Non è dato sapere se il Presidente Mario Draghi pensasse anche al ruolo della Guida turistica quando nelle dichiarazioni programmatiche al Senato diceva:

Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare. Ad esempio il modello di turismo, un’attività che prima della pandemia rappresentava il 14 per cento del totale delle nostre attività economiche“.

Sicuramente un settore che rappresenta una fetta così importante del reddito nazionale non può essere affidato all’improvvisazione a nessun livello.

Ben venga il Ministero del Turismo se teso ad immettere valore nella filiera che ad oggi vede, a diversi livelli, più improvvisati che professionisti.

Le Guide turistiche sono una delle poche figure di filiera che passano attraverso un’attenta formazione/selezione per poter svolgere il loro insostituibile ruolo illustrativo di palazzi storici, monumenti, musei, opere d’arte, etc.

Alle Guide turistiche andrà forse richiesto anche un maggior racconto dei luoghi, della cultura, dei paesaggi e delle tradizioni dei piccoli borghi in coerenza con nuove forme di turismo contemporaneo.

Altro punto di attenzione  dovrà essere la costanza di coinvolgimento ed empatia nei diversi generi di turismo culturale moderno fortemente diversificati tra loro.

L’essenziale rapporto tra Guida turistica e Turista, si completa con  l’altro non meno importante che è quello tra Turista ed Ambiente.

In un contesto accogliente il Turista ascolta, apprezza, partecipa, acquista, si trattiene, promuove, ritorna.

In un ambiente sciatto o repulsivo diventa molto più ostico costruire circuiti virtuosi che soddisfino il Turista e apportino benefici nella filiera economica del turismo.

Alle Guide turistiche sia riconosciuto ruolo sostanziale nel segnalare e richiedere interventi  botton-up tesi al miglioramento della qualità ed efficienza complessiva di un settore così tanto importante sul piano economico e sociale del Paese.

Si cominci da subito nelle proloco, negli assessorati al turismo/cultura dei piccoli comuni, nelle conferenze e nelle attività di settore, nei momenti di diagnosi di contesti come nelle fasi di programmazione di  strategie di sviluppo.

Sempre più negli ultimi anni l’Italia cede quote di mercato a paesi che, ancorché meno dotati di ricchezze, risultano essere più efficienti ed accoglienti del nostro.

articolo a cura del dott. Nello Di Giulio