Cristian Noto

Sta proseguendo il piano di vaccinazione anti-Covid nel Lazio. Sono tre le tipologie di vaccini che stanno circolando nel mondo: Pfizer, Moderna e Oxford-Astrazeneca (in questo video, pubblicato da La7, Andrea Crisanti, medico, accademico e divulgatore scientifico spiega qual è la differenza tra i tre vaccini).

Proprio ad Anagni si stanno producendo due dei tre vaccini in circolazione. La scelta su quale utilizzare fa parte di una valutazione medica e non di una preferenza personale. Il vaccino disponibile al tempo e al luogo sarà comunque offerto dai servizi vaccinali in piena garanzia di equivalente sicurezza ed efficacia. Non ci sono ancora dati sulla intercambiabilità tra diversi vaccini, per cui chi si sottopone alla vaccinazione alla prima dose con un tipo di vaccino continuerà a utilizzare lo stesso vaccino anche per la seconda dose. Chi ha già avuto la malattia non verrà vaccinato nella prima fase della campagna vaccinale, mentre l’iniezione potrebbe essere considerata necessaria quando si otterranno dati sulla durata della protezione immunitaria. Nella rara ipotesi che ci si infetti (per contagio da parte di persone con cui si è stati a contatto) tra la prima e la seconda dose, avverrebbe in forma più lieve. Non sono ancora chiari, a quel punto, i modi e i tempi per la somministrazione della seconda dose. Come per tutti i vaccini, anche questo deve essere somministrato sotto stretta supervisione medica. Le persone con malattie croniche, diabete, tumori, malattie cardiovascolari hanno la precedenza sulla somministrazione del vaccino.

Una parte importante della produzione del vaccino anti-Covid Oxford-Astrazeneca si trova ad Anagni, all’interno della multinazionale Catalent. E’ proprio qui lo stabilimento che si occuperà dell’infialamento del vaccino che ha avuto oggi il via libera nel Regno Unito. La fabbrica, ampia 28mila metri quadrati, si occuperà della manifattura e del riempimento delle fiale. Secondo quanto si è appreso, può realizzare fino a 5 milioni di fiale al mese di vaccino. Il vaccino anti-Covid dovrà essere infialato, inscatolato e consegnato. Tutto avverrà in condizioni di totale sterilità. Il principio attivo del vaccino viene unito agli eccipienti, filtrato e poi messo nelle fiale da cui poi si ricaveranno le singole dosi.

Il vaccino Oxford-Astrazeneca non necessita di una particolare ‘catena del freddo’ per la conservazione, ma può essere conservato, trasportato e manipolato in condizioni refrigerate ‘normali’, ossia tra i due e gli otto gradi centigradi, come avviene per i farmaci biologici. E, dal 2021, la somministrazione potrà avvenire anche in farmacia, come previsto dalla legge di bilancio approvata dal Senato.

L’assessore D’Amato parla del piano vaccini anti-Covid nel Lazio: “obiettivo farne 4 milioni entro fine estate 2021”.

Le parole della Regione Lazio: “La prossima fornitura di vaccini anti-Covid comunicata dagli uffici del Commissario, sarà a partire da domani con 41 scatole del vaccino anti Covid per 7.995 fiale e pari a 47.970 dosi di vaccino tenendo già conto della disposizione di AIFA e della circolare del Ministero della Salute in merito alle 6 dosi. La vaccinazione partirà subito secondo le modalità organizzative dei 20 hub regionali. Al momento della prima somministrazione verrà prenotata anche la successiva dose di richiamo. In questa prima fase, come da indicazioni nazionali, i soggetti interessati sono il personale sanitario e operatori e ospiti delle RSA. Le prossime consegne sono previste per il 4, 11, 18 e 25 di gennaio”.

In generale la protezione del vaccino è stata dimostrata dopo una settimana dalla seconda dose. E la protezione dovrebbe essere di almeno 9-12 mesi.

Anagnia ha incontrato Cristian Noto, medico pediatra anagnino, tra i primi ad essere vaccinati nel Frusinate (ricordiamo che a Roma hanno iniziato già da domenica)

Lei è tra i primi medici ad essere stato vaccinato nel Frusinate… Quanto è importante fare il vaccino?

Sicuramente fare il vaccino è una strategia vincente. Il modo più efficace per difenderci da questa infezione è prevenirla, la prevenzione fino ad ora era possibile solamente attraverso il distanziamento e attraverso le norme igieniche che tutti conosciamo. Attendevamo il vaccino per immunizzarci e adesso è arrivato; più persone sono immuni, meno il virus ha possibilità di replicarsi e prima finisce la pandemia.

Come si sente dopo avere ricevuto il vaccino?

Gli effetti collaterali descritti sono gli stessi degli altri vaccini: reazione locale e dolore nella sede di inoculo. Reazioni più generali quali dolori muscolari, cefalea o febbre. Poi ci sono reazioni allergiche in soggetti predisposti, molto rare. Io al momento non ho assolutamente nulla eccetto un lieve indolenzimento muscolare nella sede di inoculo.

Che rapporto c’è, essendo pediatra, fra Coronavirus e bambini?

I bambini saranno l’ultimissima categoria ad essere vaccinata, dato che per fortuna le complicanze sono state molto poche, quelli che ho seguito io erano tutti asintomatici. I problemi sono stati molti di più nella popolazione adulta. Forse un target importante da ricoprire è la categoria degli adolescenti. Principalmente sono stati pochissimi i casi gravi, ma il problema principale è il contagio riportato nelle famiglie. Inoltre è stato difficile far capire alle famiglie l’importanza del tampone sui bambini, perché appunto essendo asintomatici (con solo il raffreddore) avrebbero potuto comunque contagiare le fasce a rischio. Sono usciti in questi giorni dei progetti da parte della Protezione Civile sui piani di vaccinazione suddivisi nei vari mesi secondo una classifica delle categorie a rischio, una sorta di graduatoria sulla quale muoversi. I bambini infatti non sono mensionati. Il vaccino è consigliato dai 16 anni in su, sotto questa soglia no. La cosa importante adesso è fare il vaccino alle categorie più a rischio per poi estenderlo alle altre categorie.

Qualche dato:

In Italia solo il 2,5% dei casi di Coronavirus interessa i bambini sotto 10 anni (che invece rappresentano circa il 10% della popolazione) e nel 90% dei casi i sintomi sono moderati o lievi, oppure completamente assenti. Una volta infettato, il rischio per un bambino di sviluppare una malattia grave che richiede il ricovero in ospedale è 25 volte inferiore rispetto agli adulti (0,1% contro il 2,6% degli adulti) e il rischio di morte è 500 volte inferiore rispetto agli adulti (0,001% contro lo 0,5%), come risulta da uno studio francese pubblicato recentemente. I motivi di questa caratteristica bei bambini. MAGGIORE RESISTENZA ALLE INFEZIONI VIRALI La resistenza dell’infanzia alle infezioni virali è già stata riscontrata in passato in altre malattie infettive, come per la varicella e l’infezione da virus di Epstein-Barr (mononucleosi). Così è stato anche nelle epidemie di SARS e MERS – due gravi malattie respiratorie causate da coronavirus simili al nuovo Coronavirus – che sembravano risparmiare per gran parte i bambini. Un’altra spiegazione potrebbe derivare dalle differenze nei livelli di espressione del recettore dell’enzima di conversione dell’angiotensina ACE2, il recettore che permette al virus SARS CoV-2 di entrare nelle cellule dell’apparato respiratorio. Altra considerazione fatta da alcuni ricercatori è relativa ai maggiori stimoli che il sistema immunitario di un bambino ha rispetto ad un adulto. Sembra che la maggiore attività di un mediatore dell’immunità, come l’interferone I, abbia la capacità di bloccare la replicazione dei virus. È stato dimostrato, ad esempio, che i bambini piccoli con una migliore produzione di interferone I vanno incontro a infezioni meno gravi da Virus Respiratorio Sinciziale. In altri casi, invece, reazioni immunitarie troppo “zelanti” possono fare più male degli stessi microbi che causano la malattia. È il caso della MIS-C, la Sindrome Infiammatoria Multisistemica correlata al COVID-19.
La MIS-C assomiglia alla già nota sindrome di Kawasaki ed è una manifestazione clinica grave dell’infezione da nuovo coronavirus che, per fortuna molto raramente, può verificarsi nei bambini.

Ci sono molte persone che manifestano la loro contrarietà al vaccino dicendo che imponendo di farsi il vaccino si tratterebbe di una “dittatura sanitaria” e pensano che non farlo sia una libertà di scelta. Fino a che punto è vera questa affermazione?

Bisogna sensibilizzare, dare l’esempio, che da solo non è sufficiente, per questo bisogna informare correttamente le persone sul funzionamento dei vaccini. Il problema dei vaccini non è nuovo, da sempre combattiamo contro la disinformazione. Cerchiamo quindi di informare il più possibile le persone per poter gestire finalmente questa situazione.

L’atto vaccinale deve essere libero e consapevole. Solitamente viene posta la forte raccomandazione. Si può arrivare a imporre l’obbligo qualora esista un rischio elevato per la salute collettiva e non si riescano a raggiungere percentuali sufficienti di copertura vaccinale nella popolazione. Però arrivare all’obbligo vuol dire anche aver fallito sulla informazione e responsabilizzazione della popolazione, quindi speriamo sempre di non arrivarci. Ad esempio qualche anno fa si è arrivati a imporre l’obbligo per alcuni vaccini perché abbiamo rischiato una epidemia di morbillo nella popolazione. Detto questo, l’atto vaccinale deve essere invece un obbligo morale perché ognuno di noi vaccinandosi protegge se stesso ma soprattutto la comunità , e soprattutto i soggetti più fragili che per alcuni motivi non possono essere sottoposti a vaccino.

Un vaccino trovato a tempi record, cosa possiamo dire ai più timorosi?

Gli studi su questi vaccini sono iniziati nella primavera 2020, perciò sono durati pochi mesi rispetto ai tempi abituali, ma a differenza di altri studi per lo sviluppo di vaccini, c’è stata la partecipazione di un numero assai elevato di persone, dieci volte superiore agli standard. Perciò è stato possibile realizzare uno studio di grandi dimensioni, sufficiente per dimostrare efficacia e sicurezza.
Non è stata saltata nessuna delle regolari fasi di verifica dell’efficacia e della sicurezza del vaccino. I vaccini sono i farmaci più controllati, e AIFA ed EMA, le agenzie Italiana ed Europea di controllo sui farmaci, hanno emesso il loro parere positivo alla somministrazione.

intervista a cura di Chiara Tarquini