Il Tribunale Ordinario di Roma – nel corso della riunione in camera di consiglio all’udienza del 25 gennaio scorso – ha deliberato misure meno afflittive nei confronti dei due agenti della Polizia di Stato di Colleferro arrestati, nei giorni scorsi, nell’ambito delle indagini avviate dopo la scoperta da parte dei Carabinieri della Compagnia di Anagni di una raffineria di hashish nelle campagne di Villamagna, tra Sgurgola ed Anagni.

A prendere la decisione, la Sezione Speciale del Riesame dello stesso tribunale presieduta dalla dott.ssa Cinzia Parasporo che ha reso nulla l’ordinanza impugnata emessa nei confronti dei due agenti della Polizia di Stato di Colleferro limitatamente al reato di cui al capo B dell’imputazione provvisoria (art. 110, 479, 476 del Codice Penale) e ha riformato l’ordinanza in relazione al reato di cui al capo A dell’imputazione (artt. 110 del Codice Penale, 73 c. 1, 4 e 80 cpv dpr 309/90).

Pertanto, per l’effetto la Corte ha applicato all’istanza in sostituzione della misura degli arresti domiciliari la misura interdittiva della sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio ricoperto per la durata di un anno, ordinando l’immediata liberazione dei due indagati.

I due agenti erano finiti nel mirino degli investigatori a seguito di alcune intercettazioni telefoniche disposte nel corso delle indagini: in particolare, secondo l’accusa, gli agenti avrebbero concordato la consegna di sostanze stupefacenti con alcuni presunti trafficanti.

Per quanto, durante l’interrogatorio, avrebbero affermato che tali telefonate intercorse con questi altri soggetti riguardavano una trappola che stavano organizzando, poiché anche loro erano impegnati nell’indagine su quel traffico di droga. Per tale attività, comunque, i due agenti non avrebbero né chiesto, né ottenuto la necessaria autorizzazione della Magistratura.