Si sente spesso dire che l’acqua è vita. Sulla base dell’esperienza personale ed anche di quel che fin da bambini ci è stato insegnato, abbiamo imparato a considerare l’acqua “importante”, a comprenderne funzioni ed utilità per l’organismo e per la vita quotidiana. Ogni giorno, in media, un essere umano dovrebbe bere dai nove ai quattordici bicchieri di acqua per permettere all’organismo di svolgere normalmente le sue funzioni.
Proprio il suo essere “vita” ha fatto dell’acqua uno strumento della politica ed una fonte di profitto.
Ancor oggi l’11% della popolazione mondiale non ha accesso a fonti d’acqua potabile, 768 milioni di persone non hanno a disposizione una fonte d’acqua potabile sicura ed altri 185 si abbeverano a fonti di superficie come laghi e fiumi con i rischi connessi.
Parlare di acqua significa parlare di sviluppo urbanistico e dei servizi, di salute e di fonti energetiche, di commercio e di ambiente.
Come ogni bene di prima necessità l’acqua è soggetta alla legge della scarsità ed il controllo dell’accesso alle fonti d’acqua (che in un mondo ideale dovrebbe essere libero per tutti) da parte di Stati, organizzazioni ed imprese è un potente motore della politica.
Ci sono aree del mondo in cui il termine “geopolitica” corrisponde – per il valore intrinseco che i fattori geografici ed antropologici hanno sullo sviluppo delle politiche – alla “idropolitica” ed il potere politico è anche “idropotere”.
Con il petrolio l’acqua condivide lo status di “carburante degli imperi” e con esso ha in comune l’essere “oro”, nero l’uno e blu l’altra, e questo sta ad indicare quale ruolo abbiano le risorse idriche nel mondo d’oggi, sovrappopolato, globalizzato, ipertecnologizzato e, di fatto, impoverito.
La direttrice d’espansione dei grandi imperi (anche di quelli “informali” di oggi) segue i flussi delle acque e nessuno può considerare l’acqua come un fattore di secondaria importanza nella geopolitica dei grandi spazi. Torna, come si vede, di nuovo l’idropolitica.
E se a noi – nati nella parte giusta del mondo – l’accesso libero alle fonti d’acqua può apparire scontato, ciò non significa che possa esserlo per sempre o che non si debba iniziare a pensare al futuro che non sarà, checché ne dicano i cultori del progresso e della “storia quale linea retta”, da questo punto di vista rose e fiori.
Per un individuo l’accesso libero all’acqua potabile è importante quanto la libertà dei mari per uno Stato. Prima lo capiremo e prima interverremo e non credo si tratti di un ragionamento “idealistico” o da “terzomondista” ma di una pragmatica presa d’atto.

#WorldWaterDay