Siamo al secondo anno di pandemia e si continua ad attendere la riapertura delle palestre. Per molti è una questione di fondamentale importanza; fondamentale non soltanto perché lo sport fa bene alla salute e aiuta a mantenere vivi alcuni rapporti sociali, ma perché per molti è un lavoro, una fonte di reddito. Andiamo a vedere cosa ne pensano i nostri intervistati, nonché imprenditori in attesa che la loro professione possa ricominciare a dare i propri frutti.

Gianni Mantella, Spartan Gym

Gianni Mantella

“Io credo che l’apporto economico debba essere ritenuto successivo a quello riguardante la salute. Siamo stati definiti ‘attività non essenziale’ ma la salute è essenziale. Le sigarette e i videogiochi non sono essenziali. Lo sport ti allontana da tante cose, dalle attività insalubri, dalle malattie come per esempio l’obesità…Il problema è che non ci hanno ascoltati. Troviamo una soluzione! Le istituzioni dovrebbero vedere le nostre misure di sicurezza. Ci è stato detto di avere una persona ogni 12 m/q, ma siamo proprio sicuri che nei supermercati queste misure siano davvero rispettate? Quanto al decreto sostegni i miei ragazzi è da gennaio che non ricevono nulla. Inoltre noi continuiamo ad avere costi fissi, che andavano almeno bloccati. Personalmente non sono costretto a chiudere per fortuna, ma penso a tutti quegli imprenditori che invece saranno costretti a farlo. Poi la questione che ci si può allenare all’aperto, con tutti i costi aggiuntivi che questa cosa implicherebbe per mettere tutto a regola, ma sarebbero soldi che non riavremo, oltre al fatto che dipenderebbe molto dalle condizioni atmosferiche e potrebbero allenarsi solamente gli iscritti professionisti (il Covid attacca solo i dilettanti? Mi chiedo). Io voglio lavorare, lo faccio per passione. Ma procedendo in questo modo a noi ci tolgono la passione e ai giovani tolgono i sogni. E’ comprensibile l’impreparazione del primo anno di pandemia, ma il secondo anno non è più giustificabile. Ad ogni modo i nostri soci (gli abbonati) recupereranno tutto dalla A alla Z, le soluzioni possono essere ad esempio dei mutui, o un abbassamento dei costi mensili per un tot di tempo. Ci faranno riaprire prima o poi, la pandemia non durerà per sempre.”

Maurizio Noli Presidente OSR Operatori Sportivi Riuniti/Evolution, presidente Virginia Fiorini

Maurizio Noli

“Il mondo dello sport di base è stato drammaticamente colpito da questa pandemia. A niente è servito dimostrare che non vi erano evidenze scientifiche che ne motivassero la chiusura, e a niente sono serviti i controlli fatti dai NAS, i quali non hanno rilevato comportamenti non conformi alle disposizioni anti-covid. A niente è servito il pieno rispetto dei protocolli dettati dal Ministero della Salute. Il mondo dello sport di base è quello che paga lo scotto più duro di questa pandemia con sussidi a limite dell’elemosina che sanno più di marchetta di Stato e ristori da dicembre inesistenti. Una programmazione per la riapertura ancora lontana per una categoria che, di che se ne dica, PRODUCE BENESSERE E SALUTE. La politica dimostra ancora una volta di essere lontana dalla realtà sociale e di non comprendere le difficoltà che investono il settore. Inutile ribadire ancora una volta l’importanza sulla salute che questo settore riveste e gli aspetti psicologici che implica, questi, del tutto sottovalutati. L’aumento dell’obesità e degli atti di autolesionismo in fase adolescenziale sopra il 30% dovrebbe far riflettere, le cronache giornaliere di atti di lesioniamo e violenza sono all’ordine del giorno ma pare questo essere in secondo piano rispetto ai programmi di governo. Non siamo negazionisti ma realisti, questa dannata pandemia ha colpito il mondo intero e ne siamo coscienti, ma siamo altrettanto convinti che si possa ripartire con protocolli adeguati anche nel bene dei cittadini che necessitano di strutture adeguate e professionisti formati. Occorre una urgente programmazione con adeguati sostegni alle Associazioni, diversamente c’è il rischio concreto che molti di essi non avranno la possibilità di ripartire. Va ricordato infine che il settore sportivo produce PIL per questo Paese attestato al 6% come indotto e che, se non si correrà presto ai ripari, il sistema sanitario nazionale dovrà fare presto i conti con questa ingiustificata chiusura dei più importanti settori, quello dello sport di base, che non solo educa i giovani ai valori sportivi e civici ma ribadisco ancora una volta, produce BENESSERE E SALUTE.”

Andrea Proietti, l’Arena del Guerriero

Andrea Proietti

“Il problema è che non abbiamo più lavorato, al di là del tipo di sport. Ci sono mesi dell’anno in cui di solito si lavora di più, e di sicuro quei mesi non riguardano l’estate. Il primo anno ho provato a fare lezioni in diretta, ma gli utenti non riuscivano a continuare, ci sono esercizi che purtroppo non si possono fare da soli. Io insegno kick boxing, che è uno sport da contatto, e va fatto in due. Fare lezione online significa farla in assenza di un avversario. Fortunatamente facevamo solo quote mensili, pertanto gli iscritti sono stati rimborsati. Le conseguenze dovute ad una non riapertura poggiano su due fronti: un lato economico e un lato che riguarda la salute. Purtroppo ci sono dei costi fissi in questo tipo di impresa, che non sono stati bloccati, e gli incentivi non sono sufficienti. I danni sono visibili soprattutto nelle grandi società. Inoltre lo sport è aggregazione, quindi il danno lo si fa soprattutto ai più piccoli; non ci sono alternative per loro diverse dalla tv, dal PC o dalla PlayStation. Quanto alla salute lo sport aiuta a contrastare l’obesità, il diabete di tipo 2, le malattie neuromuscolari, ipertensione ed altro. Come si fa a dire che è un’attività non essenziale? Lo è e come! C’è bisogno di fare attività motoria almeno quella di base, altrimenti non si può avere uno stile di vita sano. Purtroppo lo sport non garantisce che ci sia distanziamento, nello sport in generale c’è contatto, che sia diretto o indiretto, diretto attraverso il contatto fisico con un’altra persona, indiretto toccando gli stessi oggetti o macchinari. E’ giusto contrastare la pandemia, anche chiudendo, però deve esserci un’alternativa, almeno dei sussidi adeguati rispetto alle spese. In questo settore c’erano già delle falle che la pandemia non ha fatto altro che mettere in evidenza. Va detto che in mancanza di benessere calano le aspettative di vita. Vogliamo davvero regredire?”

Giuseppe Bianchi e Alessandro Calacci, Sui Generis Fit Lab

Giuseppe Bianchi e Alessandro Calacci

“Il problema più grave secondo il nostro punto di vita è stato UNO STOP COMPLETO E UN NO ASSOLUTO AD UN ALLENAMENTO GUIDATO, che comporta tantissimi benefici in termini di prevenzione e di rafforzamento del sistema immunitario, fondamentale in questo momento. L’altro grande problema è stato ritrovarci completamente ABBANDONATI, con sostegni che non riescono a coprire nemmeno il 10% dei costi sostenuti in questo periodo. Nessuno sta pensando che, oltre ai costi degli affitti e ai mancati guadagni, ci prepariamo a dover concedere un recupero a tutti i nostri abbonati, soluzione che per noi rappresenta dei costi INSOSTENIBILI nel tempo. Per non parlare di tutti i costi sostenuti per adeguarci alle normative: sanificazioni, disinfettanti, una nuova organizzazione per dividere gli spazi, per poi sentirci dire “Le palestre da domani saranno chiuse”. Quello che ci ha salvati è stato rimetterci di nuovo in gioco e dar vita ad un nuovo modo di allenarci: SUI GENERIS ZERO, un allenamento tramite videolezioni assistite che ci ha concesso di azzerare le distanze dai nostri allievi. Con la zona arancione, abbiamo scelto di sostenere un nuovo investimento per allestire uno spazio aperto al di fuori del nostro studio per consentire un allenamento outdoor. SIAMO FIERI, nonostante tutto, di essere sempre riusciti a garantire il servizio; tuttavia prevederemo una forma di recupero e di rimborso, sia per chi non ha avuto modo di allenarsi sia per premiare chi invece ha mantenuto la costanza in questi duri mesi. Decidere di protrarre ancora l’apertura delle palestre sarà FATALE; e per i proprietari delle palestre perché significherebbe solo costi per ancora un paio di anni, e per gli iscritti perché significherebbe non fruire di un servizio su cui hanno investito. Ai lettori ci piacerebbe dire quanto è importante non fermarsi, continuare ad allenarsi anche a distanza, anche all’aperto, perché comporta enormi benefici sul corpo e sulla mente. Alle istituzioni ci piacerebbe un paio di cose:

1)di iniziare a documentarsi, a studiare e a promuovere una cultura della prevenzione, argomenti che in questi mesi non abbiamo sentito nemmeno per sbaglio.

2) di analizzare bene le situazioni prima di prendere decisioni che possono diventare fatali: affitti, recuperi di abbonamenti, attrezzature, mancati guadagni per oltre un anno, ancora anni in cui affrontare rimborsi di abbonamenti… chi ripagherà tutto questo? Una mezza idea ce l’abbiamo…”

articolo a cura di Chiara Tarquini