Pubblichiamo di seguito, integralmente e senza modifiche, la nota inviata a questa redazione dal gruppo consiliare Fiuggi Civica:

Oggi, dopo tre mesi di vuoto, è andato in onda il primo atto di una inedita commedia dell’assurdo durante la riunione allargata della Commissione Consiliare per la privatizzazione di ATF.

Infatti la maggioranza, che ad agosto voleva spacchettare l’azienda, ha ceduto alle pressioni della Regione Lazio sul mantenimento della Fonte Anticolana nel perimetro aziendale in cambio di… NIENTE!

E per giustificare l’inversione di rotta, ha fatto anche ipotizzare dai suoi tecnici una strabiliante redditività post-investimenti (quali???) di 4 milioni all’anno per quel solo parco termale, cioè il doppio dell’imbottigliamento, per cui logica vorrebbe che si privatizzasse separatamente una simile miniera di Re Salomone. Ma al di là di questo, c’è la realtà di una privatizzazione avviata con un accordo politico tra Regione e Comune totalmente privo di contenuti strategici, cioè senza studiare i mercati di riferimento in cui opera l’azienda e senza consultare esperti di settore, illudendo tutti sulla possibilità che arrivi un Babbo Natale amico, pronto ad investire decine di milioni di euro sulle Terme e contemporaneamente sull’imbottigliamento.

Invece, si rischia di favorire qualche improvvisato o emergente imprenditore, che cercherà di far funzionare le cose con i pochi soldi dell’azienda e non con i propri. E l’eliminazione del canone per i primi 5 anni, oltre al prezzo da svendita, paragonabile a quello di un albergo medio, faciliteranno enormemente l’ingresso di qualche avventuriero del genere, come già se ne sono visti in passato. Noi abbiamo ribadito la nostra contrarietà ad un’operazione così concepita, perché riteniamo che servano imprenditori solidi e forti nei vari settori, non squattrinati amici degli amici, forse utili a finanziare qualche campagna elettorale imminente, ma certo non a sviluppare il marchio Fiuggi e le sue attività nella difficile epoca del dopo Covid.

E serve un vero Accordo di Programma con la Regione Lazio, cioè dotato di adeguati fondi pubblici da investire su obiettivi strategici ben definiti, a supporto di un’operazione di cui può e deve beneficiare tutta l’Alta Ciociaria e oltre.