la discarica di Radicina

Il sostituto procuratore della Procura di Roma Alberto Galanti, distaccato alla Direzione Distrettuale Antimafia, ha chiesto il rinvio a giudizio per 42 soggetti tra persone fisiche e società nell’ambito dell’inchiesta relativa all’operazione “Maschera” legata al traffico illecito di rifiuti in Ciociaria.

I filoni investigativi seguiti dai Carabinieri dei Nuclei investigativi di polizia ambientale e forestale agli ordini del tenente colonnello Vitoantonio Masi – come si legge in un articolo pubblicato su Etruria News – sono due: il primo riguarda lo smaltimento di ingenti quantità di rifiuti pericolosi, declassificati a non pericolosi; un metodo – questo – che avveniva attraverso l’utilizzo del cosiddetto Codice Europeo Rifiuti a “specchio” sugli scarti che avrebbe dovuto indicare la non pericolosità dei rifiuti.

L’indagine del NIPAAF avrebbe portato dunque all’accertamento non solo di una presunta superficialità nelle analisi eseguite (motivo per cui la Procura ritiene ci sia stata la complicità dei laboratori di analisi privati) ma anche a una probabile “declassificazione” degli scarti da pericolosi a non pericolosi. Così facendo, le società coinvolte avrebbero potuto smaltire all’interno della Mad di Roccasecca ingenti quantità di rifiuti, a tutto vantaggio delle ditte che ne avrebbero tratto un enorme profitto derivante dalla differenza dei costi di smaltimento.