La testimonianza di un ex paziente che commuove profondamente: Ennio Mancini ha raccontato del suo ricovero in tre strutture della ASL, Ospedale Spaziani di Frosinone, Ospedale Santissima Trinità di Sora e il San Raffaele di Cassino, dove ha scoperto di essere affetto da Coronavirus, curato in terapia intensiva e infine sottoposto a terapia di riabilitazione.

Ennio Mancini

“Sono vivo grazie alla sanità pubblica.” Inizia così il racconto di Ennio Mancini (68 anni), paziente contagiato dal Covid-19 che ha deciso di rendere pubblica la sua testimonianza per sottolineare l’importanza della sanità pubblica per la cura del Covid-19. “Mi sono ammalato a ottobre dell’anno scorso e sono uscito dal tunnel del Covid-19 a febbraio di quest’anno. Senza la professionalità e il supporto di medici e infermieri dell’Ospedale di Frosinone, dell’Ospedale di Sora e del San Raffaele di Cassino oggi non starei qui” – racconta con voce decisa. “Prima avevo preconcetti contro la sanità pubblica. Tutti ne parlano male,tutti lo criticano. Quando ho visto la mia cartella clinica, mi sono reso conto che nessun privato avrebbe speso così tanto per la mia cura. Per la mia vita”.

“Appena comparsi i sintomi del Covid-19, sono stato preso in carico dall’Ospedale Spaziani di Frosinone. Non ricordo molto perché la mia situazione è peggiorata immediatamente. Una polmonite interstiziale bilaterale tremenda. La maschera dell’ossigeno non era sufficiente. Hanno cercato di intubarmi, ma alla fine hanno dovuto praticare una tracheotomia e sono rimasto per vari mesi in terapia intensiva, prima a Frosinone e poi a Sora”.

“Ho perso la parola per molto tempo. Parlavo con gli occhi. E un foglio dove qualcuno ha scritto l’alfabeto. Con il dito indicavo quello che sentivo. Finché a dicembre mi è tornata la parola”, racconta. “Quanto mi è mancata la luce naturale in tutti quei mesi… – commenta commosso – il giorno più bello è stato quando ho intravisto uno spicchio di sole, dalle vetrate, mentre andavo a fare la TAC. Sognavo di tornare a vedere il sole!”.
“L’incubo è finito. Respiro, cammino e guardo il sole. Grazie a tutti gli operatori sanitari del nostro territorio. Teniamoceli stretti ché sono lo scudo per la nostra salute!”.