Si aggrava la posizione di Marco e Gabriele Bianchi, i due fratelli accusati del pestaggio ferocissimo che a settembre scorso costò la vita a Willy Monteiro Duarte.

Ad aggravare la posizione dei due, forse, il racconto fatto da Marco che, in regime di custodia cautelare nel carcere di Velletri, e sapendo di essere intercettato spiega al fratello Alessandro – il terzo della famiglia Bianchi, totalmente estraneo alla vicenda – come andarono i fatti quella sera: “gli ho dato na zampata, è cascato a terra e si è rialzato”, avrebbe raccontato.

Secondo il GIP di Velletri Giuseppe Boccarrato il racconto aggraverebbe di netto la posizione degli indagati, già detenuti per omicidio preterintenzionale alzandolo al livello di un più pesante atto di accusa: omicidio volontario aggravvato da futili motivi.

La nuova accusa è contestata in una nuova ordinanza di custodia cautelare notificata ai quattro indagati dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Colleferro, al termine di ulteriori attività di indagine. Il nuovo provvedimento integra e modifica la misura cautelare emessa nel settembre scorso. La nuova ordinanza scaturisce dall’attività compiuta dai carabinieri attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, sommarie informazioni testimoniali e accertamenti vari, che ha permesso di raccogliere nei confronti degli indagati gravi indizi di colpevolezza.

Nella nuova ordinanza è citata anche una intercettazione del 22 settembre scorso, un colloquio carpito in carcere tra Pincarelli e il padre. “Nella circostanza infatti Pincarelli ammette, o meglio, confessa, di aver colpito il giovane Willy quando questi era già in terra esplicitamente dicendo ‘solo ci so, ci so tirato’ e poco dopo aggiungendo in maniera ancora più esplicita: ‘solo lo so un po’ rovinato, gli so tirato quando steva da per terra a chiglio’, subito bloccato – scrive il gip – da suo padre che, rendendosi conto di quanto quelle affermazioni potessero compromettere la posizione processuale del figlio, alzando la voce lo invita a tacere”.

“Gli elementi conducono naturalmente a ritenere che i quattro indagati non solo avessero consapevolmente accettato il rischio di uccidere Willy, ma colpendolo ripetutamente, con una violenza del tutto sproporzionata alla volontà di arrecargli delle semplici lesioni, avessero previsto e voluto alternativamente la morte o il grave ferimento della vittima”. Lo afferma il gip di Velletri, Giuseppe Boccarrato, nell’ordinanza con cui contesta ai quattro di Colleferro il reato di omicidio volontario per la morte di Willy Duarte Monteiro. Per il giudice “per la modalità dell’azione, realizzata da più persone coordinate, per la localizzazione e violenza dei colpi, inferti in più parti vitali, per le condizioni in cui versava la vittima, colpita” anche quando “si trovava inerme in terra nella seconda, e per l’esperienza nelle tecniche di combattimento dei fratelli Bianchi e del Belleggia, va senza dubbio esclusa la condizione minima per contestare l’omicidio preterintenzionale”. Nell’ordinanza il gip scrive che “gli informatori sentiti nel corso delle indagini hanno confermato che Willy veniva aggredito nonostante fosse del tutto estraneo alla discussione in corso tra Belleggia e gli amici di Zurma, sicchè i quattro indagati nel colpirlo e infierendo con crudeltà su un ragazzo inerme, erano animati semplicemente, dalla volontà di dimostrare la forza del proprio gruppo”.