Un dato negativo incontrovertibile quello che vede la provincia di Frosinone ultima nel Lazio per l’imprenditorialità giovanile con un crollo del 3,7% rispetto a dieci anni fa. Secondo le statistiche di Unioncamere-InfoCamere le imprese gestite da under-35 nella nostra Provincia sono 5.072 e costituiscono il 10,4% delle società attive sul territorio, nel 2011 erano invece il 14,1% con livelli che, seppur bassi, avvicinavano in percentuale la Ciociaria alle grandi aree produttive del centro-nord Italia.

A subire maggiormente il costo della crisi, sia in valore assoluto che relativo, sono i settori più tradizionali, ma sui quali i giovani imprenditori investivano, come l’edilizia, il commercio e l’industria manifatturiera, ed è un dato che fa riflettere in quanto oltre ad essere i lavori considerati “classici” questi sono anche simboli dell’eccellenza produttiva nazionale. Il trend negativo della Provincia di Frosinone è legato a doppio filo alla drastica riduzione delle imprese giovanili in tutto il Paese, basti pensare che per due settori di cui già si è fatta menzione, edilizia e commercio, in Italia dal 2011 ad oggi hanno chiuso 69.878 imprese di costruzioni under-35 (-51,8%) e 49.252 attività di commercio all’ingrosso under-35 (-25,5%).

Quel che fa pensare però è che, tra le province del Lazio, quella di Frosinone sia stata quella con una diminuzione più significativa della presenza imprenditoriale giovanile. Molte volte politica, sindacati ed associazioni di categoria parlano a sproposito di politiche giovanili, i – già risicati – fondi a disposizione vengono spesi poco e male, eccettuati casi lodevoli ma talmente isolati da influire praticamente per nulla sul trend generale, determinando una incapacità della macchina pubblica di venire incontro alle esigenze specifiche dei giovani imprenditori e professionisti che, spesso, hanno interessi e necessità diverse – almeno in partenza – da quelle dei colleghi e concorrenti più anziani.

Ogni anno, dal 2011 al 2020, ha perso in media l’1,2% delle proprie imprese giovanili, uno stillicidio che ha fatto abbassare la serranda o chiudere i cancelli a 7.919 attività. La gran parte dell’imprenditoria giovanile nazionale, il 93,1% del totale nazionale, è costituito da attività che danno lavoro fino a 5 addetti, sono quelle piccole e piccolissime imprese di cui spesso si parla retoricamente come di un simbolo del lavoro italiano d’eccellenza nel mondo ma che poi non vengono sostenute e che proprio per questo sono anche le prime a soccombere sotto i colpi della crisi economica strutturale e di situazioni straordinarie ed imprevedibili come l’emergenza pandemica.

Tuttavia è bene sottolineare anche un dato positivo: da un’indagine del Centro Studi delle Camere di Commercio G. Tagliacarne, sfruttando anche gli obblighi di innovazione dettati dal Covid-19, il 75% degli imprenditori giovanili ha investito in industria 4.0 migliorando la propria competitività. Questo è il dato nazionale, sarebbe interessante valutare quali e quante possibilità l’imprenditoria under-35 ciociara abbia avuto di fare altrettanto; a giudicare dai dati estrapolati all’inizio si può già trarre una amara conclusione in merito.

Dunque la Ciociaria si conferma come una terra non attrattiva per gli investimenti dei giovani e nell’agenda della politica la valorizzazione del territorio sotto il profilo economico-produttivo anche per gli under-35 dovrebbe essere una priorità. Anche qui, eccettuate poche “mosche bianche”, tutto tace.

Per saperne di più:
• https://www.infocamere.it/documents/10193/119106545/Imprenditoria+giovanile%2C+in+dieci+anni+persa+1+impresa+su+4/b8d8661a-1a07-31e7-31b2-4e2d17aab85c?version=1.0
• https://www.tagliacarne.it/news/il_75_delle_imprese_giovanili_digitalizzate_prevede_di_recuperare_i_livelli_pre_covid_entro_il_2022-2523/

articolo a cura di Filippo Del Monte