Franco Fiorito

Nuovo colpo di scena nel processo che vede tra gli imputati l’ex primo cittadino di Anagni ed ex consigliere regionale e provinciale Franco Fiorito.

A causa di un avvicendamento di ruolo tra il giudice titolare Giacomo Autizi all’ufficio GIP-GUP e il suo successore Francesco Rigato – a sua volta trasferito dall’ufficio GIP-GUP al dibattimento – non è stato, infatti, possibile celebrare l’udienza più importante, quella che avrebbe potuto mettere la parola “fine” – mediante la remissione della querela oppure la discussione in aula – al processo iniziato a settembre del 2016 e non ancora conclusosi.

L’accusa per l’ex ragazzo prodigio della politica ciociara è quella diffamazione aggravata e calunnia in danno di Francesco Battistoni, fatti che si riferiscono al 2012, quando – secondo l’accusa – l’anagnino avrebbe consegnato a diversi giornalisti della stampa capitolina fatture con importi gonfiati per screditare l’operato politico dell’attuale senatore di Forza Italia; questi, riscontrando fin dall’inizio diverse irregolarità nei conti del gruppo politico, diede incarico a due revisori di controllare le carte della gestione Fiorito per poi denunciarlo alle autorità competenti una volta appurati ammanchi ingiustificati. Fatto per cui Fiorito è stato in seguito condannato in via definitiva a due anni e 11 mesi.

Per sapere – dunque – se effettivamente la parte offesa, all’epoca consigliere regionale, fu vittima di un dossieraggio negativo posto in essere dall’anagnino bisognerà ancora attendere che la presidenza del Tribunale – anch’essa vacante – nomini un nuovo giudice.

Il post su Facebook che ha ottenuto centinaia di like e decine di commenti

Intanto, proprio nel giorno in cui sarebbe dovuto svolgersi l’udienza, lo stesso Fiorito ricorda con un post su Facebook la sua elezione a sindaco di Anagni nel 2001: vent’anni esatti da allora, i primi dei quali hanno portato il giovane politico ai vertici della politica provinciale e regionale. Salvo poi, dal 2012, renderlo protagonista per diverse settimane delle prime pagine di tutti i principali organi di stampa nazionali – ed anche internazionali – per lo scandalo dei fondi PDL che portò alla caduta della giunta regionale guidata da Renata Polverini.

All’epoca a Fiorito venne contestata, in particolare, l’appropriazione di una somma che avrebbe superato di molto il milione di euro; complessivamente – però – la somma al centro delle indagini ammontava a circa sei milioni di euro che la legge regionale 6/73 attribuiva alle attività del gruppo consiliare regionale.

“Oltre alle somme che l’ex capogruppo Pdl ha versato direttamente sui suoi conti – si legge in un articolo pubblicato nel 2012 da Huffington Post – ci sono due milioni e 600mila euro di bonifici a favore di terzi, più altri due milioni di euro fuoriusciti dai conti del Pdl. Tra gli utilizzi di denaro sotto la lente degli inquirenti c’è anche l’acquisto di una Jeep pagata poco più di 35mila euro, acquistata in coincidenza della nevicata che mise in ginocchio la capitale nel febbraio scorso. Più una caldaia comprata per la casa di San Felice Circeo”.