Confraternita della madonna delle Rose nel 1990

Mentre a Torino Vittorio Emanuele II firmava l’atto con il quale proclamava l’Unità d’Italia, insediando a Torino il Primo Parlamento Nazionale, a Piglio, invece, Luigi Dell’Orco fondava la Confraternita di Maria Santissima detta delle Rose.

Correva infatti l’anno 1861.

La confraternita della Madonna delle Rose è stata sempre in prima linea nella trasmissione e nella difesa della fede attraverso la pietà popolare, ma anche nella promozione delle opere di misericordia spirituali e materiali, tenendo sempre vive le tradizioni culturali del paese. Questa tradizione, purtroppo, si sta infrangendo da qualche anno, forse colpa anche della Pandemia, nonostante la forte e profonda devozione che i confratelli e le consorelle nutrono per la Madonna delle Rose.

Nell’ultima assemblea, tenutasi nel mese di febbraio 2019, per l’approvazione del bilancio consuntivo annuale del 2018 e quello preventivo per l’anno 2019, solo tredici dei 74 confratelli e consorelle in regola con il pagamento della quota associativa ha partecipato ai lavori assembleali e precisamente: 5 confratelli, una consorella, due consiglieri, il Priore, l’Economo, la Cassiera della Confraternita, il Segretario e don Gianni.

Le confraternite, da tempi remoti, rappresentano una forte e valida presenza in seno alla chiesa per l’unità di intenti e di programmi che i fratelli condividono, testimoniando fede e servizio a Dio, animando processioni e feste patronali, mantenendo vivi usi e costumi che si tramandano di generazione in generazione.

Nel loro seno ci sarebbe bisogno, tuttavia, di nuova linfa vitale che i giovani possono dare con il loro entusiasmo e soprattutto con la scelta gioiosa di appartenere sì ad una confraternita, ma anche di essere fratelli di tutti.

Quest’anno poi ci saranno le elezioni per il rinnovo dei Consigli Direttivi delle tre Confraternite presenti a Piglio e precisamente: quella dell’Oratorio, della Madonna delle Rose e quella di Sant’Antonio di Padova per il quinquennio 2021-2026.

articolo e foto di Giorgio Alessandro Pacetti