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Ritrovamenti archeologici sul fiume Cosa, Legambiente: “urgente un cambio di rotta nelle politiche urbanistiche”

Gli straordinari rinvenimenti di resti di Terme romane nei pressi del fiume Cosa, a pochi passi dal nodo nevralgico cittadino di De Mattheis, impongono un deciso cambio di rotta nelle politiche urbanistiche diretto a garantire un maggior livello di tutela del patrimonio storico e archeologico di Frosinone.

Al peccato originale degli anni ’60, quando la scoperta dell’anfiteatro romano in viale Roma non ha fermato la costruzione di un grande complesso edilizio, hanno fatto seguito decenni nei quali la crescita caotica della città ha avuto costantemente la meglio rispetto alla salvaguardia dei monumenti esistenti e dei reperti di valore che venivano di volta in volta rinvenuti: basti pensare alla tomba di Sant’Angelo adibita a legnaia, alla sparizione del frontone di Fontana Bussi, e da ultimo agli scavi all’interno della rotatoria di Brunella, collocazione quest’ultima quanto mai emblematica di un’attività di ricerca archeologica che deve accontentarsi di spazi angusti faticosamente sottratti al cemento e all’asfalto.

Emerge con tutta evidenza una stridente contraddizione fra la scoperta dell’abbondanza di reperti archeologici nella parte bassa della città e la vetustà degli strumenti urbanistici vigenti, che continuano a permettere uno sviluppo edilizio insensato e fuori dal tempo. Se, grazie allo strumento dell’archeologia preventiva, legalmente vincolante per le opere pubbliche, è stato oggi possibile rinvenire una eccezionale testimonianza del passato che inorgoglisce tutti i frusinati, nulla del genere potrà mai accedere nei cantieri dell’edilizia privata, rinata prepotentemente e anacronisticamente negli ultimi anni, la quale è praticamente priva di strumenti vincolistici che impediscano il ripetersi degli scempi del passato.

“Ora più che mai è urgente che l’Amministrazione Comunale provveda ad un aggiornamento della carta archeologica cittadina e alla sua acquisizione negli strumenti urbanistici comunali, in modo da integrare i piani di programmazione territoriali vigenti con le prescrizioni necessarie alla tutela delle grandi potenzialità archeologiche della città” dichiara Stefano Ceccarelli, Presidente del Circolo Legambiente di Frosinone. “Se davvero vuole operare una discontinuità rispetto al passato, il Sindaco non può limitarsi a un doveroso impegno per una valorizzazione del sito e per la creazione di un percorso storico-archeologico, ma dovrebbe ripensare alla radice le sciagurate politiche urbanistiche che hanno condotto Frosinone nei bassifondi delle classifiche sulla vivibilità urbana e ai vertici di quelle regionali sul consumo di suolo. Il nostro fermo NO al nuovo cemento in città è anche un alla salvaguardia degli spazi aperti, dei vuoti urbani che permettono di godere nel modo più autentico delle bellezze che emergono dal passato e rafforzano la coesione sociale e lo spirito identitario. Auspichiamo su questi temi un dialogo a 360° fra le istituzioni cittadine, la Soprintendenza e l’associazionismo, che vorremmo uniti in uno sforzo comune per una vera inversione di marcia nella programmazione territoriale”.