la zona industriale di Anagni

La terza seduta della Conferenza di Servizi per la chiusura del procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (V.I.A) per l’ “Impianto di biodigestione e compostaggio sito in località Selciatella, Anagni (FR)”, Società proponente: ENERGIA ANAGNI srl, si è svolta il 19 febbraio u.s. con la partecipazione dei rappresentanti della Società proponente, delle Associazioni che hanno presentato osservazioni nella fase istruttoria, di rappresentanti dell’amministrazione comunale di Anagni e di rappresentanti dell’ associazione Medici di famiglia per l’Ambiente di Frosinone.

Tra i molti Enti convocati dalla area V.I.A. della DIREZIONE REGIONALE POLITICHE AMBIENTALI E CICLO DEI RIFIUTI si è notata la significativa assenza della Provincia, della ASL e dell’ ARPA Lazio a riprova di quanto poco elevato sia l’effettivo grado di interesse per la tutela del territorio e della salute, al netto delle intenzioni sempre proclamate.

L’impianto in oggetto dovrà trattare 84.000 ton. di rifiuti organici (60.000 da raccolta differenziata e 24.000 dasfalci e potature) per ricavare Biogas ed energia elettrica a servizio dell’adiacente impianto SAXA GRES di produzione di gres porcellanato. Ricordiamo che Saxa Gres utilizza anche ceneri, pesanti e leggere, provenienti dall’ inceneritore di San Vittore.

Il Sindaco di Anagni ha confermato la posizione favorevole all’ impianto, già espressa nelle precedente seduta del 18/12/2020, assicurando, da parte sua, un continuo controllo che con l’incremento delle tecnologie più avanzate, garantisca efficienza e salubrità, assicurando la tutela dell’ambiente e della salute. Il Sindaco ha poi aggiunto che la competenza del Comune è specifica per l’aspetto urbanistico, riservandosi di inviare una nota specifica in merito.

Ci domandiamo con quale struttura tecnico scientifica l’Amministrazione Comunale di Anagni potrà garantire i necessari controlli che, peraltro, rientrano nella sfera di competenza di altri Enti e Autorità.

Le Associazioni ed i comitati presenti hanno ribadito la propria contrarietà all’impianto, per le diverse ragioni espresse nelle osservazioni presentate fin dal 2017 per criticità ampiamente argomentate sia sotto il profilo tecnico che socio economico alle quali non sono state fornite risposte soddisfacenti.

Si ritiene carente, da parte del Amministrazione comunale, anche la mancanza di una valutazione organica e complessiva dei costi complessivi dell’operazione. Si hanno sufficienti garanzie sia sull’investimento che sull’assetto societario del gruppo proponente? E inoltre, l’amministrazione comunale ha ben valutato l’alta concentrazione di industrie a Rischio di Incidente Rilevante secondo la c.d. Legge Seveso, presenti nelle immediate vicinanze dell’impianto proposto, in un’area peraltro già molto compromessa dall’ inquinamento tanto da essere inserita nel SIN, Sito d’interesse Nazionale per le bonifiche? L’amministrazione sta effettivamente considerando prioritaria la salute della popolazione residente in una zona, caratterizzata da una assistenza sanitaria praticamente nulla?

Questo ultimo aspetto è stato ribadito dai Medici per l’Ambiente che hanno espresso la ferma contrarietà all’impianto, sottolineando come la situazione ambientale sia caratterizzata dalla presenza di patologie correlabili a fattori inquinanti.

Le ragioni del No sono sintetizzabili come segue :

a) La collocazione dell’ impianto in un’area con gravi problemi di inquinamento che non riescono ancora ad essere risolti, nonostante essa rientri nel SIN e non sia stata richiesta una specifica valutazione da parte del competente ufficio bonifiche.

b) la presenza di altri analoghi progetti attualmente in valutazione presso lo stesso ufficio V.I.A. in una ristretta porzione di territorio, richiede da parte della Regione una valutazione che tenga conto del contesto globale, considerando le ricadute negative dei fattori inquinanti sulla salute e su un’economia che si dice indirizzata verso uno sviluppo ecosostenibile, per non penalizzare gli sforzi e gli investimenti fatti, tesi a valorizzare molti territori e centri urbani di rilevanza ambientale, turistica e culturale di primaria importanza.

c) la capacità di trattamento dei rifiuti di questo impianto (84.000 ton.) è molto superiore alle necessità dell’ intero territorio provinciale che nel 2019 ha prodotto 36.488 ton. di rifiuti (dal Catasto Rifiuti ISPRA), per cui necessariamente saremo destinati a diventare il collettore della frazione organica dei rifiuti di altri territori.

In conclusione, vogliamo sottolineare come in questa vicenda sia mancata la presenza dei soggetti politici e istituzionali che sono arretrati di fronte al proliferare di nuovi impianti, molto attenti ai profitti derivanti, ma molto disinteressati alle esigenze della salute delle persone e alla salubrità dell’ambiente. Così stupisce che non siano state finora espresse dai sindaci del territorio né idee né iniziative di tutela della salute delle loro comunità della quale sono pur sempre responsabili, tantomeno si conoscono strategie di intervento a garanzia dell’interesse generale dei cittadini per superare il falso e ipocrita problema del contrasto tra ambiente sano, lavoro e crescita. Si deve essere molto vigili per smascherare il cosiddetto “Green Washing”: il riferimento all’economia circolare quale soluzione ottimale per lo sviluppo ecosostenibile, tanto imprudentemente sbandierato perché ora di moda, rivela assai spesso una conoscenza a dir poco superficiale dei procedimenti e delle caratteristiche che ne assicurano l’ efficacia.

nota a cura del Coordinamento Ambientale di Anagni: Anagni Viva, Comitato Residenti, Diritto alla Salute, Legambiente Circolo di Anagni, Re.Tu.Va.Sa.

Anagni, 9 marzo 2021