In molti pensavano che i tesori del comprensorio di Trevi nel Lazio fossero legati solo alle splendide montagne e alla Natura incontaminata che lo circondano, alla enogastronomia tipica e alle antiche vestigia medievali, primo fra tutti il meraviglioso castello. Invece, all’improvviso, il futuro di questo splendido angolo della Ciociaria potrebbe cambiare grazie alla (ri)scoperta di nuove ed importanti testimonianze di tempi remotissimi. Scavando dalle parti di località Feritoia, non lontano dall’edificio scolastico, d’intesa anche con il proprietario del terreno dott. Lamberto Vaccari, si è effettuata – nei giorni scorsi – la ricognizione di un mosaico romano, che ad una prima analisi dovrebbe costituire il basamento di un’antica casa romana o di un tempio risalente, forse, al III secolo avanti Cristo.

il sindaco di Trevi nel Lazio (al centro, nella foto) durante la ricognizione effettuata nei giorni scorsi in località Feritoia

Probabilmente – spiega il sindaco di Trevi nel Lazio avv. Silvio Grazioli ad anagnia.com – si tratta di un tipo di pavimentazione pregiata e delle fondamenta di una antica villa romana, le cui tracce erano già state scoperte decenni addietro dalla famiglia del dott. Lamberto Vaccari, proprietaria da sempre del terreno, il quale racconta che già negli anni ’40 e ’50, quando l’orto veniva coltivato, affioravano spesso anfore e monete antiche”.

“Poco lontano dal mosaico – ha spiegato poi l’avv. Grazioli – sono stati rinvenuti il 25 aprile 1600 capitelli di stile ionico e altre vestigia che facevano parte di un tempio dedicato a Giove, oggetto di un accurato studio da parte dello stimato archeologo prof. Pensabene Perez, docente all’Università di Roma “La Sapienza” e ora collocati presso il Castello .

“Non sappiamo ancora molto della qualità e del tipo di mosaico che è stato rinvenuto – ha spiegato ancora il primo cittadino – possiamo solo dire che sembra possano risalire all’età repubblicana, ma è ancora presto per dare un giudizio definitivo. Per questo motivo è intenzione di questa amministrazione quella di chiedere un finanziamento per operare gli scavi dell’area, dopo – ovviamente – aver chiesto il parere della Sovrintendenza”.

Certo, se anche si dovesse confermare l’eccezionalità del rinvenimento, tutto questo non sarà immediatamente fruibile a turisti e a visitatori perché per riportare alla luce ciò che la terra ha custodito come uno scrigno occorreranno – appunto – finanziamenti cospicui; “ma la volontà c’è e si vuole percorrere insieme la strada che potrebbe portare a scoperte rilevanti e tanti visitatori”, ha commentato – infine – il sindaco.