11 smartphone di ultima generazione, un caricabatterie e 13 confezioni di batterie che probabilmente servivano ad alimentare i telefoni o altri dispositivi elettronici: è quanto rinvenuto nel corso di una perquisizione portata a termine sugli effetti personali di un detenuto questa mattina – martedì 23 marzo – dagli agenti della Polizia Penitenziaria in servizio presso il carcere di Frosinone.

L’uomo, stando a quanto riferisce il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria aveva con sé anche 20 involucri di hashish, per un totale di oltre 50 grammi. Ad insospettire gli Agenti è stato il comportamento irrequieto del soggetto che era apparso da subito molto nervoso.

Il compiacimento del Sappe

Il compiacimento del SAPPe di Frosinone va a tutti i colleghi che si distinguono per spiccate capacità professionali perseguendo importanti obiettivi in una complessa e critica realtà penitenziaria che il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE ha sempre denunciato”.
CAPECE: Italia sono decine i telefonini rinvenuti ogni giorno nelle carceri, in possesso a familiari ed amici di detenuti che tentano di introdurli in carcere con pacchi postali e nei colloqui o proprio in uso ai ristretti stessi

Netta la denuncia del Segretario Generale del SAPPE Donato Capece: “A Frosinone, nel Lazio ed in tutta Italia sono decine i telefonini rinvenuti ogni giorno nelle carceri, in possesso a familiari ed amici di detenuti che tentano di introdurli in carcere con pacchi postali e nei colloqui o proprio in uso ai ristretti stessi.

Come avvenuto a Frosinone, le donne e gli uomini della Polizia Penitenziar per l’ennesima volta, pur se tra mille criticità operative, con livelli minimi di sicurezza e poche risorse umane, garantiscono ed assicurano la legalità contro il malaffare della criminalità nelle carceri.

Nonostante la previsione di reato prevista dal art. 391 ter del Codice penale di recente emanazione per l’ingresso e detenzione illecita di telefonini nei carceri, con pene severe che vanno da 1 a 4 anni, il fenomeno non sembra ancora attenuarsi.

Vanno adottate soluzioni drastiche, come la schermatura delle Sezioni detentive e degli spazi nei quali sono presenti detenuti all’uso dei telefoni cellulari e degli smartphone”.