Sembra regnare una certa confusione nell’azione politica di chi amministra la città in relazione alla gestione di animali vaganti per le strade ed aree urbane. Dopo la gestione – a dir poco approssimativa, come spiegato più avanti nell’articolo… – del caso del canile comunale, iniziato e mai terminato in località Radicina, estrema periferia di Anagni, è balzata ora alle cronache cittadine la presenza di un branco di cani randagi abbandonati a loro stessi in giro per il centro storico della città.

foto di Giorgia Tavani

Fortunatamente gli animali, benché in branco, non sembrano essere pericolosi per l’uomo – alla cui presenza sono abituati – per quanto il loro scorrazzare nelle strade cittadine, senza che nessuno degli organi preposti intervenga, potrebbe essere causa di piccoli incidenti che metterebbe a rischio gli animali stessi.

Nel caso dei cani, considerati animali di affezione e domestici, esistono delle normative legate alla loro tutela a partire dai casi di cattura e protocolli da adottare dei quali, a quanto pare, trascorsi diversi giorni dalla loro presenza in città, nessuno sembra voler farsi carico.

Quello del randagismo è un problema purtroppo atavico non soltanto di Anagni, un problema di non facile soluzione, riguardo al quale la chiarezza, la trasparenza e la delicatezza del tema, vale a dire quello legato al benessere animale, devono necessariamente essere presi in considerazione.

Ad essere coinvolti nella gestione degli animali vaganti sono sostanzialmente tre soggetti: Comune, ASL ed Associazioni. Ciascuno ha compiti e funzioni specifiche definiti dalla normativa nazionale e regionale, e tutti provano a perseguire un unico obiettivo: tutelare la salute pubblica attraverso la cura e la corretta gestione del rapporto uomo-animale.

Nel caso di Anagni – ma anche di diversi altri Comuni della provincia di Frosinone – tale tutela non è purtroppo quasi mai garantita. Un quadro a tinte fosche che miete ogni anno, purtroppo, decine di vittime proprio tra gli animali abbandonati al loro destino.

IL CANILE MUNICIPALE: UNA CATTEDRALE (INCOMPIUTA) NEL DESERTO

Quanto al canile di cui facevamo menzione pocanzi… una meravigliosa prospettiva, quella offerta dai rigagnoli di percolato nero e denso che scendono dalle vicine discariche di Radicina e delle Casermette e che misteriosamente scompaiono inabissandosi nei verdi campi adiacenti; altrettanto affascinante è quella regalata dalle tante piccole montagne di ethernit accatastate ordinatamente a pochi metri dalla strada e lasciate lì a marcire da qualche furbo che se ne è voluto liberare.

Tutto questo fa da sfondo alla struttura in cemento armato, iniziata e mai portata a termine, costata alla collettività ben 113mila euro, monumento all’inerzia e all’incapacità di certe amministrazioni: (lo scheletro de) il canile municipale.

Fossimo stati a Roma o a Milano, questo sarebbe stato un luogo della marginalità, ma siamo in Ciociaria: qui è soltanto uno dei tanti luoghi dimenticati, uno dei tanti esempi di parole al vento e di promesse disattese, un intervento urbanistico di cui si parla da anni e del quale, temiamo, si continuerà a parlare ancora per molto. Sempre che quest’amministrazione non voglia farsene carico portandone a compimento la realizzazione. In caso anche destinando la struttura, una volta ultimata, a scopi diversi da quello originario.