porta San Francesco

Per diverse ore avrebbe insultato ed offeso gli operai che erano al lavoro davanti a Porta San Francesco, centro storico di Anagni, impegnati nella collocazione di dissuasori di parcheggio, poi – non contento – una volta che gli operai avevano terminato il loro lavoro si sarebbe recato sul posto e li avrebbe divelti, vanificandone di fatto il lavoro.

La motivazione? I dissuasori – tra l’altro posizionati proprio davanti a una delle due nicchie laterali alla porta con arco a tutto sesto che permettono il passaggio pedonale – avrebbero impedito il parcheggio della sua auto proprio sotto casa.

Un atto inconsulto che potrebbe costare caro all’uomo, convocato immediatamente in caserma dai Carabinieri della Stazione di Anagni coordinata dal mar. Massimo Crescenzi.

Al momento, i militari sono al lavoro per determinare l’esatta dinamica di quanto accaduto e non è escluso che presto possano esserci importanti novità al riguardo già nelle prossime ore.

Sulla questione è intervenuto, con una nota il gruppo cittatrepuntozero:

Leggendo tra le notizie locali ci è balzato agli occhi un recente deplorevole episodio che ci invita ad una serie di riflessioni.
Ci riferiamo all’atto vandalico commesso dal “cittadino” che ha divelto i dissuasori di parcheggio installati  a porta San Francesco perché, a suo dire, gli “impedivano di parcheggiare sotto casa”. Il fatto è giustamente nelle mani dei Carabinieri ma questo evento ci porta a mettere su carta una serie di quesiti che noi di cittatrepuntozero ci poniamo da tempo. Si tratta in realtà  di due semplici domande: dov’è il senso civico di alcuni nostri concittadini?
Dove sono i controlli per far rispettare a chi senso civico non ha la “ res publica” e le sue regole?

Per quanto concerne il primo punto c’è poco da dire perché  l’evidenza dei fatti è purtroppo sotto gli occhi di ciascuno di noi: cartacce per strada, vasi di piante usati come portarifiuti e riempiti di cicche, bicchieri di carta vuoti frutto delle consumazioni da asporto, deiezioni di cani, macchine parcheggiate lungo il corso, corso che la mattina diventa un autodromo mentre i cittadini si recano al lavoro o accompagnano i figli a scuola.

Sul secondo punto invece si potrebbe parlare e scrivere per ore. Prima di tutto sull’ educazione della cittadinanza al rispetto della cosa pubblica: se penso di poter divellere degli arredi urbani è perché sono convinto che sia un mio diritto il parcheggio sotto casa e, per ignoranza delle regole o prepotenza, mi arrogo il diritto di farlo.

Se getto cicche e bicchieri di carta ovunque senza cercare un cestino della spazzatura – non sono tantissimi ma ci sono – è perché non mi pongo nemmeno il problema del rispetto della città in cui vivo e dei suoi cittadini.
Se parcheggio lungo la via perché “ gli ausiliari del traffico le multe fuori dalle strisce non le possono fare” è perché credo di essere furbo e nessuno mi ha mai salatamente sanzionato facendomi cambiare idea. Dunque, anche in questo caso “ piccolo piccolo”, il problema è tanto grande ed è “la certezza del diritto”: se faccio una cosa che è proibita dalla legge o dai regolamenti devo pagarne le conseguenze; se non ci arrivo per buon senso devo arrivarci mettendo mano alla tasca. Non sarebbe opportuno attuare una campagna di dissuasione mandando, e spesso, la polizia municipale in giro per fare multe? Sei fuori posto? Prima ti multo poi ti avviso e non viceversa.

Inoltre perché lasciare la possibilità di percorrere tutta via Vittorio Emanuele da porta Santa Maria a Porta Cerere? Qualcuno pensa che, essendo più breve il tragitto,  sia “conveniente” passare per il centro e non per le circonvallazioni. Basterebbe ripristinare i vecchi sensi di marcia (da porta Cerere a Largo Zegretti e da porta Santa Maria al medesimo Largo) per disincentivare parte del traffico veicolare lungo il centro storico. Quando Cicerone parlava della cosa pubblica la definiva “cosa di popolo”: Est igitur res publica res populi. Tutto ciò che non è strettamente mio appartiene al noi e questo fatto chiama in causa responsabilità più complesse, poiché ci impone di pensare al plurale nelle nostre azioni sia di prevenzione sia sanzionatorie: se dilagano indifferenza o impunità il noi ne sarà distrutto lasciandoci sempre più soli.