giorno primo giugno 2014.

Studiati a fondo i fatti, dunque, non hanno avuti dubbi i periti nominati dal Giudice della 6^ Sezione penale del Tribunale di Roma: tra le tante scelte almeno discutibili operate dal Primo chirurgo operatore, Prof. Ciro Campanella, ve ne sono state almeno due che, fuori da qualsiasi protocollo medico scientifico conosciuto, non hanno lasciato alcuna possibilità di vita alla sig.ra Anna Ammanniti.

“Il primo – spiega l’avv. Vincenzo Luccisano, legale di uno dei due figli di Anna – riguarda la somministrazione della cardioplegia (terapia farmacologica durante la chirurgia cardiaca per arrestare intenzionalmente e temporaneamente il cuore, così da consentire al chirurgo di aprire le cavità ed operare un cuore fermo) in quantità clamorosamente insufficiente (meno della metà della dose prevista), nonché la tecnica di infusione della stessa (terapia), del tutto controindicata per il farmaco utilizzato”.

“L’altra – prosegue il legale – il confezionamento di un by-pass, resosi necessario durante l’intervento per cause tutte da spiegare, con tecnica (termino-terminale anziché termino-laterale) esposta al rischio di trombosi, rischio che si è poi di fatto inverato, contribuendo alla non ottimale ripresa del cuore”.

E’ stato un processo davvero complesso per il tecnicismo della materia trattata – ha concluso l’avv. Luccisano – ma anche grazie ai nostri consulenti di parte (il dott. Carlo Massini, il prof. Adriano Tagliabracci, il dott. Carlo Noto) oggi davvero possiamo utilizzare una frase che non è mai di circostanza: Giustizia è fatta” .