Sciopero nazionale nei siti logistici e delivery-station, lunedì prossimo 22 marzo: tra i motivi che hanno fatto scattare la protesta, l’indisponibilità dell’azienda e dalle associazioni datoriali ad affrontare le tematiche presenti nella piattaforma sindacale per la contrattazione di secondo livello della filiera Amazon: “verifica carichi e ritmi di lavoro, contrattazione della turnistica, corretto inquadramento professionale, riduzione orario driver, buono pasto, indennità di trasferta, clausola sociale in caso di appalto-cambio fornitore, PdR, indennità Covid, danni e franchigie, salute e sicurezza, formazione, stabilizzazione precariato oltre all’atteggiamento latitante e dilatorio di Amazon”.

In vista del fermo che potrebbe portare a rallentamenti anche importanti delle consegne su tutto il territorio nazionale, anagnia.com ha incontrato Antonio Rubini, 42 anni, team-leader in Amazon nel sito FCO1 di Passo Corese (RI) fin dal lancio del sito nel settembre 2017 e rappresentante sindacale aziendale UILTrasporti dal 2019.
Ad Antonio abbiamo posto alcune domande.

Partiamo dai numeri. Quanti sono i lavoratori di Colleferro, tra diretti e interinali?

Allo stato attuale i lavoratori diretti sono in netta minoranza. Dati ufficiali al momento non ne abbiamo in quanto non abbiamo ancora Rappresentanze Sindacali all’interno.

Qual è il guadagno di chi vi lavora e quali sono le condizioni di lavoro?

Il segmento retributivo è quello del 5 e 4 livello CCNL Logistica e Trasporti, quindi tra i 1550 e i 1620 euro lordi per gli operatori di magazzino (circa 1200/1300 euro netti). Alcune figure professionali sono inquadrate con il terzo livello e percepiscono circa 1600 euro netti mentre le figure manageriali dai 2000 euro in su a seconda dei livelli interni.

Amazon – in una nota inviata qualche tempo fa agli organi di stampa dice di offrire salari competitivi, inclusivi di benefit e opportunità di crescita, nel contesto di un ambiente lavorativo in cui la sicurezza e il benessere dei dipendenti sono la priorità. Secondo Lei è davvero così?

Sicuramente tra le aziende del comparto logistico è quella con le retribuzioni più alte e soprattutto puntuali. Quello che chiediamo però è di colmare le lacune del CCNL relative ad alcune figure professionali e un aggiustamento alle maggiorazioni notturne e festive che stridono con la tipologia di lavoro svolto da Amazon che opera 24 ore su 24, 7 giorni su 7. L’obiettivo è garantire un corretto bilanciamento famiglia/lavoro.

Lunedì 22 marzo è proclamato lo sciopero generale di 24 ore dei dipendenti diretti dei magazzini e degli hub cui è applicato il contratto nazionale della Logistica e di tutti i lavoratori e le lavoratrici delle aziende di fornitura in appalto di servizi di logistica, movimentazione e distribuzione delle merci della filiera Amazon in Italia; può spiegarci i motivi di tale decisione?

L’iniziativa dello sciopero è scaturita dalla latitanza di Amazon Italia Logistica srl dopo l’incontro del 29 gennaio 2021 e a causa di una brusca interruzione della trattativa da parte dell’Associazione Datoriale indisponibile ad affrontare le tematiche poste dal Sindacato relativamente al delivery di cui Amazon Italia Transport srl è committente. Lo sciopero pertanto, ha lo scopo di ottenere miglioramenti retributivi

Per quanto riguarda lo stabilimento di Colleferro, come si stanno le organizzazioni sindacali per salvaguardare i lavoratori che operano all’interno del sito?

Come UILTrasporti Lazio siamo stati gli unici a tenere un Assemblea all’interno del sito e a breve ufficializzeremo la nostra Rappresentanza Sindacale Aziendale. Dopodiché, seguiremo le orme di quanto fatto nel sito di Passo Corese.

C’è chi dice che fra Amazon e organizzazioni sindacali resta ancora un dialogo fra sordi. Lei cosa ne pensa?

Diciamo che l’azienda ne farebbe a meno di relazionarsi con noi ma, dal momento che la legge glielo impone, purtroppo per loro dovranno rispondere alle nostre richieste e ai nostri suggerimenti in base alle istanze raccolte tra i lavoratori.

In diversi siti sparsi nel mondo, molti lavoratori Amazon denunciano in particolare di essere “spremuti” con carichi di lavoro insostenibili, in particolare per fare fronte ai picchi di richieste. E’ così anche a Colleferro?

Molto è enfatizzato, ma sicuramente è un lavoro che ti impegna non solo fisicamente. Come già ribadito c’è di peggio e il nostro obiettivo è rendere migliore un posto di lavoro che già si distingue positivamente rispetto alle altre aziende italiane del settore.