il plesso di Osteria della Fontana del Secondo Istituto Comprensivo Anagni

Di seguito, integralmente, la nota stampa inviata a questa redazione dal gruppo civico cittàtrepuntozero relativa allo stato in cui versa, ad oggi, il plesso di pertinenza del Secondo Istituto Comprensivo Anagni di località Osteria della Fontana:

Credevate che la scuola elementare di Pantanello fosse l’unica ad avere problemi? Purtroppo no! Ci è bastato entrare nel plesso Secondo Circolo di Osteria della Fontana per trovare una situazione – se possibile – ancor più drammatica e desolante: infiltrazioni d’acqua dal tetto, muffa lungo le pareti, soffitti fatiscenti e in stato di degrado. Come se non bastasse abbiamo constatato la presenza di una classe chiusa, in quanto totalmente inagibile: l’acqua percolata ha determinato lo scollamento dell’intonaco, con il rischio di mandare in cortocircuito l’illuminazione. Entrando in un’altra aula quanto abbiamo trovato ricordava il film Non aprite quella porta: la muffa presente così abbondante da far sembrare le pareti  tinteggiate di verde! Black humor, considerando che là ogni giorno vanno le nostre figlie e i nostri figli. Tra poco sarà utile portarsi, nei bagni delle bambine, il cestino per i funghi da quanta muffa ci sta…per non parlare del corridoio e dell’aula docenti. Noi vogliamo sapere dove sono stati spesi 650000 euro, cifra che – con tanto di articoli e in pompa magna – il delegato all’istruzione Riccardo Ambrosetti decantava quale investimento sulle scuole da parte dell’amministrazione Natalia. Sindaco! Consigliere! In cosa avete scelto di spendere i soldi? Cosa avete fatto? Di certo le vostre decisioni saranno state oculate ed improcrastinabili, se avete preferito lasciare i nostri bambini in una fungaia e in mezzo alla muffa, con intonaci fatiscenti e calcinacci che rischiano di cadere sulla testa delle persone e – gravissimo – dei più piccoli. Per le scuole medie del Secondo Circolo di Osteria della Fontana, non avete previsto nessun lavoro: questo tristemente risulta dai documenti forniti dopo regolare accesso agli atti. Non lo sapevate che la guaina del tetto si era distaccata? Il consigliere, oltre a fotografare se stesso, non poteva fare qualche foto a muffa e quant’altro? Alle infiltrazioni ad esempio? Per caso volete aspettare l’estate, per cominciare a pensare di fare qualcosa? I nostri ragazzi hanno il sacrosanto diritto di essere messi in sicurezza adesso e voi come amministratori siete tenuti a garantire loro un ambiente salubre e dignitoso, così come il personale docente e non docente. Le nostre scuole sono lo specchio, la cartina di tornasole dei principi che animano l’azione politica di una comunità. Ambrosetti, ci sorge un dubbio: forse le foto te le sei fatte solo davanti alle scuole e magari dentro non ci sei nemmeno mai entrato? Ripensando alle parole di Don Milani e riportandole alla condizioni strutturali delle nostri edifici scolastici vengono i brividi:”Lo Stato mi offrì una scuola di seconda categoria. Cinque classi in un’aula sola. Un quinto della scuola di cui avevo diritto. Questo è il sistema per creare le differenze. Scuola peggiore ai poveri fin da piccini”. Oggi i nostri ragazzi non vivono le dure condizioni degli studenti di Barbiana, descritti in Lettera a una professoressa, ma la struggente denuncia sociale che si cela dietro quelle pagine è ancora attuale, ancora cogente: un pugno nello stomaco, perché lo scopo dell’istituzione scuola è garantire ad ogni singolo la possibilità di formarsi come persona e come cittadino. Se gli edifici scolastici manifestano – nelle strutture malmesse e trascurate – incuria, degrado, abbandono, se i muri delle aule sono sporchi, pieni di muffa, scrostati, il fine più alto e  più nobile dell’istruzione – formare individui liberi e cittadini coscienti e responsabili – risulta penalizzato, mutilato, amputato ab origini, laddove una comunità dovrebbe maggiormente manifestare le proprie capacità di accoglienza, integrazione ed inclusione: chi ne paga e ne pagherà le conseguenze sono bambini e ragazzi, le nostre figlie e i nostri figli.